Home » Tempo Libero » Viaggi » Snackpacking, il nuovo modo di viaggiare passa dal cibo: le 10 mete da assaggiare nell’estate 2026

Snackpacking, il nuovo modo di viaggiare passa dal cibo: le 10 mete da assaggiare nell’estate 2026

Snackpacking, il nuovo modo di viaggiare passa dal cibo: le 10 mete da assaggiare nell’estate 2026

Dallo street food ai panifici storici, sempre più giovani scelgono le destinazioni in base alle specialità locali da provare e condividere sui social. Il fenomeno si chiama snackpacking e sta trasformando il turismo gastronomico: ecco dieci città da scoprire, dall’Italia al Sud-Est Europa

Non più soltanto monumenti, spiagge e musei. Nell’estate 2026, per molti giovani, la prima tappa di un viaggio potrebbe essere un mercato rionale, un forno storico o un piccolo chiosco di street food. Si chiama snackpacking ed è la nuova tendenza che invita a conoscere una destinazione attraverso i suoi assaggi più caratteristici, possibilmente economici, autentici e facili da consumare passeggiando.

Il fenomeno coinvolge soprattutto Millennial e appartenenti alla Generazione Z. Secondo i dati del Global Travel Trends Report citati nel comunicato di BWH Hotels Italy & South-East Europe, l’89% dei giovani considera l’assaggio delle specialità locali una parte fondamentale del viaggio. Il 69% cerca lo street food, il 53% visita panifici storici e il 50% entra nei negozi alimentari di quartiere per scoprire prodotti tipici.

Lo snackpacking non coincide, quindi, con il tradizionale turismo enogastronomico fatto di ristoranti stellati, degustazioni organizzate o itinerari tra cantine. Il suo terreno ideale è la strada: una focaccia mangiata nei caruggi di Genova, un pasticciotto ancora caldo a Lecce, una bougatsa acquistata in un mercato di Salonicco.

Che cos’è lo snackpacking

Il termine nasce dall’unione di “snack” e “packing” e descrive un modo di viaggiare nel quale gli assaggi locali diventano parte integrante dell’itinerario. Si parte con una lista di cibi da provare, mercati da visitare e botteghe da fotografare, costruendo il percorso intorno ai sapori quotidiani della città.

La ricerca non riguarda necessariamente prodotti costosi o sofisticati. Al contrario, lo snackpacking premia le preparazioni popolari, i piatti da passeggio e le attività commerciali frequentate dagli abitanti del posto.

Il cibo diventa così uno strumento per entrare rapidamente in contatto con la cultura locale. Visitare un mercato permette di osservare abitudini, orari, ingredienti e rituali quotidiani che difficilmente emergono dai percorsi turistici più tradizionali.

Anche gli alberghi stanno cercando di intercettare questa tendenza, trasformandosi da semplici luoghi di pernottamento in punti di partenza dai quali esplorare mercati, quartieri e micro-esperienze gastronomiche.

Il ruolo di TikTok e Instagram

A spingere il fenomeno sono soprattutto i social network. Piatti colorati, confezioni insolite e preparazioni realizzate davanti al cliente si prestano perfettamente ai video brevi e ai contenuti fotografici.

Oltre il 75% dei giovani viaggiatori dichiara di essere disposto a cercare durante una vacanza uno specifico prodotto alimentare dopo averlo visto diventare virale online. Uno degli esempi più evidenti è l’hashtag #711, legato ai video girati nei punti vendita della catena 7-Eleven: avrebbe superato i 900 mila post su Instagram e i 266 mila video su TikTok.

Minimarket, mercati e panifici finiscono così per trasformarsi in attrazioni turistiche. Una dinamica già evidente in diverse città asiatiche e che sta progressivamente interessando anche le destinazioni europee.

Il rischio è che la ricerca dell’assaggio virale produca nuove file e concentrazioni di visitatori intorno a pochi indirizzi. Allo stesso tempo, però, il fenomeno può distribuire la spesa turistica anche nei quartieri meno centrali, sostenendo botteghe e produttori che normalmente resterebbero fuori dai circuiti più frequentati.

Il turismo gastronomico vale oltre mille miliardi

Lo snackpacking si inserisce in un mercato molto più ampio. Secondo il Culinary Tourism Market Report 2026 citato nel documento, il turismo enogastronomico globale potrebbe raggiungere un valore di 1.230 miliardi di dollari entro la fine dell’anno, in crescita rispetto ai 1.060 miliardi del 2025. Le proiezioni indicano un possibile aumento fino a 2.190 miliardi di dollari entro il 2030.

L’Italia occupa una posizione privilegiata grazie alla varietà delle sue cucine regionali e alla presenza diffusa di mercati, forni, gastronomie e produzioni locali. I dati Enit richiamati dal Ministero del Turismo indicano, nell’ultimo decennio, una crescita del 176% dei soggiorni legati all’enogastronomia, con 2,4 milioni di presenze e una spesa internazionale di 395,5 milioni di euro.

