Per Donald Trump l’Intelligenza artificiale si conferma una priorità strategica. Domenica, il presidente americano ha infatti annunciato la creazione di una task force governativa che, facendo direttamente capo alla Casa Bianca, si occuperà di supervisionare il settore.
«La Super Intelligence Force ha il compito di coordinare gli sforzi del governo federale per garantire che l’America continui a essere leader mondiale nella Super Intelligenza, che molti ritengono essere più importante della Rivoluzione industriale e di Internet, e che proteggerà gli interessi e migliorerà la vita di tutti gli americani», ha dichiarato Trump su Truth, riferendosi all’IA come «Super Intelligenza».
Cosa prevede la task force sull’intelligenza artificiale
L’annuncio di questa task force è arrivato pochi giorni dopo che il presidente americano e i principali leader delle aziende tech avevano sottoscritto, alla Casa Bianca, un accordo sulle responsabilità nel settore dell’Intelligenza artificiale.
L’intesa prevede che i big player si autoregolino, pur non escludendo, in futuro, l’introduzione di norme governative. Del resto, l’istituzione della task force lascia chiaramente intendere come Trump non sia fautore di una totale deregulation. L’inquilino della Casa Bianca ritiene infatti che le grandi aziende dell’IA debbano coordinarsi con il governo federale per tutelare e promuovere gli interessi geostrategici di Washington nella sua competizione con Pechino. Al contempo, il presidente statunitense è però contrario all’imposizione di lacci e lacciuoli che imbriglierebbero gli Stati Uniti favorendo indirettamente la Cina.
A cosa mira Trump con questa mossa
Del resto, come abbiamo visto, la nuova task force dovrà fungere da punto di raccordo tra il governo e i big tech. Non solo. Trump ha anche specificato che si occuperà di coordinare le strutture governative con «i consumatori, i gruppi di interesse pubblico, le organizzazioni religiose e i fornitori di infrastrutture critiche».
Il riferimento ai consumatori e alle organizzazioni religiose è interessante, perché mostra come il presidente americano stia cercando di avere a che fare con l’IA anche dal punto di vista sociale ed etico. Non dimentichiamo che alcuni ambienti evangelici e cattolici statunitensi nutrono una certa diffidenza verso questa tecnologia.
Ebbene, quali che siano le sue convinzioni personali, Trump sa bene di aver vinto, nel 2024, il voto di questi importanti gruppi. E sta quindi tendendo loro la mano. Senza poi trascurare che potrebbe trattarsi di una (seppure cauta) apertura nei confronti di Leone XIV e di alcune delle posizioni contenute nella sua enciclica Magnifica Humanitas.
I principali protagonisti della task force sull’intelligenza artificiale
Più in generale, è analizzando la composizione della task force che si comprende la visione del presidente sulla questione dell’Intelligenza artificiale. A guidarla sarà innanzitutto il Direttore dell’Intelligence nazionale, Jay Clayton. Il che lascia chiaramente intendere come, per Trump, la questione sia principalmente di sicurezza nazionale e di rivalità con Pechino.
«Il rischio di non essere i primi è elevato. Non essere i primi aumenta i rischi, sia quelli noti che quelli non noti, in particolare quelli provenienti dai nostri avversari. Essere i primi ci consentirà di affrontare meglio tali rischi a beneficio del popolo americano», ha, non a caso, affermato Clayton. Ma non è tutto.
Un altro esponente della task force sarà il sottosegretario alla Difesa per la Ricerca e l’Ingegneria, Emil Michael. Segno, questo, dal fatto che, per la Casa Bianca, l’IA non può non avere una dimensione strettamente collegata al comparto militare.
Infine, ma non meno importante, Trump ha inserito nell’unità operativa il presidente della Federal Trade Commission, Andrew Ferguson. Quest’ultimo, il mese scorso, aveva sostenuto che la narrazione apocalittica sull’IA, alimentata soprattutto da Anthropic, fosse in realtà uno stratagemma dei big tech per fare cartello: un sospetto, questo, che era stato condiviso anche dal vicepresidente americano, JD Vance. L’inserimento di Ferguson nella task force va quindi letto non solo come un segnale a favore della tutela della concorrenza ma anche, se non soprattutto, come un monito a Dario Amodei, i cui rapporti con la Casa Bianca restano altalenanti.
