Mentre oltre 1.300 persone hanno dovuto dire addio alla propria casa dopo che la frana a Niscemi ha spazzato via edifici, auto e ricordi, il ministro per la Protezione civile e le politiche del mare, Nello Musumeci, ha annunciato che proporrà «un’indagine amministrativa». L’obiettivo è anche capire i motivi dei mancati interventi dopo la frana del 1997.
L’indagine amministrativa
Con la certezza che «il fenomeno è stato sottovalutato nel tempo», Musumeci, che riferirà in Aula alla Camera il 4 febbraio, ha annunciato a Rainews 24 che proporrà «un’indagine amministrativa rispetto a quanto avvenuto a Niscemi». L’obiettivo è «capire cosa è successo» anche perché «forse, se si fosse intervenuti nel 1997 avremmo potuto non evitare quello che sta accadendo, ma rallentarne il processo». Il ministro ha costituito quindi «un gruppo di geologi e di esperti» in modo tale che «in 15 giorni» possano anche valutare «cosa accadrà a Niscemi fra un mese, un anno, dieci anni». La priorità è infatti anche «comprendere se il fenomeno, nel tempo, potrà coinvolgere altre aree del centro abitato».
«Nessuna inadempienza» da parte del Comune
Nelle ultime ore è emerso che dalla frana del 13 ottobre 1997 sarebbero rimasti sul tavolo, senza mai essere stati realizzati, i progetti di consolidamento e di prevenzione. L’ultimo atto ufficiale della Regione, in ordine di tempo, risalirebbe ad agosto 2025. Ma pare anche che su 46 progetti finanziati dal Pnrr per contrastare il dissesto idrogeologico nel territorio siciliano, nemmeno uno sia stato destinato a Niscemi. Intanto, il sindaco Massimiliano Conti ha difeso l’operato del Comune siciliano: «Ho una cartella sul mio computer, gli uffici hanno la documentazione. Inoltre, ad ogni anniversario della frana del 1997 ho mandato una lettera al presidente della Repubblica, al presidente della Regione, al presidente del Consiglio, ai capi dipartimento. Peraltro, solo a dicembre del 2025 abbiamo ottenuto i soldi previsti nella fase 2 e 3 della frana di 29 anni fa, per cui ci abbiamo lavorato».
Le nuove aree in cui costruire e gli aiuti
Con l’obiettivo di trovare le zone in cui gli sfollati possono ricominciare la loro vita, Musumeci ha reso noto che nei prossimi giorni incontrerà «il sindaco per individuare la nuova area dove costruire» assicurando che «i soldi ci sono». Ha poi comunicato, ai microfoni di Rlt 102.5, che «c’è una sospensione del pagamento delle rate di mutuo e di ogni altra obbligazione». Ha anche aggiunto che è al lavoro «con la collega Calderone per individuare quali e quanti ammortizzatori servono per sollevare quelle aziende, ora inattive, che dovrebbero pagare i contributi per i lavoratori».
Il Fondo europeo di solidarietà
Il vicepresidente della Commissione Ue, Raffaele Fitto, ha promesso il «massimo impegno» al fine di «garantire un sostegno efficace e concreto per offrire risposte tempestive alle comunità» colpite dall’uragano Harry, spiegando anche «gli strumenti che la Commissione mette a disposizione». E a tal proposito, poco dopo, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani ha confermato che l’Italia chiederà «l’aiuto del Fondo europeo di solidarietà» per la Sicilia, la Calabria e la Sardegna. Ora, ha precisato il ministro, «dovranno essere preparati le analisi e i dati dalla protezione civile».
La situazione degli sfollati
Negli elenchi della Protezione civile sono registrati 1.309 sfollati. Al momento, quasi tutti si sono spostati nelle abitazioni di famigliari e amici piuttosto che nelle strutture che il Comune ha messo a disposizione. Nel frattempo, i vigili del fuoco hanno effettuato 300 interventi negli edifici situati nella zona rossa a Niscemi, recuperando animali e oggetti. «Le persone chiedono di potere prendere le cose più care che hanno», ha detto il funzionario tecnico dei vigili del fuoco di Caltanissetta, Francesco Turco. Che ha proseguito, raccontando: «Abbiamo recuperato cani, gatti, pappagalli. Molti hanno la necessità di prendere indumenti, ma anche oggetti per loro preziosi da un punto di vista affettivo come quadri, fotografie di famiglia».
La frana ancora attiva
La frana continua a minacciare il territorio. A riferirlo sono stati sia il sindaco Massimiliano Conti sia il capo dipartimento della Protezione civile Fabio Ciciliano. «Non possiamo ritenere che la frana si sia fermata. Il monitoraggio è in corso anche se le condizioni meteo, con la pioggia di ieri e oggi, non ci agevolano» ha comunicato Conti. Quanto detto dal sindaco è stato confermato anche da Ciciliano, che ha sottolineato: «La frana è ancora attiva» quindi «la fascia di rispetto dei 150 metri, a mano a mano che il fronte di frana continua a cadere, arretra verso il centro cittadino». Il segretario generale dell’Autorità di Bacino del distretto idrografico della Sicilia, Leonardo Santoro, ha poi affermato che domani disporrà «con decreto l’estensione dell’area di rischio» di «circa 25 chilometri quadrati». E in questa zona «sarà imposto il divieto di inedificabilità assoluta».
«Molte case non potranno più essere abitate»
Il parere unanime è che «molte case non potranno essere più abitate». A dirlo è stato Musumeci. Ricordando che «la frana ha creato un burrone di oltre 50 metri» colpendo «un intero quartiere», ha precisato: «Non sappiamo quanto possa estendersi la linea della frana. I tecnici hanno suggerito 150 metri. In 150 metri per altri 4 metri in larghezza, sono centinaia le case coinvolte nella zona rossa». La stessa visione è stata condivisa dal presidente del Consiglio nazionale dei geologi, Roberto Troncarelli. A Rai 1 ha dichiarato che non ci sono soluzioni tecniche che possano garantire «una stabilizzazione definitiva del versante». Ergo Niscemi non deve essere ricostruita nelle aree a rischio, ma deve essere «delocalizzata».