Accanto alle mete tradizionalmente associate alla cucina italiana, il nuovo modo di viaggiare porta però alla scoperta anche di città meno scontate e destinazioni del Sud-Est Europa.

Lecce, tra pasticciotti e rustici

A Lecce lo snackpacking può iniziare dal mercato di Porta Rudiae e proseguire tra le botteghe del centro barocco. Gli assaggi simbolo sono il pasticciotto leccese, preferibilmente ancora caldo, e il rustico, preparato con pasta sfoglia, besciamella, pomodoro e mozzarella.

Sono prodotti facili da mangiare passeggiando e raccontano due anime della gastronomia salentina: quella dolce delle pasticcerie e quella salata di rosticcerie e forni.

Catania e la tavola calda siciliana

A Catania una delle tappe fondamentali è la Pescheria, il mercato storico situato nel cuore della città. Tra voci, bancarelle e prodotti del mare, il mercato offre uno spaccato della quotidianità catanese.

Per uno snack veloce si può scegliere la tavola calda siciliana: cartocciate, cipolline e altre preparazioni farcite. Da provare anche le bevande preparate nei tradizionali chioschi, come il seltz con limone e sale.

Verona oltre l’Arena

La scoperta gastronomica di Verona passa dai mercati, dalle osterie e dalle botteghe del centro. Tra gli assaggi proposti compaiono il risino veronese, i cicchetti accompagnati dai salumi della Lessinia e alcune preparazioni ispirate alla pastissada de caval.

Una prospettiva diversa rispetto all’immagine più romantica e monumentale della città, che permette di esplorare anche la sua identità culinaria.

Genova, focaccia tra i caruggi

Genova è una delle destinazioni ideali per chi vuole viaggiare assaggiando. Il Mercato Orientale e i caruggi del centro storico permettono di alternare prodotti freschi e specialità già pronte.

La protagonista è naturalmente la focaccia genovese, insieme alla focaccia di Recco. Tra le alternative figurano la farinata e i frisceu, frittelle preparate con erbe o baccalà.

Bologna, mortadella e crescentine

Nel Quadrilatero e al Mercato delle Erbe di Bologna, botteghe e banchi alimentari rappresentano una parte essenziale dell’esperienza cittadina.

Gli assaggi suggeriti comprendono la mortadella servita a cubetti, le crescentine calde e i tranci di pizza in teglia. Una formula semplice, che consente di provare più prodotti senza necessariamente sedersi al ristorante.

Viterbo e i sapori della Tuscia

Nel quartiere medievale di San Pellegrino, a Viterbo, lo snackpacking conduce tra botteghe storiche e mercati dei produttori della Tuscia.

Tra le specialità da provare ci sono il panino con la porchetta, i fagioli con le cotiche reinterpretati in versione da strada e i tozzetti alle nocciole dei Monti Cimini.

Perugia, dalla torta al testo al cioccolato

Forni, piccoli alimentari e botteghe artigiane caratterizzano il centro storico di Perugia. La specialità più adatta allo snackpacking è la torta al testo, farcita con prosciutto di Norcia e formaggio oppure con salsiccia e verdure.

Non manca il cioccolato, uno dei prodotti maggiormente associati alla città, insieme ai tradizionali Baci e alle produzioni artigianali locali.

Salonicco tra bougatsa e mercati storici

Fuori dall’Italia, una delle destinazioni selezionate è Salonicco. I mercati di Modiano e Kapani consentono di scoprire spezie, prodotti freschi e specialità della cucina greca.

La bougatsa, una sfoglia proposta in versione dolce o salata, è uno degli assaggi più caratteristici. Completano l’itinerario i souvlaki e i koulouri, le tipiche ciambelle di pane ricoperte di sesamo.

Yerevan, lavash e frutta secca

A Yerevan la tappa centrale è il mercato coperto GUM, ricco di frutta, spezie e prodotti conservati.

Tra i cibi da provare figurano il lavash, il tradizionale pane armeno cotto nel tonir, e il lamadjo, una sottile base di impasto ricoperta di carne speziata. Molto diffusa anche la frutta essiccata farcita con noci.

Tirana, byrek e qofte al Pazari i Ri

Il percorso si conclude a Tirana, dove il Pazari i Ri, il Nuovo Mercato, riunisce banchi alimentari, spezie, chioschi e locali all’aperto.

Lo snack più rappresentativo è il byrek, acquistato caldo nei forni di quartiere e farcito, tra le altre varianti, con formaggio o spinaci. Da provare anche le qofte, polpette o piccoli spiedini di carne speziata.

Lo snackpacking racconta quindi una trasformazione più ampia del turismo: il desiderio di vivere esperienze immediate, accessibili e apparentemente più autentiche. Il cibo non è più soltanto una pausa tra una visita e l’altra, ma diventa la bussola con cui costruire l’intero viaggio.

© Riproduzione Riservata