I Marines statunitensi schierati presso la base di Guam, nel Pacifico, stanno collaudando un nuovo sistema missilistico difensivo a medio raggio (in sigla, Mric), che sarà impiegato dal Corpo dei Marines al posto del vecchio sistema Hawk, ormai risalente agli anni Novanta. L’esercitazione ha preso il nome di Valiant Shield, ed è diventata il banco di prova per il personale della III Forza di Spedizione schierata a Camp Blaz.
Secondo quanto riportato dai canali ufficiali del Pentagono, l’Mric avrebbe intercettato con successo un bersaglio aereo il 30 giugno scorso, nel corso di un attacco simulato. Nel comunicato, si legge che il nuovo sistema d’arma rappresenta un «significativo passo avanti nelle capacità operative, poiché si colloca tra i missili per difesa aerea portatili Stinger e quelli a lungo raggio Patriot, essendo progettato specificatamente per le operazioni tipiche del Corpo dei Marines».
Come funziona la nuova difesa antimissile
Le nuove batterie vengono dispiegate tramite rimorchi che trasportano venti intercettori ciascuno, in modo piuttosto rapido, poiché i sistemi Mric possono abbattere bersagli da una distanza che va da 3 a 70 chilometri. Questo consentirebbe ai Marines di fruire di una copertura aerea difensiva che si muove insieme alle forze mentre manovrano all’interno della zona d’ingaggio delle armi nemiche, difendendo al contempo risorse critiche come basi aeree, piste d’atterraggio e punti di rifornimento e armamento avanzati. Il progetto, pensato nel 2023, ha visto l’applicazione di tecnologie mutuate dal sistema israeliano Iron Dome e, secondo il Force Design 2030 del Corpo dei Marines, tre batterie Mric dovrebbero essere poste in servizio entro il 2028.
Il maggiore Emi Gutierrez, comandante della batteria di tiro utilizzata nel collaudo, viene citato nel comunicato stampa dei Marines e dichiara: «Prima dell’Mric, la nostra capacità di difesa aerea era principalmente a corto raggio; il Corpo dei Marines ha impiegato lo Stinger per anni, ma tale capacità è significativamente diversa e, con l’evoluzione dei sistemi d’arma di difesa aerea, abbiamo visto la necessità di adattarci, e lo Mric si adatta perfettamente alla guerra di spedizione, grazie alla possibilità di essere schierato rapidamente».
Un supporto tecnologico imprescindibile in guerra
La collaborazione tra Israele e Usa in fatto di missilistica non è una novità; lo è, invece, quella tra Ucraina e Francia, che nei prossimi giorni si incontreranno per la prima volta, con lo scopo di definire un sistema di intercettazione per missili balistici di produzione nazionale che costituisca una difesa contro quelli russi. Lo ha dichiarato giovedì il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, confermando che l’iniziativa fa seguito al vertice Nato che si è tenuto la scorsa settimana ad Ankara, dove gli alleati hanno promesso altri 70 miliardi di euro in aiuti militari all’Ucraina entro quest’anno. Inoltre, dopo mesi di richieste e rifiuti, l’Ucraina starebbe anche ottenendo dagli Stati Uniti il permesso di produrre su licenza i propri intercettori Patriot.
«Il nuovo sistema ucraino si chiamerà Freya», ha detto Zelensky. «Sarà costruito basandoci su un modello industriale europeo e, pur essendo analogo in termini di prestazioni ai Patriot, potrà essere prodotto in massa, più rapidamente e in modo più economico, al ritmo di tre al giorno a partire da agosto». Si prevede, infatti, un costo per colpo di circa 700.000 dollari, contro i circa 3,8 milioni di dollari di un Patriot Pac-3. Stando a un rapporto delle Nazioni Unite sugli attacchi missilistici e con droni a lungo raggio, questi avrebbero causato il 45% delle vittime civili in Ucraina. I dati sono relativi al mese di maggio scorso, ma è vero anche oggi che i missili balistici rimangono l’unica minaccia che l’Ucraina non è ancora in grado di intercettare con un sistema sviluppato a livello nazionale.
I rifornimenti per l’Ucraina
Il sistema Freya non nasce ex novo: si basa, invece, sul missile intercettore Fp-7X prodotto dall’ucraina Fire Point, ed è progettato per colpire un bersaglio balistico a circa 24 chilometri di altitudine. E, come i Patriot, sarà un sistema completo (composto da effettori, lanciatori e centro di comando e controllo), ma dipenderà ancora dal supporto degli alleati per la sua produzione. Da qui il commento del presidente ucraino: «Potremmo farlo da soli, ma per creare rapidamente il nostro sistema antibalistico in fretta, abbiamo bisogno di partner europei che abbiano la capacità produttiva di quegli elementi che l’Ucraina non possiede ancora per il proprio sistema antibalistico».
Per questo, la società Fire Point ha firmato un memorandum d’intesa con la tedesca Hensoldt per la tecnologia radar ed è in trattative con la francese Thales, l’italiana Leonardo e la norvegese Kongsberg proprio per la fornitura di sistemi di tracciamento, comando e controllo.
