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Iran, la scadenza dell’ultimatum di Trump si avvicina. Cosa potrebbe succedere ora

Iran, la scadenza dell’ultimatum di Trump si avvicina. Cosa potrebbe succedere ora

Trump ha confermato la deadline per stanotte. Divisioni interne e pressioni internazionali mentre si attende la risposta dell’Iran

Ci siamo quasi. Alle 2 di notte (orario italiano), scadrà l’ultimatum che Donald Trump ha fissato per l’Iran. Se il regime khomeinista non riaprirà lo Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti colpiranno pesantemente le infrastrutture energetiche della Repubblica islamica. «L’intero Paese può essere messo fuori combattimento in una sola notte, e quella notte potrebbe essere domani sera», ha dichiarato ieri il presidente americano. «Abbiamo un piano, in base al quale ogni ponte in Iran sarà distrutto entro la mezzanotte di domani, ogni centrale elettrica sarà fuori servizio, in fiamme, esploderà e non potrà mai più essere utilizzata. Intendo una demolizione completa, entro la mezzanotte, e avverrà nell’arco di quattro ore, se vogliamo che accada», ha aggiunto.

«Non lo vogliamo. Voglio distruggere le loro infrastrutture? No. Ci vorrebbero 100 anni per ricostruirle», ha anche precisato Trump, che, sempre ieri, ha aperto uno spiraglio diplomatico. «Hanno fatto una proposta, ed è una proposta significativa. È un passo significativo. Non è sufficiente, ma è un passo molto significativo», ha affermato, riferendosi alla controproposta presentata dagli iraniani rispetto al progetto di cessate il fuoco offerto dal Pakistan. Teheran ha escluso una tregua, ma ha messo sul tavolo dieci clausole che riguardano vari argomenti: dal destino di Hormuz alla revoca delle sanzioni.

In tutto questo, gli attori regionali si dividono. Da una parte, Islamabad e Ankara premono affinché si trovi un accordo diplomatico. Dall’altra, secondo Channel 12, domenica Benjamin Netanyahu avrebbe sconsigliato a Trump di concludere un cessate il fuoco troppo in fretta: una posizione, quella del premier israeliano, de facto condivisa anche da Arabia Saudita ed Emirati arabi, che sperano in ulteriore indebolimento della Repubblica islamica.  

Pesanti spaccature si registrano inoltre anche all’interno del regime khomeinista. Il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, guida la fazione favorevole al dialogo con Washington, mentre i pasdaran premono per la linea dura nei confronti degli Stati Uniti. Al contempo, emerge sempre più chiaramente una dialettica anche in seno all’amministrazione statunitense. Se il capo del Pentagono Pete Hegseth è scettico sull’eventualità di un cessate il fuoco, il vicepresidente, JD Vance è invece favorevole alla soluzione diplomatica. Non a caso, ieri Trump ha ribadito che il suo vice «potrebbe» prendere parte a eventuali colloqui diretti con i rappresentanti di Teheran.

Insomma, a poche ore dalla scadenza dell’ultimatum la situazione complessiva appare caotica. Solo il tempo, ormai poco, ci dirà se verrà trovato un compromesso diplomatico entro stanotte.

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