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Usa, il destino di JD Vance dopo la sconfitta di Trump alle midterm

Usa, il destino di JD Vance dopo la sconfitta di Trump alle midterm
JD Vance (Ansa)

Per quanto ammaccato dalla sconfitta repubblicana alle elezioni di metà mandato, JD Vance resta, al momento, la figura più forte in vista della nomination presidenziale del 2028. In tal senso, la cerchia di Trump sembra adesso puntare a rafforzarlo

La batosta elettorale rimediata dai repubblicani alle ultime elezioni di metà mandato potrebbe complicare la strada di JD Vance verso la nomination presidenziale del 2028. La sua posizione di vicepresidente è infatti attualmente scomoda, soprattutto alla luce del fatto che gran parte del Grand Old Party sta incolpando proprio Donald Trump della disfatta. Eppure, nonostante le difficoltà, le speranze presidenziali del numero due della Casa Bianca restano in vita. È in tal senso che sta cercando di ritagliarsi dei margini di autonomia.

«Il motivo per cui abbiamo perso è la guerra. Lo ha detto lo stesso presidente ieri sera. Se volete sostenere che ne è valsa la pena, che perdere il Senato per i prossimi sei anni ne è valsa la pena, allora fatelo. Sostenete che è stato un prezzo che valeva la pena pagare. Che siate d’accordo o meno, almeno siate onesti. Ma tutti sanno perché abbiamo perso», ha dichiarato Vance mercoledì su X.

I rapporti fra Trump e Vance

Non è del resto la prima volta che il vicepresidente si smarca parzialmente da Trump. Il suo scetticismo verso il conflitto iraniano è sempre stato noto. Inoltre, nel mese di ottobre, Vance, durante gli eventi elettorali, aveva evitato di minimizzare la questione dell’alto costo del carburante, come invece era stato fatto dal presidente statunitense.

E attenzione. Il post di mercoledì su X è stato rilanciato anche dal figlio di Trump, Donald jr. Lo stesso presidente americano, pur rivendicando di aver intrapreso la guerra all’Iran per evitare che Teheran si dotasse dell’arma atomica, ha ammesso: «Penso che fosse buono».

Non solo. Nelle scorse ore, Cbs ha riferito che Trump starebbe valutando l’ipotesi di silurare un avversario di Vance, come il capo del Pentagono Pete Hegseth. L’inquilino della Casa Bianca ha ufficialmente smentito, ma ha intanto dichiarato che vedrebbe bene l’attuale segretario alla Guerra come senatore del Tennessee. A questo si aggiunga che, poco prima delle Midterm, il presidente statunitense aveva annunciato un taglio agli aiuti allo Stato ebraico.

Non è un mistero i rapporti tra Vance e il governo israeliano siano pessimi. Mesi fa, il vicepresidente aveva addirittura accusato Benjamin Netanyahu di aver orchestrato una campagna volta a far deragliare il memorandum d’intesa di Islamabad che lo stesso Vance aveva negoziato con Teheran a giugno. Vale a tal proposito anche la pena di ricordare che, all’interno dell’amministrazione statunitense, è Hegseth la figura maggiormente vicina alle posizioni del premier israeliano.

Il futuro politico di JD Vance dopo Trump

Ovviamente è ancora presto per formulare delle analisi. È tuttavia possibile ipotizzare che la cerchia del presidente americano voglia salvaguardare Vance in vista del 2028. Dopo la debacle repubblicana di martedì, è infatti assai possibile che scenderanno in campo vari nomi per contendergli la nomination (dal senatore del Texas, Ted Cruz, al governatore uscente della Florida, Ron DeSantis).

Probabilmente l’entourage del presidente resta convinto che Vance sia il nome più forte per le prossime presidenziali. E vuole evitare che gli succeda quel che accadde a Kamala Harris nel 2024: la candidata dem all’epoca perse (anche) a causa dell’impopolarità del presidente di cui era vice. Trump potrebbe quindi correggere in parte la rotta nei prossimi due anni, proprio con l’intento di rafforzare Vance. Un Vance che, da oggi, inizia a guardare a un trumpismo capace di andare oltre Trump.

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