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Il fattore caldo sul Mondiale: ecco chi sarà svantaggiato dal clima

Il fattore caldo sul Mondiale: ecco chi sarà svantaggiato dal clima
Lo stadio Atzeca di Città del Messico (Getty Images)

Come in Spagna ’82 e Usa ’94 temperature e umidità impatteranno sulle chance di vittoria delle favorite. Uno stadio svela chi è stato avvantaggiato e chi no…

Gli eroi azzurri del trionfo nel mundial spagnolo del 1982 sotto la guida di Enzo Bearzot raccontano spesso di quanto fosse stato un vantaggio giocare la prima parte del torneo, quella dei contestati pareggi contro Polonia, Camerun e Perù, al riparo del clima fresco e oceanico di Vigo mentre le altre big si scioglievano nell’estate torrida del resto della Spagna. Arrigo Sacchi maledice da sempre la scelta della Figc di spedire la sua nazionale sulla costa Est nel 1994 per venire incontro alle aspettative delle comunità di connazionali a New York, Washington e Boston, scelta che prosciugò di energie la squadra compromettendo forse la possibilità di portare a casa la coppa del Mondo.

Anche il Mondiale 2026 minaccia di essere fortemente impattato dalle questioni climatiche e le avvisaglie si sono viste un anno fa nella prima edizione del Mondiale per Club organizzato dalla Fifa negli States anche come prova generale in vista della grande competizione per nazionali. Quanto? C’è chi ha provato a mettere insieme temperature, tasso di umidità e calendari squadra per squadra disegnando una classifica di chi ha avuto un trattamento di favore e di chi, invece, dovrà letteralmente sudarsi il percorso fino alla finale di New York.

L’analisi è stata condotta da Round Our Way sui dati di Climate Central: 97 delle 104 partite in programma nel Mondiale 2026 sono considerate a rischio medio o elevato dal momento che l’esperienza e la ricerca suggeriscono come scendere in campo con la colonnina della temperatura oltre i 28° e un tasso di umidità elevato influisca direttamente sulle prestazioni e sulla capacità di concentrazione degli atleti.

Non tutte le sedi presentano le stesse criticità. Anzi. E qui l’analisi diventa interessante perché svela come – immaginando per le big un percorso vincente fino all’atto conclusivo del 19 luglio – la variabile del caldo e dell’afa impatti in maniera differente con rilevanza non trascurabile nel medio e nel lungo periodo. Questione di fatica nel singolo match ma anche e soprattutto di facilità di recupero tra una partita e l’altra su una manifestazione che prevede anche spostamenti massacranti giocandosi di fatto in un interno continente con città che arrivano a distare l’una dall’altra anche più di 5mila chilometri.

Effetto caldo, Argentina e Spagna sfavorite dal calendario

Ad essere potenzialmente sfavorita è l’Argentina detentrice del trofeo. La nazionale di Messi e compagni ha davanti un percorso di 8 partite di cui la quasi totalità (almeno 6) disputate in città e orari da bollino nero: Dallas, Miami, Atlanta, e Kansas City, L’indice assegnato dal report di Round Our Way è di 6,7 su 8, il massimo che si riscontra tra le partecipanti al Mondiale.

Va male anche alla Spagna che arriva negli States da campione d’Europa in carica: 5,7 su 8 dovendo passare da Dallas, Atlanta e Los Angeles oltre alla messicana Guadalajara. Peggio per il Portogallo (5,9) che gioca il girone nella fornace di Houston e Miami e impegno medio per l’Inghilterra che sogna di tornare alla vittoria che manca dal ’66 e alla quale viene assegnato un indice di difficoltà meteo di 4,8.

Stati Uniti e Francia restano al fresco se…

Le favorite da calendario e potenziale sviluppo del loro percorso anche nella seconda fase sono Francia e Stati Uniti. Non sorprende che i padroni di casa abbiano avuto “fortuna” perché le condizioni meteo dei primi tre match a Los Angeles e Seattle, combinate con gli orari in cui le partite sono programmate, consentono un avvio soft e lo stesso può accadere in caso di prosecuzione su una linea vincente. Gli Stati Uniti hanno un indice di 3,2 (su 8) che è il più basso tra le 16 migliori nazionali presenti al Mondiale. La Francia segue con 3,7: sulla carta solo l’eventuale semifinale a Dallas sarebbe da bollino nero con un avvio fresco e un prosieguo di torneo al riparo dalla grande afa.

Roger Harding, cofondatore di Round Our Way: “Questa ricerca dimostra che il cambiamento climatico non è una minaccia lontana, ma potrebbe contribuire a decidere chi vincerà o perderà il più grande torneo di calcio del mondo. I giocatori dovranno competere in condizioni di calore e umidità che mettono a dura prova la salute anche degli atleti più allenati, per non parlare dei tifosi che li guardano.

Con le temperature record già registrate nel Regno Unito questo maggio, i rischi per la salute associati al caldo causato dai cambiamenti climatici non si limitano ai Mondiali. Il caldo estremo sta diventando una preoccupazione crescente anche qui per i giocatori e i tifosi. Dobbiamo tutti seguire i consigli su come stare al sicuro quando fa caldo, mentre i politici devono accelerare gli sforzi per ridurre l’inquinamento che causa condizioni meteorologiche estreme sempre più pericolose”.

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