Un finale clamoroso, sconvolgente e bellissimo. La Roma torna in Champions League dove mancava da sette anni, il Como entra per la prima volta nella storia, le grandi Juventus e Milan si leccano le ferite perché dovranno ripartire dall’Europa League. Un fallimento enorme quello di Max Allegri e Luciano Spalletti, obiettivo mancato che si ripercuote su presente e futuro di due società che dovranno fare i conti con un flop che costa decine di milioni di euro.
La sorpresa più grande, in una domenica in cui il calcio italiano è stato costretto a tornare a vergognarsi per i fattacci del derby di Torino, è stata la sconfitta del Milan a San Siro contro un Cagliari che non aveva più nulla da chiedere al campionato. Rossoneri senza energie, fisiche e psicologiche, rimontate nonostante il vantaggio immediato e poi accompagnati all’uscio dell’Europa che conta dalla rabbia e frustrazione di un popolo incredulo. Alla fine la bocciatura è meritata perché il girone di ritorno dei rossoneri è stato talmente negativo da sembrare irreale: nemmeno la scossa del successo a Marassi ha cambiato il destino di una squadra arrivata sgonfia alla primavera. Colpa mortale per chi ha avuto il vantaggio di potersi gestire l’intera stagione con il solo campionato come riferimento.
Il Milan finisce dietro la lavagna insieme alla Juventus che non ha nemmeno avuto la possibilità di ribellarsi al suo destino. Le vittorie della Roma e del Como hanno precluso a Spalletti qualsiasi rimonta in una serata in cui al Grande Torino e nei suoi dintorni è andato in scena uno spettacolo deprimente: gli scontri tra fazioni ultras, le sirene delle ambulanze e le corse in ospedale, la volontà delle curve di non giocare e poi un derby che ha detto pochissimo. Una vergogna per tutti. La Juventus dovrà rifondare, ennesimo Anno Zero della sua storia recente; i prossimi giorni diranno affidandosi a quali mani.
L’altra faccia della medaglia è la gioia stordente di Roma e Como. Una volta sistemate le questioni di Trigoria, quando tutto sembrava compromesso, Gian Piero Gasperini è riuscito nell’impresa di regalare ai Friedkin la Champions League mai visitata. I giallorossi ci tornano dopo sette anni, trascinati dai gol (14) di Malen che ha fatto la differenza nella seconda parte del campionato ed è stato decisivo, seppure sbagliando un rigore, anche a Verona. E’ un momento svolta: fin qui i proprietari americani avevano dovuto limitarsi perché sempre fuori dall’Europa più ricca, ora potranno davvero sviluppare un progetto competitivo ad altissimo livello.
E poi la favola del Como. La prima volta nelle coppe è direttamente dalla porta principale della Champions League. Bisogna solo inchinarsi davanti a Fabregas e alla sua banda di ragazzi di talento, costruiti con investimenti da big ma fatti crescere da un artigiano della panchina che ha bruciato le tappe. Due volte il Como sembrava aver perso l’appuntamento con il salto di qualità e due volte l’ha ritrovato. Applausi e sipario.
