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Ue, il consiglio “Affari Esteri” designa i pasdaran come organizzazione terroristica

Ue, il consiglio “Affari Esteri” designa i pasdaran come organizzazione terroristica

Trovato il consenso durante la riunione del Consiglio “Affari Esteri” dell’Ue. Kallas: “La repressione non può restare senza risposta”.

Mentre in Medio Oriente la pressione verso l’Iran continua a crescere, tra un sempre maggiore dispiegamento di forze americane e contatti diplomatici frenetici tra i mediatori, oggi il Consiglio “Affari Esteri” dell’Unione Europea ha varato nuove sanzioni contro il regime di Teheran.

Tra esse, vi è la storica decisione di designare il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (i pasdaran) come un’organizzazione terroristica, una misura che era già stata anticipata nei giorni scorsi dal ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani.

L’annuncio

A dare l’annuncio del raggiungimento di un accordo tra i ministri degli Esteri dei 27 Paesi membri è stata l’Alto Rappresentante dell’Ue per gli Affari Esteri, Kaja Kallas.

“La repressione non può restare senza risposta. I ministri degli Esteri dell’UE hanno appena compiuto il passo decisivo di designare la Guardia rivoluzionaria iraniana come organizzazione terroristica. Ogni regime che uccide migliaia di suoi concittadini sta lavorando per la propria rovina.”

La misura arriva quindi come risposta alle repressioni operate dalle forze governative iraniane nei confronti dei manifestanti durante le forti proteste di inizio gennaio, per le quali il governo iraniano aveva anche iniziato un blackout totale di internet (ripristinato solo pochi giorni fa).

A lato della riunione dei ministri, Antonio Tajani ha dichiarato come sia emerso “un grande consenso” sulla definizione dei pasdaran come organizzazione terroristica, ciononostante, “questo non significa che non si debba dialogare” con Teheran, ha aggiunto il ministro italiano.

Esulta anche la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen: “Accolgo con favore l’accordo politico sulle nuove sanzioni contro il regime omicida iraniano e sulla designazione del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica come organizzazione terroristica. L’Europa è al fianco del popolo iraniano nella sua coraggiosa lotta per la libertà”.

Sanzioni a ministri iraniani e figure dei pasdaran

Il Consiglio dell’Ue ha inoltre deciso di imporre sanzioni a 15 persone e sei entità, sempre ritenuti responsabili della brutale repressione in Iran. Tra questi vi è anche il ministro dell’Interno di Teheran, Eskandar Momeni, che “in tale veste controlla le forze dell’ordine iraniane, responsabili di palesi e gravi violazioni dei diritti umani nel paese”, si legge nelle motivazioni.

“Momeni ricopre anche la carica di vicecomandante in capo del Corpo dei guardiani della rivoluzione islamica e in tale veste controlla diverse forze di sicurezza dei pasdaran, comprese le forze Basij”.

Oltre a Momeni, nell’elenco dei sanzionati figurano anche tre comandanti delle Guardie rivoluzionari: Haidar Olfati, Morteza Sheikhi e Seyed Ali-Asghar Pourbehesht. Cui si aggiungono il procuratore generale Mohammad Movahedi-azad e il capo della polizia di pubblica sicurezza Seyed Majid Feiz Jafari.

Sostegno all’Ucraina

il Consiglio si è però aperto in mattinata con un intervento dell’Alta Rappresentante Kaja Kallas, in cui l’ex primo ministro estone si è lamentata di come “l’ordine internazionale è sotto forte pressione e i rapporti transatlantici non sono più quelli di un tempo”.

Ampio spazio è stato quindi dedicato al conflitto in Ucraina. dove l’Alto Rappresentate ha espresso scetticismo sui colloqui in corso ad Abu Dhabi, asserendo che la delegazione russa, composta esclusivamente da militari, appare “senza mandato per negoziare seriamente la pace”.

Ecco quindi che, vista la grande offensiva russa contro il sistema energetico ucraino, con una nuova ondata di freddo che nei prossimi giorni porterà le temperature a -20 gradi, sta valutando un rafforzamento del sostegno energetico a Kiev.

Kallas ha inoltre annunciato l’inserimento della Russia nella lista dei Paesi ad alto rischio per il riciclaggio di denaro, ritenendo che le pressioni economiche siano uno strumento chiave per spingere Mosca verso negoziati autentici.

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