I forti rialzi dei prezzi delle materie prime, scatenati dalla guerra in Medio Oriente e dal blocco dello Stretto i Hormuz, non hanno risparmiato neanche l’alluminio, il metallo leggero di fondamentale importa per i settori automobilistico, edilizio ed elettronico.
I motivi della crisi
Analizzando i dati della produzione di alluminio si può ben comprendere la crisi in corso. Le esportazioni dal Golfo Persico, completamente ferme dai primi giorni di marzo, riguardano circa il 9% della produzione globale di alluminio.
Le fonderie Alba (Aluminium Bahrain) e Qatalum in Qatar hanno ridotto complessivamente circa 570.000 tonnellate di capacità annua. Alba ha dichiarato force majeure sulle consegne per ragioni logistiche legate al blocco dello Stretto di Hormuz, mentre Qatalum, colpita da interruzioni nella fornitura di gas, opera al 60% della capacità e il suo azionista Norsk Hydro ha dichiarato force majeure verso i propri clienti.
L’alluminio mediorientale è di fondamentale importanza per l’Europa. Con il metallo leggero russo sanzionato e quello cinese colpito da dazi anti-dumping, l’alluminio mediorientale rappresentava circa il 20% dell’alluminio primario consumato in Europa.
I rialzi dei prezzi in Europa
I prezzi ne hanno fortemente risentito. Il prezzo dell’alluminio al London Metal Exchange si trovava oggi a circa 3.251,50 dollari per tonnellata. Mentre il premio Duty-Paid di Rotterdam per l’alluminio primario si attesta attualmente a $472,22 per tonnellata.
Con le tensioni a Hormuz, tuttavia, il metallo ha toccato un massimo quadriennale di oltre 3.377 dollari il 4 marzo, per poi spingersi fino a 3.520 dollari intorno al 14 marzo.
La crisi dell’automotive
La crisi dell’alluminio ha provocato una vera e propria corsa agli approvvigionamenti nel settore automotive. Il metallo è infatti parte essenziale della componentistica di auto e veicoli elettrici, basti pensare che rappresenta complessivamente circa il 15% del peso di un’automobile moderna (la cifra è ancora più alta per le elettriche).
Toyota, Nissan e Honda, che dipendono dal Medio Oriente per il 70% dell’alluminio lavorato, stanno attingendo alle riserve esistenti, riducendo già la produzione e negoziando contratti spot urgenti.
Non va meglio per i produttori europei, che devono ora importare il metallo leggero a prezzi maggiorati e con costi di trasporto più elevati. Tanto che, secondo Bloomberg, le case automobilistiche hanno già iniziato a rivedere i listini, con le auto ordinate da aprile 2026 che subiranno un ulteriore rincaro del 3-5% legato agli aumenti di prezzo di energia e metalli.
Diverse case automobilistiche occidentali, secondo quanto riferito dal Financial Times, hanno fatto sapere di avere difficoltà a procurarsi nuove forniture di alluminio. Molte stanno attingendo alle scorte, che dovrebbero durare ancora qualche mese.
L’alternativa, solo parziale, è quella di ricorrere per quanto possibile a rottami anziché a metallo nuovo, come dichiarato da un’altra casa automobilistica europea sentita dal quotidiano britannico.
Gli altri settori colpiti
Tra gli altri settori fortemente colpiti c’è l’edilizia. Profili per serramenti (finestre, porte), facciate continue, pannelli isolanti e strutture per tetti; tutti elementi che includono l’alluminio e che quasi certamente subiranno aumenti nei prezzi.
Ma c’è anche il settore alimentare; l’alluminio è fondamentale per la conservazione dei cibi, si pensi alle lattine per bevande, vaschette per alimenti, tappi a vite e il foglio sottile (foil) per il confezionamento asettico.
I produttori di packaging operano con margini bassissimi; l’aumento del premio Duty-Paid a Rotterdam si traduce quindi immediatamente in un rincaro dei prodotti al supermercato.
