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Figc, il giorno della conta: guida al voto che divide Malagò e Buonfiglio

Figc, il giorno della conta: guida al voto che divide Malagò e Buonfiglio
Giovanni Malagò e Luciano Buonfiglio (Getty Images)

Il Coni decide il destino della Federcalcio tra pressioni, veleni e polemiche. Ecco chi potrà esprimere il suo giudizio e cosa succede in caso di vittoria dell’uno o dell’altro schieramento.

Amicizie , tradimenti, conflitti di interesse, pareri e ricorsi. Tutti contro tutti nel giorno della verità per il calcio e lo sport italiani, momento della conta sul commissariamento della Figc con caduta di Giovanni Malagò che significa in sostanza capire chi e come farà la mossa successiva e cioè andare per tribunali sportivi e ordinari da sconfitto. Raramente in passato una Giunta del Coni è stata il campo centrale delle vicende politico sportive italiane come nel giorno del giudizio su Malagò.

Deve decadere o può restare alla guida della Federcalcio? E se commissariata, quanto tempo la Figc dovrà restare priva di una guida auto determinata a rischio di incorrere nelle sanzioni di Uefa e Fifa che fin qui si sono limitate (in particolare Nyon) solo a una serie di avvertimenti? In gioco c’è anche la partita dell’Europeo 2032 che l’Italia potrebbe perdere a vantaggio della Turchia se la vicende di casa fossero interpretate come inaccettabile interferenza della politica, leggasi il ministro per lo Sport Andrea Abodi e la compagine di Governo.

Per cosa si vota e perché Malagò rischia

La storia è ormai nota a tutti, compresa la sua semplice banalità. Lo scorso 22 giugno Malagò è stato elettore presidente della Figc con il 68% abbondante delle preferenze salvo scoprire poi che alla documentazione della sua candidatura – promossa per prima dalla Lega Serie A – mancava l’accertamento dell’iscrizione da tesserato alla federazione. L’ex presidente decennale del Coni, insomma, non faceva parte della “famiglia” della Federcalcio a nessun titolo.

Ricorso presentato da Renato Miele, a sua volta in corsa per la Figc pur non avendone i titoli perché non accreditato da alcuna componente come prevedono le norme. Di fatto, solo Giancarlo Abete, secondo nel giorno della votazione, aveva tutti i titoli di correre alla presidenza nell’Assemblea dello scorso 22 giugno. La questione tessera di Malagò, sollevata da Miele, era stata archiviata dalla Procura della Figc: atto rifiutato dal procuratore generale del Coni, Ugo Taucer, con invio alla Giunta e al presidente Buonfiglio per decidere cosa fare.

Chi vota e chi no: schieramenti in campo

A decidere il destino di Malagò saranno la Giunta del Coni e il successivo Consiglio nazionale. Al tavolo della Giunta, che è il governo dello sport italiano, sono seduti 16 componenti ma non tutti potranno esprimersi. Di sicuro non voterà lo stesso Malagò per un evidente conflitto di interesse riguardando la questione direttamente la sua figura e la sua posizione. Gli altri sono Luciano Buonfiglio (presidente), Diana Bianchedi e Marco Di Paola (vice presidenti), Tania Cagnotto, Giovanni Copioli, Francesco Ettorre, Laura Lunetta e Francesco Montini (rappresentanti dei dirigenti), Giampaolo Ricci e Valentina Rodini (atleti), Federica Pellegrini (membro Cio al pari di Malagò), Marco Riva (comitati regionali), Juri Morico (enti di promozione sportiva) e Domenico Ignozza (comitati territoriali).

La delibera di commissariamento ha bisogno di una maggioranza semplice dei votanti, quindi 8. Sempre se non interverranno altre preclusioni al voto. In caso di via libera alla decadenza di Malagò sarà il Consiglio nazionale straordinario, convocato a seguire, a dover validare o respingere la proposta della Giunta; dentro ci sono 77 presidenti di federazione e serve la maggioranza semplice.

