Il primo Giappone che viene in mente è quello dei grattacieli di Tokyo, dei templi di Kyoto e delle insegne luminose di Osaka. Eppure basta spostare lo sguardo verso il mare per scoprire un Paese completamente diverso: più lento, silenzioso e sorprendente.
È il Giappone dei treni che costeggiano l’oceano, dei traghetti che collegano isole vulcaniche, dei piccoli porti, delle spiagge amate dai surfisti e dei villaggi nei quali la vita continua a seguire il ritmo della pesca. Un’alternativa agli itinerari più battuti che intercetta anche una nuova sensibilità dei viaggiatori: secondo una ricerca realizzata da YouGov per Omio, il 18 per cento degli italiani cerca attivamente destinazioni meno conosciute e la stessa percentuale tende a evitare i luoghi considerati troppo affollati o sopravvalutati.
Non occorre rinunciare alle grandi città. Si può semplicemente usarle come porte d’ingresso verso un altro Giappone, seguendo una rotta che dalle coste del Mar del Giappone conduce alle isole artistiche del Mare interno di Seto, fino alle spiagge subtropicali di Kyushu.
Kanazawa, la capitale culturale affacciata sul Mar del Giappone
Kanazawa è spesso inserita negli itinerari per il giardino Kenrokuen, il quartiere delle geisha e le antiche residenze dei samurai. La sua posizione, tra le montagne e il Mar del Giappone, la rende però anche un punto di partenza ideale per esplorare il versante occidentale del Paese.
Da Tokyo si raggiunge in circa due ore e mezza con l’Hokuriku Shinkansen. La città fu uno dei grandi centri culturali del periodo Edo e ancora oggi è celebre per l’artigianato, le ceramiche e la produzione di foglia d’oro. Nei mercati, a cominciare da quello di Omicho, il legame con il mare emerge nei banchi di pesce e frutti di mare provenienti dalla costa di Ishikawa.
Chi ha qualche giorno in più può proseguire verso la penisola di Noto, una lingua di terra lunga circa cento chilometri caratterizzata da strade costiere, villaggi di pescatori e risaie terrazzate. L’area è stata duramente colpita dal terremoto del gennaio 2024 e la situazione di trasporti e strutture può cambiare: prima di partire è quindi indispensabile controllare le indicazioni aggiornate delle autorità locali.
Tottori, il deserto che si tuffa nell’oceano
Sulla costa occidentale di Honshu si incontra uno dei paesaggi più inattesi del Giappone. Le dune di Tottori si estendono lungo il Mar del Giappone e, viste dalla sommità, creano l’illusione di un piccolo deserto terminato direttamente sull’acqua.
Formate nei millenni dai sedimenti trasportati dal fiume Sendai e modellate dal vento, coprono un’area di circa trenta chilometri quadrati. Alcuni rilievi raggiungono i cinquanta metri di altezza e possono essere esplorati a piedi, con una fat bike oppure praticando sandboarding e parapendio. Le dune distano circa venti minuti di autobus dalla stazione di Tottori.
È una deviazione perfetta per chi pensa di conoscere già tutti i paesaggi giapponesi. Qui non ci sono torii rossi o foreste di bambù, ma sabbia, vento e una linea blu che separa il cielo dal mare.
Matsue, tra castelli, canali e villaggi di pescatori
Più a ovest, Matsue è conosciuta come la “Città dell’acqua”. Sorge tra il lago Shinji, il lago Nakaumi e il Mar del Giappone, mentre una rete di canali circonda il suo castello, uno dei dodici del Paese che conservano ancora il mastio originale.
La città permette di alternare la visita alle antiche residenze dei samurai alle escursioni in barca. Spingendosi verso la frastagliata penisola di Shimane si incontrano grotte marine e piccoli insediamenti legati alla pesca, come quello che ospita il santuario di Miho. Dai porti vicini partono inoltre i traghetti diretti alle isole Oki, note per le scogliere, le spiagge e le attività in mare.
Matsue è anche una delle poche destinazioni ancora raggiungibili da Tokyo a bordo di un treno notturno con vagoni letto, il Sunrise Izumo. Un modo coerente con lo spirito del viaggio: addormentarsi nella metropoli e svegliarsi in un Giappone più remoto.
Matsushima e Tashirojima, dalle isole dei poeti a quella dei gatti
La baia di Matsushima, nella prefettura di Miyagi, è composta da circa 260 isolotti ricoperti di pini ed è tradizionalmente considerata uno dei tre panorami più belli del Giappone. Si può osservare dalla costa, dai punti panoramici sulle alture oppure a bordo delle imbarcazioni che attraversano la baia durante tutto l’anno.
Nella stessa prefettura si trova Tashirojima, diventata famosa come “Isola dei gatti”. Secondo l’Ente nazionale del turismo giapponese, i felini rappresentano ormai circa il 75 per cento della popolazione complessiva dell’isola e superano nettamente gli abitanti umani.
