Non solo pressione militare. Donald Trump, sulla crisi iraniana, starebbe iniziando a prendere in considerazione anche un’iniziativa di natura diplomatica.
«Se l’Iran non aprirà completamente, senza minacce, lo stretto di Hormuz entro 48 ore da questo preciso momento, gli Usa colpiranno e distruggeranno le sue varie centrali elettriche, cominciando da quella più grande!», ha dichiarato il presidente americano ieri su Truth. Tuttavia, sabato sera, Axios riferiva che «l’amministrazione Trump ha avviato le prime discussioni sulla fase successiva e su come potrebbero svolgersi i colloqui di pace con l’Iran». In particolare, secondo la testata, «Jared Kushner e Steve Witkoff sarebbero coinvolti nelle discussioni su una possibile iniziativa diplomatica».
Nonostante negli scorsi giorni non ci siano stati contatti diretti tra Washington e Teheran, Axios ha riportato che Egitto, Qatar e Regno Unito avrebbero mediato tra le due parti. Sembrerebbe che l’Iran sia interessato ad avviare dei negoziati ma a condizione di un cessate il fuoco. Washington, da parte sua, esigerebbe che il regime khomeinista accetti di azzerare l’arricchimento dell’uranio, oltre a bloccare il proprio programma missilistico per almeno cinque anni e a cessare di finanziare i suoi proxy regionali.
Più in generale, non è un mistero che il presidente americano stia cercando un’exit strategy. Trump è d’altronde preoccupato per il notevole incremento del prezzo della benzina negli Stati Uniti: il che potrebbe rappresentare un problema rilevante per il Partito repubblicano in vista delle elezioni di metà mandato del prossimo novembre. In tal senso, il presidente americano vorrebbe porre rapidamente fine al conflitto. Al contempo, però, non può tollerare che i pasdaran blocchino lo Stretto di Hormuz: una mossa, questa, con cui le Guardie della rivoluzione puntano a mettere in difficoltà la Casa Bianca proprio in vista delle Midterm.
È in questo senso che, secondo Axios e The Hill, il presidente americano starebbe considerando di usare forze di terra per conquistare l’isola di Kharg, da cui dipende circa il 90% delle esportazioni iraniane di greggio. L’obiettivo, in caso, sarebbe quello di mettere economicamente in ginocchio i pasdaran per costringerli a riaprire Hormuz. Al contempo, il fatto che starebbe lavorando all’opzione diplomatica, lascia intendere che Trump sia probabilmente alla ricerca di un interlocutore per adottare una soluzione venezuelana: anziché un regime change classico, l’inquilino della Casa Bianca vuole, cioè, trattare con un pezzo del vecchio regime decapitato, dopo averlo adeguatamente addomesticato. Quest’opzione, a cui Israele guarda notoriamente con una certa freddezza, garantirebbe a Trump sia di evitare di restare impantanato in costose operazioni di nation building sia di cooperare in futuro con Teheran sul fronte della produzione petrolifera.