La guerra di pareri dei giuristi interpellati da Coni e Figc

Nelle settimane che precedono il voto i due schieramenti, Buonfiglio per il commissariamento e Malagò per l’insussistenza dei presupposti per un provvedimento così grave e definitivo, si sono dotati di pareri di giusti di altissimo livello chiamati ad esprimersi sulla materia. Ne è uscito un quadro spaccato ma con qualche sfumatura interpretativa non sfavorevole alla posizione del presidente della Figc.

In sintesi, i quattro giuristi di chiara fama interpellati dal Coni (“Motivazioni granitiche” le ha definite Buonfiglio) hanno messo nero su bianco che il possesso della tessera Figc era requisito necessario per essere candidabili e, dunque, eletti. Ma hanno anche rinviato al Coni la modulazione dell’eventuale sanzione senza voler entrare nel merito sull’obbligo di decadenza e commissariamento a fronte di una violazione sostanzialmente formale.

I cinque esperti coinvolti dalla Figc si sono concentrati soprattutto su questo secondo aspetto arrivando alla conclusione che l’eventuale errore formale non è sufficiente per il massimo della pena. I membri della Giunta e quelli del Consiglio hanno ricevuto tutte le carte e devono studiarle con attenzione perché quello che accadrà sarà analizzato in vista di ricorsi certi (chiunque perda li ha preannunciato) e il Coni è un ente pubblico e i suoi dirigenti rischiano di rispondere individualmente anche sul piano penale di scelte giudicate non a norma di legge.

La guerra dei conflitti di interesse: chi sarà escluso da voto?

Chi voterà davvero nella Giunta del Coni? Tolto Malagò cui non spetta il diritto di esprimere una preferenza su se stesso, lo scontro si è acceso su altri potenziali conflitti di interesse. Nello schieramento indicato pro-Figc nel mirino ci sono due figure: Diana Bianchedi che per un paio di settimane è stata capodelegazione della nazionale, scelta dallo stesso Malagò, prima di dimettersi in contrasto con il ministro Abodi ed Elisabet Spina, entrata da rappresentante dei tecnici partendo dal ruolo di responsabile del settore femminile del Milan.

In una guerra di dossier e contro dossier sono entrati anche lo stesso Luciano Buonfiglio a causa del lavoro del figlio Marco, dirigente di un’azienda partner del Venezia nella gestione commerciale dello stadio dopo esserlo stato della Kings League (entrata in contenzioso con Lega Pro e Dilettanti), Francesco Montini presidente delle Fiamme Oro affiliato alla Figc e Tania Cagnotto appartenente allo stesso gruppo Fiamme Oro.

Chi decide? Nessuno dei saggi e nemmeno l’Anac (anti corruzione) ha voluto entrare nel merito lasciando al Coni libertà di scelta. Potrebbe essere il Collegio dei Revisori oppure lo stesso presidente Buonfiglio con un atto che, in caso di esclusioni selezionate, non potrebbe non sfociare in ulteriori ricorsi e polemiche.

Le ricadute: cosa succede se…

Dati per scontati i ricorsi che verranno fatti partire dalla parte soccombente, con Miele che ha già mandato diffide a tutti perché votino il commissariamento della Figc, ecco gli scenari che vanno oltre la questione meramente amministrativa. Se vince Malagò rimane presidente della Federcalcio mentre Buonfiglio si vede sfiduciato dalla sua Giunta (o dal successivo Consiglio) e diventa dirigente azzoppato del Coni. La prima conseguenza potrebbe anche essere un commissariamento del Coni ad opera del Governo laddove il ministro Abodi ravvisasse l’ipotesi di omesso controllo sulla Figc.

Se vince Buonfiglio, al netto dei ricorsi, Malagò decade e un commissario prende il controllo della federazione. Per quanto? Almeno per indire nuove elezioni entro il più breve tempo possibile, unica soluzione che eviterebbe di incorrere nelle ire della Uefa e della Fifa. Se il commissariamento dovesse prolungarsi oltre il termine per indire l’assemblea elettiva si entrerebbe in un campo ignoto. Chi commissario? Lo stesso Buonfiglio, vista la delicatezza della questione, oppure una sua emanazione diretta tenendo conto che tutte le componenti del calcio (senza eccezioni) si sono dette contrarie a un intervento esterno.

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