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Conte e la candidatura per il posto da ct dell’Italia (che anche De Laurentiis appoggia)

Conte e la candidatura per il posto da ct dell’Italia (che anche De Laurentiis appoggia)

Perché non deve sorprendere la doppia apertura (del tecnico e del presidente del Napoli) all’ipotesi di un ritorno di Conte alla guida della nazionale. Bisogna avere solo la pazienza di aspettare metà giugno…

Conte sorrideva mentre rispondeva alle domande dei giornalisti, qualche minuto dopo aver battuto il Milan e riaperto la corsa scudetto. De Laurentiis a Los Angeles no, ma non per questo è parso meno attento all’idea di doversi separare dal suo tecnico alla fine della stagione. Il fallimento mondiale della nazionale che ha portato al ribaltone ai vertici della Figc apre uno scenario solo in parte imprevedibile: il ritorno di Conte come ct alla guida della nazionale.

Un ruolo già rivestito per un biennio dal 2014 al 2016 con la chiusura in un Europeo portato fino ai calci di rigore nei quarti di finale contro la favoritissima Germania, pur avendo una delle nazionali meno qualitative della storia. Se possibile, anche inferiore per valore a quella che a Zenica ha mancato la qualificazione al Mondiale sotto la guida di Gattuso. Allora Conte aveva salutato la Figc al termine del biennio un po’ perché si sarebbe dovuto ricostruire il progetto economico per supportare la sua presenza (4 milioni di euro netti a stagione trovati dall’allora presidente federale Tavecchio facendo sponda su uno sponsor), molto perché il richiamo della panchina quotidiana era troppo forte.

Conte ct? Per tecnico e Figc il momento giusto sarà a giugno

Ma adesso? Ci sono diversi tasselli da mettere insieme per provare a disegnare il puzzle della prossima guida tecnica azzurra a Coverciano. Non tutti dipendono dalla Federcalcio e molto dovrà maturare nelle prossime settimane in cui tutti i soggetti di questa partita sono impegnati. Da un lato ci sarà la costruzione del percorso che dovrà portare la Figc a dotarsi il prossimo 22 giugno di un nuovo presidente, il successore di Gravina, superando le logiche interne e resistendo alle pressioni della politica che vorrebbe commissariare la federazione azzerando tutto.

Dall’altro c’è Conte con un finale di stagione che si è improvvisamente movimentato e che necessita la massima attenzione. La volata scudetto con l’Inter si giocherà tutta in queste settimane e l’allenatore leccese sarà chiamato a spremere il massimo da se stesso e dai suoi giocatori sia in campo che nel confronto dialettico con Chivu e… Marotta. L’avversario di sempre in queste annate partenopee ma anche un alleato dal quale non si può prescindere per approdare in azzurro. Non è il momento, insomma, ma lo sarà a partire dai primi giorni di giugno.

Il vertice di fine anno con ADL e una convivenza non scontata

E’ in quelle date che Conte e De Laurentiis si siederanno al tavolo per capire se e come andare avanti insieme. C’è un contratto che lega il tecnico ai partenopei con scadenza 30 giugno 2027 ma la storia di Conte insegna che spesso i contratti sono semplici pezzi di carta. Meglio leggere tra le righe di quello che ha detto nel ventre del Maradona quando gli è stato chiesto cosa pensa di un eventuale futuro a Coverciano: “Se fossi il presidente della federazione mi prenderei in considerazione, ma… Non dimentichiamo che l’anno scorso negli ultimi tre mesi si parlava di me che sarei andato via alla Juventus o sbaglio? Perché poi bisogna sottolineare certe cose. È giusto che i media scrivano e che il mio nome faccia parte di quelli presi in considerazione. Ci sono già stato in Nazionale, conosco l’ambiente, sicuramente è un motivo di lusinga perché è qualcosa di bello rappresentare il Paese, ma voi sapete com’è la mia situazione, siamo concentrati sul Napoli, sapete che a fine anno mi incontrerò col presidente”.

Conte ha sempre detto di essere rimasto legato alla maglia azzurra e anche di non considerare chiusa la sua esperienza. E aveva dato disponibilità a Gravina nell’agosto 2023, dopo la fuga di Mancini in Arabia, pur sapendo di essere in quel momento la seconda scelta dopo Spalletti. Amore totale e quasi incondizionato. Pronto a riaccendersi se non dovessero esserci le condizioni per la permanenza a Napoli.

E qui si innesta l’ultimo tassello del puzzle. La convivenza tra De Laurentiis e Conte è stata proficua (uno scudetto e una qualificazione alla Champions League, per ora), ma anche estremamente logorante e costosa. Non è detto che ADL sia pronto a vivere un’altra estate con il portafogli aperto per poi vedersi bocciati dopo pochi mesi quasi tutti gli investimenti. Quelli con Conte sono matrimoni che generalmente durano due o al massimo tre anni, quindi siamo ai limiti.

Ecco perché non sorprende la risposta del presidente del Napoli da Los Angeles alla stessa domanda, sull’eventuale partenza dell’allenatore: “Liberarlo per la nazionale? Se me lo chiedesse Antonio penso che direi di sì, ma poiché è un uomo intelligente fintanto che non esiste un interlocutore serio, e finora non ce ne sono stati, penso che lui desisterebbe nell’immaginarsi a capo di una cosa completamente disorganizzata”. Dopo il 22 giugno la Figc si sarà riorganizzata, però. Dunque, nessuna trincea. Nemmeno troppo imprevedibile.

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