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La difesa del procuratore capo Figc, Chinè: “Inchiesta arbitri, ricostruzioni fantasiose”

La difesa del procuratore capo Figc, Chinè: “Inchiesta arbitri, ricostruzioni fantasiose”

Travolto dalle polemiche, nel mirino anche del ministro Abodi, il procuratore capo della Figcv Chinè si difende e spiega perché un anno fa archiviò l’esposto da cui è partita l’inchiesta di Milano sugli arbitri.

Perché la Procura della Figc nei mesi scorsi ha archiviato l’esposto dell’ex assistente arbitrale, Domenico Rocca, alla base dell’inchiesta della Procura di Milano che sta travolgendo il calcio italiano? E’ la domanda che si pongono molti, addetti ai lavori e tifosi, da quando la notizia dell’indagine nei confronti del designatore (auto sospeso) Gianluca Rocchi, ipotesi di reato di frode sportiva in concorso, è diventata di pubblico dominio.

Una vicenda al centro anche dell’affondo del ministro dello Sport, Andrea Abodi, che commentando quanto sta emergendo da Milano si è concentrato proprio sulla gestione della vicenda – o della parte conosciuta nel maggio 2025 – all’interno del sistema della giustizia sportiva. La leva per arrivare quasi certamente al commissariamento della Figc nei prossimi giorni, cancellando così l’assemblea per eleggere il nuovo presidente, fissata per il 22 giugno a Roma.

Uno tsunami che rischia di travolgere anche la Procura della Federcalcio e che ha spinto il procuratore capo Giuseppe Chinè, già discusso per le ultime vicende legate alle plusvalenze della Juventus e alla mancata richiesta di riapertura dell’indagine sul caso Osimhen, a prendere posizione con una lunga nota.

Inchiesta arbitri: la nota del capo della Procura Figc, Chinè

Modalità irrituale per una vicenda dai contorni oscuri e che potenzialmente potrebbe riportare il calcio italiano indietro nel tempo fino alle vicende di Calciopoli. Ecco il contenuto integrale della nota di Giuseppe Chinè: “Poiché in queste ultime ore alcuni organi di stampa stanno diffondendo notizie non veritiere e financo fantasiose, prive di qualsiasi aderenza alla realtà degli accadimenti, all’esclusivo fine di tutelare il puntuale e scrupoloso operato della Procura Federale della Figc che mi onoro di guidare, tengo a confermare di aver ricevuto il 21 maggio 2025 esclusivamente l’esposto firmato dall’assistente Domenico Rocca, sul presunto intervento esterno in sala Var del designatore Rocchi, durante la partita Udinese-Parma.

A seguito di tale esposto, nel pieno rispetto delle norme del Codice di Giustizia Sportiva è stata immediatamente aperta un’indagine sportiva, con l’audizione di tutti i soggetti coinvolti e a possibile conoscenza dei fatti narrati dall’esponente. All’esito di tali atti istruttori e delle testimonianze rese dalle persone presenti nella palazzina di Lissone, non sono emerse condotte di rilievo disciplinare sportivo a carico di alcun tesserato Aia.

Come previsto dal vigente Codice di Giustizia Sportiva la Procura Federale ha quindi proposto, nel luglio 2025, alla Procura Generale dello Sport presso il Coni di disporre l’archiviazione del procedimento disciplinare sportivo. Tale proposta, alla luce degli atti di indagine compiuti, e segnatamente del contenuto delle dichiarazioni rese da tutti i soggetti auditi, è stata condivisa dalla Procura Generale dello Sport.

Per quanto riguarda eventuali nuovi fatti di possibile rilievo disciplinare sportivo di cui si starebbe occupando la Procura della Repubblica di Milano, come da prassi del mio Ufficio e come sempre ho fatto in passato in relazione ad altri noti processi penali suscettibili di interesse disciplinare sportivo, confermo di essere già in contatto con gli Organi inquirenti titolari del procedimento penale e di avere già provveduto, nella data di ieri, a richiedere formalmente gli atti dell’indagine penale ove ostensibili, per avviare e, eventualmente, riaprire, qualora ci fossero elementi di prova nuovi e ritenuti decisivi, l’indagine sportiva”.

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