Quella che sta entrando nella sua ultima e decisiva fase è una delle stagioni più tormentate a livello arbitrale che la storia ricordi. Qualche errore di troppo ma anche, anzi soprattutto, un dibattito intorno ai fischietti che con il passare dei mesi si è trasformato in guerra di trincea. L’ultimo sviluppo è che quasi certamente si tornerà indietro: niente riforma verso il professionismo, quella voluta dal presidente della Figc Gabriele Gravina, niente Pgmol all’inglese togliendo i vertici arbitrali dal controllo dell’Aia e meno trasparenza rispetto ad oggi.
Non è solo il futuro della trasmissione ‘Open Var’ al centro della discussione. Molto probabilmente chiuderà con il prossimo anno anche se è bene non dare nulla per scontato, visto che in Figc c’è chi ritiene il processo di apertura alla comunicazione e trasparenza non reversibile. La verità è che l’appuntamento settimanale del designatore Rocchi o di un suo delegato per far vedere e ascoltare i casi più spinosi del week end, ammettendo gli errori ma anche rivendicando le scelte giuste, si è rivelata un boomerang.
Agli arbitri non piace essere messi alla berlina quando sbagliano e, giustamente, fanno notare come avvenga solo per loro e per nessuna altra componente del calcio professionistico. L’ecosistema intorno, invece, ha preso ‘Open Var’ come un menù alla carta utile non per apprezzare e capire la volontà di chiarezza, ma per arricchire strumentalmente la propria campagna di ricerca costante di un alibi in caso di sconfitta. Un risultato che deve far riflettere e questo accadrà nei prossimi mesi.
Figc oltre lo scoglio Mondiale: cosa accadrà se…?
Il tema complessivo, però, è più ampio e delicato e riguarda la stessa tenuta della Federcalcio. L’esito del playoff mondiale contro Irlanda del Nord e, si spera, Galles o Bosnia non è un dettaglio ma un passaggio cruciale. Cosa accadrebbe in caso di terza mancata partecipazione consecutiva alla Coppa del Mondo? Gravina resterebbe, forte del consenso bulgaro dell’ultima elezione, o farebbe un passo indietro? E quel consenso sarebbe ancora così ampio a fronte di un fallimento dalle ripercussioni inimmaginabili?
Ne consegue che questo non è momento di fare scelte epocali perché mancano forza e volontà. Dunque, la riforma del settore arbitrale può attendere e al massimo si trasformerà in una riformicchia mentre sul resto si vedrà e peseranno molto le volontà dei club maggiori e di chi il calcio lo sostiene attraverso i contratti televisivi. Sulla questione designatore, invece, il percorso è ancora lungo e articolato.
Chi dopo Rocchi (se davvero lascerà)?
Gianluca Rocchi sta chiudendo il quinto anno alla guida della CAN e, al netto delle polemiche e delle risse da bar sport, il suo operato non viene giudicato negativamente da chi dovrà indicare il futuro. Certamente il peso dell’ultima stagione è stato enorme anche per lui e non è detto che abbia voglia di rimettersi in lizza, essendo il suo contratto da designatore in scadenza il 30 giugno 2026. Daniele Orsato, considerato il candidato naturale, è pur sempre l’uomo al centro (anche se lui non ne è chiamato a rispondere perché non parte attiva) della vicenda che ha portato alla condanna del presidente dell’Aia Antonio Zappi.
Nei rumors di corridoio emerge il nome di Roberto Rosetti, attuale capo degli arbitri della Uefa. Profilo eccellente con il problema di avere un costo non irrisorio per convincerlo a lasciare Nyon. Particolare a margine, ma non troppo: è fiero sostenitore del ritorno al passato con “meno Var anche a costo di perdersi qualche rigore”. Tutti dicono di essere d’accordo con lui, fino a prova contraria. I numeri di questa stagione dicono che in Champions League la frequenza di interventi Var (0.45 per partita) è superiore a quella della Serie A del contestato Rocchi (0,44) e lo stesso vale per la media di assegnazione di calci di rigore.
E, soprattutto, il nostro è un calcio dove difficilmente si accetterà ancora di non poter valutare via monitor la correttezza di una seconda ammonizione o dell’assegnazione di un calcio d’angolo; riforme volute dall’Ifab per la prossima stagione (la seconda a discrezione degli organizzatori delle singole leghe) e che mostrano con chiarezza dove stanno andando Var e calcio moderno. Che non è nella direzione immaginata da Rosetti, almeno a parole.
