Home » Attualità » Economia » L’oro sfonda (momentaneamente) quota 5500 dollari l’oncia, continua la “febbre da materie prime”

L’oro sfonda (momentaneamente) quota 5500 dollari l’oncia, continua la “febbre da materie prime”

L’oro sfonda (momentaneamente) quota 5500 dollari l’oncia, continua la “febbre da materie prime”

La storica corsa dell’oro e delle altre materie prime sembra non avere freni. Tensioni geopolitiche, debito pubblico e “debasement trade” alla base dell’impennata nei valori.

A pochi giorni dallo storico superamento dei 5000 dollari l’oncia, l’oro ha fatto un ulteriore balzo, raggiungendo i 5500 dollari nella mattina di giovedì. Nonostante il ribasso del pomeriggio, non è solo la quotazione del metallo nobile per eccellenza a volare, ma anche quella di altre materie prime, come l’argento, il platino e il rame.

Alla base di questa nuova (e apparentemente irrefrenabile) “febbre dell’oro” sta quello che gli analisti finanziari chiamano “debasament trade”, ovverosia la fuga dalle valute fiat (dollaro, yen ecc…) in favore di investimenti in beni rifugio, di cui l’oro rappresenta l’esempio più classico.

Continua la corsa dell’oro

L’appetibilità dell’oro sembra non avere freni in questo inizio di 2026, a pochi giorni dal primo storico traguardo di oltre 5000 dollari l’oncia, ecco che il metallo nobile ha subito stabilito un nuovo record, superando, anche se solo per pochi minuti, i 5600 dollari.

Per dare un senso della straordinarietà di questa “febbre”, basti pensare che dalla creazione del Gold Standard (che fissava il prezzo dell’oro a una quantità data di dollari) a oggi, ci sono voluti ben 108 anni affinché il prezzo dell’oro raggiungesse i 1000 dollari l’oncia.

Ciò accadde in seguito alla grande crisi finanziaria del 2008. Da allora, il prezzo è oscillato tra i 1000 e i 2000 dollari fino al 2024. Quindi l’esplosione, con il metallo aureo che dal gennaio 2024 a oggi è passato da poco più di 2000 dollari ai 5500 di oggi, un aumento di oltre il 170%.

Anche le materie prime volano

Ma non è solo l’oro a volare. Aumenti comparabili si sono registrati anche per altri metalli meno nobili, come l’argento, il rame e il platino, oltre a materie prime quali rame, nickel e stagno.

Prendiamo ad esempio l’argento. Nella giornata odierna ha raggiunto un record assoluto di 120 dollari l’oncia, poi stabilizzatosi intorno ai 117 dollari, con un aumento di oltre il 420% dal gennaio 2024 quando quotava meno di 30 dollari.

C’è poi il rame, che ha toccato i 6,3 dollari l’oncia, segnando un +280% rispetto ad inizio 2024. Il platino ha superato i 2.800 dollari l’oncia (+220%), mentre il palladio ha sfiorato i 4.000 dollari (+190%).

L’ondata generale sembra riflettere la stessa sfiducia nelle valute fiat che ha generato la corsa all’oro, e quindi la ricerca di “protezione” nelle materie prime.

Le Banche centrali aumentano gli acquisti di oro

«L’oro è l’inverso della fiducia», così si è espresso Max Belmont di First Eagle Investment Management, intervistato da Bloomberg. «È una copertura contro imprevisti picchi di inflazione, cali inaspettati del mercato e recrudescenze dei rischi geopolitici».

Rischi che, ad oggi, sembrano tutti essere incredibilmente reali, non solo per gli investitori privati, ma anche per i governi.

I dati più recenti del World Gold Council confermano che il 2025 è stato un altro anno di pesanti acquisti da parte delle Bance centrali, con 863 tonnellate di metallo nobile acquistato. Al primo posto la Polonia, con 102 tonnellate, seguono Kazakistan (57 tonnellate), Brasile (43), Turchia (26,7) e Cina (24,9).

Il valore di mercato di tutto l’oro acquistato nel mondo nel 2025 (includendo investitori, banche centrali e gioielleria) ha raggiunto la cifra record di 555 miliardi di dollari.

Le cause della “corsa all’oro” permarranno

I motivi di fondo che stanno sostenendo questo rally appaiono destinati a perdurare nel breve/medio periodo. Un dollaro strutturalmente più debole aiuta grandemente l’export americano, il cui aumento è uno dei principali obiettivi dell’amministrazione Trump.

Le tensioni geopolitiche sono ormai continue e persistenti, Ucraina, Venezuela, Iran, Taiwan, ormai si fa difficoltà anche solo a tenerle a mente tutte.

I livelli di debito pubblico altamente elevati nei paesi sviluppati sono ormai un dato assodato, mentre le politiche fiscali espansive rappresentano fattori che difficilmente si dissolveranno nel breve termine.

Come sottolineato dagli analisti di IG International, l’oro non ha bisogno di una crisi specifica per continuare a salire, ma semplicemente che il mondo continui a comportarsi come ha fatto finora.

© Riproduzione Riservata