Tira aria di disgelo tra Mosca e Damasco? I governi di Siria e Russia hanno sottoscritto un memorandum d’intesa per accordarsi sul destino delle basi russe di Tartous e Hmeimim. La firma del documento è avvenuta dopo 18 mesi di negoziazioni, che Reuters ha significativamente definito “intense”. Sulla base dell’intesa, Damasco assumerà il controllo delle infrastrutture civili, come l’aeroporto di Hmeimim e il molo commerciale del porto di Tartous. Per quanto riguarda invece gli impianti di natura militare, essi, nell’arco di tre mesi, diventeranno centri congiunti di addestramento. Come è noto, la base navale di Tartus e quella aerea di Hmeimim costituiscono storicamente i principali avamposti di Mosca nel Mediterraneo. Tuttavia, dopo la caduta di Bashar al Assad nel dicembre del 2024, il futuro di entrambe le strutture si era fatto incerto. L’attuale regime di Damasco è notoriamente sponsorizzato dalla Turchia e non nutre eccessiva simpatia per la Russia, che era uno dei principali alleati del governo di Assad.
È quindi anche per enfatizzare il clima di disgelo, che Mosca ha salutato il nuovo accordo come foriero di un rafforzamento dei legami con la Siria. “Consideriamo la firma, avvenuta il 9 agosto, del memorandum d’intesa tra la Federazione Russa e la Repubblica Araba Siriana sulla gestione delle nostre basi di Hmeimim e Tartous un passo importante volto a migliorare ulteriormente la cooperazione bilaterale in ambito militare”, ha dichiarato il ministero degli Esteri russo. “Riteniamo che il raggiungimento di questo accordo darà ulteriore impulso allo sviluppo dell’intera gamma di relazioni tra i nostri Paesi, che si basano su una lunga storia di amicizia e partenariato”, ha proseguito. Al contempo, una fonte siriana ha fatto sapere a Reuters che alcuni militari russi rimarranno di stanza nei nuovi centri di addestramento, pur non precisando il loro numero esatto.
Insomma, sembra proprio che Mosca e il nuovo regime di Damasco abbiano allentato la tensione. Tuttavia, va sottolineato che, per i russi, il nuovo accordo vada interpretato più come una limitazione dei danni che come un rilancio della loro influenza sulla Siria. I rapporti tra il Cremlino e il regime di Assad erano assai saldi. E, in tal senso, le basi di Mosca in territorio siriano rappresentavano, per Vladimir Putin, un formidabile strumento di proiezione nei confronti del Mediterraneo e dello scacchiere mediorientale. Adesso, non solo lo zar ha (parzialmente) perso la presa su quelle strutture ma, più in generale, l’attuale regime di Damasco è saldamente inserito nell’orbita turca. Tutto questo, mentre Mosca deve fare anche i conti con il rinnovato attivismo diplomatico degli Stati Uniti in Libia. Senza poi trascurare che il Cremlino sta facendo fatica a ritagliarsi un ruolo di mediazione tra Washington e un suo storico alleato mediorientale, come l’Iran.
Insomma, pur limitando i danni per Mosca, è assai difficile che il nuovo accordo tra Russia e Siria permetterà allo zar di rilanciare la propria influenza sul Mediterraneo allargato: un’influenza che, a partire dal 2023, è andata man mano riducendosi.