Per raggiungerla bisogna arrivare a Ishinomaki e prendere il traghetto, che impiega tra i 45 e i 60 minuti. I collegamenti sono limitati e sull’isola ci sono pochi servizi: è necessario controllare attentamente gli orari e portare con sé acqua e ciò che può servire durante la giornata.
Il richiamo principale sono naturalmente i gatti, arrivati in origine per proteggere dagli animali infestanti i bozzoli destinati alla produzione della seta. Ma Tashirojima offre anche sentieri, viste sull’oceano e un minuscolo santuario dedicato proprio a uno dei suoi abitanti felini.
Naoshima, l’isola dove l’arte incontra il mare
Naoshima è il simbolo del Giappone insulare trasformato dalla cultura. Questa piccola terra nel Mare interno di Seto, un tempo legata all’industria metallurgica, è oggi uno dei centri internazionali dell’arte contemporanea.
In appena otto chilometri quadrati convivono architetture di Tadao Ando, installazioni di James Turrell, dipinti di Claude Monet e le celebri zucche di Yayoi Kusama. Il Chichu Art Museum è costruito in gran parte sotto terra per non alterare il paesaggio, mentre il progetto Art House ha trasformato vecchie abitazioni del villaggio di Honmura in opere da attraversare e abitare.
Naoshima non dispone di un aeroporto né di una stazione ferroviaria: si raggiunge necessariamente via mare, dai porti di Uno, nella prefettura di Okayama, o di Takamatsu, sull’isola di Shikoku. È proprio il traghetto, con l’arrivo lento tra gli isolotti del Setouchi, a segnare il passaggio dal viaggio ordinario a un’esperienza quasi sospesa.
Hachijojima, addormentarsi a Tokyo e svegliarsi ai Tropici
Le isole Izu appartengono amministrativamente a Tokyo, ma sembrano lontanissime dalla capitale. L’arcipelago offre foreste, spiagge, sorgenti termali vulcaniche, acque limpide e località adatte allo snorkeling e al surf.
Tra le destinazioni più affascinanti c’è Hachijojima, isola subtropicale formata da due stratovulcani e circondata dalle acque relativamente calde della corrente Kuroshio. Si può raggiungere con un volo di circa 55 minuti dall’aeroporto di Haneda oppure con una nave notturna che parte dal molo di Takeshiba e impiega approssimativamente dieci ore.
La traversata è parte integrante dell’esperienza: si lascia alle spalle lo skyline di Tokyo, si dorme a bordo e al mattino ci si ritrova tra pareti vulcaniche, vegetazione subtropicale e onsen affacciati sull’oceano. L’isola è particolarmente indicata per chi cerca escursioni, immersioni e ritmi decisamente più lenti.
Miyazaki, il Giappone con la tavola da surf
Il Giappone non viene immediatamente associato al surf, ma la prefettura di Miyazaki, sull’isola meridionale di Kyushu, è una delle destinazioni più rinomate del Paese per gli sport acquatici.
La sua costa si estende per oltre trecento chilometri ed è esposta alle onde provenienti da diverse direzioni. Lungo le spiagge sono nate scuole e comunità di surfisti, mentre Aoshima unisce sabbia, palme, caffè sulla costa e un santuario costruito su una piccola isola collegata alla terraferma.
Miyazaki è anche una delle zone più soleggiate del Giappone. Non esiste un collegamento ferroviario diretto da Tokyo e, per chi dispone di pochi giorni, l’aereo è generalmente la soluzione più pratica. Una volta arrivati, però, il paesaggio ha poco in comune con l’immagine urbana e ipertecnologica del Paese.
Enoshima e Kamakura, il mare a un’ora da Tokyo
Per vedere il lato costiero del Giappone non è sempre necessario affrontare un lungo trasferimento. Kamakura si trova a meno di un’ora dalla capitale e combina templi zen, sentieri, il celebre Grande Buddha e spiagge affacciate sulla baia di Sagami.
La vicina Enoshima è collegata alla terraferma da un ponte e può essere esplorata in giornata. Sull’isola si trovano santuari, grotte scavate dall’erosione marina, un faro panoramico e stabilimenti termali. Al tramonto, quando la luce scende sull’oceano e nelle giornate limpide compare il profilo del monte Fuji, Tokyo sembra molto più lontana dei chilometri effettivamente percorsi.
Un altro modo di attraversare il Giappone
Seguire le coste significa accettare un viaggio più frammentato, fatto di coincidenze, traghetti e orari da controllare con attenzione. Significa anche scoprire che il Giappone non è soltanto una successione di metropoli efficienti e treni ad alta velocità.
È un arcipelago di migliaia di isole, con comunità cresciute guardando il mare e paesaggi che cambiano radicalmente da nord a sud. Le grandi città restano tappe imprescindibili, ma è spesso quando si sale su un traghetto o si segue una ferrovia costiera che il Paese comincia davvero a mostrare il suo volto meno prevedibile.
