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Arbitri e Var nel mirino, ma il regolamento lo conoscono in pochi (e non fa comodo studiarlo)

Arbitri e Var nel mirino, ma il regolamento lo conoscono in pochi (e non fa comodo studiarlo)

Tutti contro gli arbitri, spesso senza nemmeno conoscere il regolamento. E’ il paradosso del campionato più litigioso e polemico degli ultimi anni con nel mirino Rocchi e un movimento troppo debole

Houston, abbiamo un problema. E non sono solo gli arbitri che sbagliano – in autunno lo hanno fatto con una frequenza qualche volta eccessiva – ma il livello di tossicità del dibattito che li accompagna. A tutti i livelli. E che si nutre di un impasto di voglia di dare al fischietto a prescindere, necessità di coprire i propri fallimenti, dare in pasto alla piazza il nemico più facile da colpire e, non è un dettaglio, ignoranza del regolamento. Anche da parte di chi dovrebbe conoscerlo senza zone d’ombra perché addetto ai lavori.

Breve riassunto della prima giornata del nuovo anno, cominciata esattamente come si era chiuso quello precedente. C’è un portiere che sostiene che da regolamento chiunque lo tocchi all’interno dell’area di rigore commetta fallo, circostanza smentita dalle norme scritte da anni (Svilar, Roma), un allenatore indignato per un gol annullato per una posizione di fuorigioco attiva a inizio azione, ignaro che questo prevedono dal 2022 le prescrizioni dell’Ifab, ente che governa le regole del gioco del calcio per tutti nel mondo, e che ha portato questa sua indignazione nel dibattito pubblico (Palladino, Atalanta).

Arbitri e Var nel mirino, ma il regolamento lo conoscono in pochi (e non fa comodo studiarlo)

Arbitri e polemiche, la memoria corta di Gasperini

E c’è un altro allenatore (Gasperini, Roma) che ha urlato allo scandalo, definendo “assurdità mai vista” e altre cose simili, la concessione di un gol dell’avversario entrato in rotta di collisione con il suo portiere con una dinamica su cui si può discutere ma che certamente è molto meno border line di una rete realizzata qualche mese prima da un suo calciatore (De Ketelaere contro il Milan) allora bollata come “straordinaria” perché l’attaccante si era arrampicato in cielo, deridendo il collega dall’altra parte della barricata (Fonseca, Milan) che protestava per la spinta al suo difensore: “Se il tentativo è quello di parlare d’altro e non della partita, e di portare tensione, non sta funzionando”.

Tutti contro uno, insomma. Tutti contro gli arbitri. Che hanno le loro colpe ma che ormai vengono tirati in ballo anche gratis senza che ci sia nessuno a difenderli. Il 2025 si era chiuso con il dossier dei presunti torti subiti dalla Lazio con tanto di Pec e richieste di tavoli istituzionali e chiarimenti scritti. La colpa? Una serie di episodi in buona parte decisi correttamente da arbitro e Var come la mancata concessione del rigore nel finale convulso di San Siro con il Milan (quello sì sarebbe stato uno scandalo), la conferma della rete del pareggio per l’Udinese dopo tocco di braccio non punibile dell’attaccante, le espulsioni di Parma che avrebbero potuto essere tre e non solo due e avanti così.

La debolezza dell’AIA e gli arbitri senza nessuno che li difenda

Un clima tossico, irrespirabile. Di cosa sia figlio è abbastanza chiaro: l’AIA vive uno dei momenti di maggiore debolezza politica della sua storia ed è un vascello che tutti pensano di poter abbordare e assaltare a piacimento. C’è chi lo fa dentro una battaglia più ampia di politica sportiva e chi per convenienza. In mezzo c’è un gruppo di arbitri mediamente giovane e il cui livello medio, soprattutto in sala Var, non è ancora sufficiente. Il problema è che è una situazione nota da tempo e sulla quale il designatore Rocchi sta lavorando cercando di accelerare i tempi.

E’ al quinto anno del suo mandato, potrebbe essere l’ultimo oppure no, dipende anche dalle tensioni e dalle inchieste che attraversano l’associazione. In ogni caso la sua cura ha prodotto un gruppo di emergenti ormai pronti anche ai big match da affiancare agli ultimi “grandi vecchi”. In un paese normale dovrebbe essere riconosciuto, così come lo sforzo di trasparenza che porta il capo degli arbitri a dichiarare ogni settimana gli errori della sua squadra e a sottolineare quando le cose vengono fatte bene.

In teoria gli altri, addetti ai lavori e alla comunicazione compresi, dovrebbero fidarsi di quello che dice e fa ascoltare. Nella realtà ognuno va per conto suo e Rocchi passa da affidabile quando dà ragione a inadeguato quando dà torto. E si ricomincia daccapo, gettando nel dibattito argomentazioni spesso prive di qualsiasi appiglio regolamentare spacciate per verità. Gli anziani spiegano che è sempre stato così, dalla notte dei tempi, ma non per questo è obbligatorio rassegnarsi. Gli arbitri sbagliano, il Var ha alzato il livello delle aspettative e delle polemiche eppure un ripassino alle regole non sarebbe male prima di presentarsi in pubblico a giudicare il loro operato.

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