Antonio Conte lascia il Napoli, dopo due anni con uno scudetto e una Supercoppa Italiana nella bacheca. Era chiaro da settimane, è diventato ufficiale non appena finita la sfida con l’Udinese che ha chiuso la stagione partenopea. Il tecnico leccese si è presentato con il patron Aurelio De Laurentiis per spiegare e spiegarsi, fare il bilancio del suo periodo napoletano, togliersi più di un sassolino dalle scarpe e lasciare in eredità alcuni messaggi indirizzati a tutto l’ambiente partenopeo.
“Un mese fa ho chiamato il presidente e non ho chiesto niente e non mi ha detto niente. Gli ho detto che ho percepito che il nostro progetto sta per terminare, non c’era nessun cambio di programma” ha detto Conte, togliendo anche l’ultimo velo alla scelta fatta nel cuore della primavera. Perché? “Ho preso questa decisione perché a Napoli ho fallito in una cosa: non ho portato compattezza nell’ambiente e così è difficile combattere contro le altre. Ho visto veleni da falliti, Napoli ha bisogno di gente seria. Queste persone vanno allontanate perché sono nocive. Ho fallito perché non ho compattato l’ambiente e ho alzato le mani. Ci metto la faccia ma quando mi rendo conto che le cose non posso essere cambiate…E’ stato un onore, ringrazio il presidente e i tifosi che mi hanno capito”.
L’attacco di Conte a Napoli: “Ho visto veleni da falliti”
Un attacco durissimo: “Ho visto veleni da falliti, Napoli ha bisogno di gente seria. Queste persone vanno allontanate perché sono nocive. Ho fallito perché non ho compattato l’ambiente e ho alzato le mani. Ci metto la faccia ma quando mi rendo conto che le cose non posso essere cambiate…E’ stato un onore, ringrazio il presidente e i tifosi che mi hanno capito”.
E poi il racconto di una stagione complicatissima, segnata dalla fuga da Napoli dopo il crollo di Bologna nel mese di novembre, il momento in cui è stato chiaro che l’alchimia dello scudetto dell’anno prima non si sarebbe ricostruita: “Dopo Bologna ho avvertito e denunciate situazioni che non mi piacevano. Bisogna avere le palle, non ho fatto mai campionati anonimi e accompagnare il morto. La nuova guardia non era entrata in sintonia col vecchio gruppo. Ci siamo parlati molto chiari col gruppo, ci siamo chiariti e siamo ripartiti”.
Conte e la suggestione della nazionale
Anche nel passo d’addio, però, Conte ha voluto rivendicare il lavoro fatto per tutte e due le stagioni e non solo lo scudetto vinto nel maggio 2025: “Accettando di venire a Napoli, pensavo di accettare una situazione dove potevo godermela a livello di risultato, invece mi sono reso conto subito che la mia persona sposta le ambizioni, i parametri e le aspettative. Sono arrivato dopo un decimo posto e ho sentito dire che dovevamo vincere lo scudetto solo perché non giocavamo le coppe, per altri non è stato detto questo quest’anno. Sono contento di quello fatto, penso che è stato fatto qualcosa davvero di importante storico come ai tempi di Maradona. Auguro al Napoli di ripetere bienni come questo”.
Per chiudere il futuro, con la suggestione del ritorno in nazionale su cui lo stesso Conte si era sbilanciato nei giorni in cui annunciava a De Laurentiis la fine dell’avventura: “Non si parla di chiacchiere. Ricordo cosa ho detto sulla Nazionale, sono stato molto chiaro. Ho detto che tra i candidati fossi il presidente metterei Conte. Si è fatto anche il nome di Guardiola, la FIGC è pronta ad avere un top allenatore? In questo momento non c’è niente. Si fanno troppo facilmente le cose. Ci sono i fondi a prendere Guardiola? Sono il primo a dirlo di prenderlo, ma ci sono i fondi? Tutte le panchine sono occupate, magari mi riposo e vengo a trovare Aurelio a Los Angeles per i Mondiali”.
