Un violento impatto durante una partita, il collasso in campo, l’arresto cardiorespiratorio e una corsa disperata in ospedale. Jesús de Miguel, attaccante del CD Tenerife, è morto a 30 anni dopo lo scontro con il portiere dell’FC Andorra, Jesús Owono, durante una partita del campionato spagnolo di seconda divisione. Il calciatore, soccorso sul terreno di gioco, ha subito un arresto cardiaco. Il battito è stato ripristinato durante il trasporto in ambulanza, ma le sue condizioni sono rimaste gravissime. È stato ricoverato in terapia intensiva all’ospedale Nuestra Señora de Candelaria, a Santa Cruz.
Nelle prime comunicazioni il club aveva parlato di condizioni stabili, pur nella gravità del quadro. Nelle ore successive è arrivato un peggioramento neurologico. La mattina del 3 novembre, alle 8, il Tenerife ha annunciato la morte del giocatore. La sequenza dei fatti è drammatica. Ma, dal punto di vista medico, lascia aperte domande che non possono essere risolte soltanto osservando le immagini dell’incidente. Che cosa può accadere al cuore quando riceve un colpo violento? In quali circostanze un trauma può provocare un arresto cardiaco? E quanto conta intervenire nei primi minuti?
Il cuore dopo un trauma: che cosa può provocare un arresto cardiorespiratorio
«Il calciatore ha ricevuto una ginocchiata molto violenta al torace, proprio nella zona del cuore» dice a Panorama il dottor Giuseppe Musumeci, Direttore del reparto di Cardiologia dell’Azienda Ospedaliera Mauriziano di Torino. «Un impatto di questo tipo può provocare un trauma cardiaco capace di mandare in cortocircuito il sistema elettrico del cuore e scatenare una fibrillazione ventricolare. È un’aritmia gravissima, nella quale il cuore perde la capacità di pompare sangue. La persona cade a terra, perde conoscenza e va incontro a un arresto cardiaco. Naturalmente, senza conoscere tutti i dettagli clinici, questa resta un’ipotesi, ma è una dinamica compatibile con quello che potrebbe essere successo».
In casi come questo, è fondamentale intervenire subito con soccorsi appropriati. «A differenza di alcune altre aritmie, la fibrillazione ventricolare non si interrompe spontaneamente» continua Musumeci. «Per risolverla è necessario il defibrillatore. Nel frattempo bisogna iniziare subito il massaggio cardiaco, per mantenere una minima circolazione e consentire al cervello di ricevere sangue e ossigeno. È fondamentale distinguere questo meccanismo dagli arresti cardiaci che colpiscono gli atleti per una cardiopatia, magari mai diagnosticata, come una cardiomiopatia ipertrofica o una malattia elettrica ereditaria. In questo caso, invece, il fattore scatenante può essere direttamente il trauma».
L’importanza dei soccorsi
Pochissimi minuti possono fare la differenza, in campo come in qualsiasi altra occasione ci si trovi ad assistere a episodi di questo tipo. Se una persona viene rianimata immediatamente e defibrillata in pochi minuti, può recuperare anche senza conseguenze neurologiche. «Se invece il cervello rimane troppo a lungo senza un apporto adeguato di sangue e ossigeno, possono verificarsi danni irreversibili» dice ancora il cardiologo. «Il cuore può anche riprendere a battere, ma questo non significa necessariamente che il cervello abbia recuperato. Per questo, quando un atleta cade a terra e non risponde, bisogna intervenire senza esitazioni: massaggio cardiaco e defibrillatore devono essere utilizzati il prima possibile. In queste situazioni il tempo è davvero una variabile decisiva».
Quando il calcio si ferma: le storie di chi è stato salvato in campo
La storia del calcio conosce altri casi in cui un impatto o un malore hanno provocato un arresto cardiaco in campo. Nel 1981 Giancarlo Antognoni, allora capitano della Fiorentina, fu vittima di un violento scontro con il portiere del Genoa Silvano Martina. Rimase a terra in condizioni gravissime e il suo cuore si fermò, ma i soccorsi riuscirono a salvarlo. Antognoni tornò a giocare e l’anno successivo conquistò il titolo mondiale con la Nazionale.
Nel 2012 Fabrice Muamba collassò durante una partita di FA Cup: il suo cuore rimase fermo per 78 minuti, prima che le manovre di rianimazione riuscissero a salvarlo. Nel 2021, durante gli Europei, Christian Eriksen ebbe un arresto cardiaco in campo e fu rianimato grazie all’intervento immediato dei soccorritori. Tre vicende con esiti diversi, che mostrano quanto siano decisivi la rapidità dei soccorsi e l’intervento con il defibrillatore. Per Jesús de Miguel, purtroppo, la corsa contro il tempo non è bastata.
