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Houston, la toilette ha un problema: le disavventure igieniche della missione Artemis 2

Houston, la toilette ha un problema: le disavventure igieniche della missione Artemis 2

Dopo l’avaria alla ventola se ne manifesta uno anche al sistema di scarico verso l’esterno. In dieci giorni l’equipaggio produce quasi 50 litri di urina, così i tecnici sono già al lavoro per una soluzione. Sarà fondamentale l’analisi della Orion dopo la missione

Sono tante le cose che ricorderemo di questa missione spaziale, dal divertente passaggio del vasetto di Nutella fluttuante, fino al momento commovente della dedica di un cratere lunare, Carroll, alla defunta moglie del comandante. Ma nessuna missione manca di imprevisti, e finora quello più severo è stata l’avaria alla ventola di aspirazione della toilette di bordo. Ora il bagno spaziale di Artemis 2 funziona perfettamente, ma c’è un altro problema, lo svuotamento del serbatoio. A parte essere il primo bagno in assoluto ad aver volato oltre l’orbita terrestre, poiché gli astronauti delle missioni Apollo usavano sacchetti di plastica, resta comunque l’unico servizio igienico disponibile per quattro persone per dieci giorni, e in una situazione di convivenza continua.

Perdite di urina nello spazio

Non ci vuole uno scienziato per capire che tale fondamentale risorsa sia quantomeno da ripensare, certamente da migliorare. Infatti, il gabinetto di bordo si è intasato, causando non poche difficoltà ai quattro astronauti per espellere l’urina accumulata nello spazio. Inoltre, l’equipaggio della Orion Integrity ha segnalato che dal bagno si avverte odore di bruciato del quale non è nota l’origine, ma ciò non preoccuperebbe più di tanto il Centro di Controllo della missione. Così, il giorno dopo il sorvolo della Luna da parte di Artemis 2, i funzionari della Nasa hanno fornito un ulteriore aggiornamento sul bagno di bordo, che poi a livello progettuale è una versione più compatta di quello, molto collaudato, presente sulla Stazione Spaziale Internazionale.

Cosa succederà ora alla toilette Nasa

In ogni caso, Rick Henfling, direttore di volo della missione Artemis 2, martedì pomeriggio, durante la consueta conferenza stampa, ha dichiarato che il bagno rimane funzionante: «La sfida che stiamo affrontando è lo svuotamento del serbatoio; lo sfiato è molto più piccolo di quanto ci aspettassimo, quindi dobbiamo ricorrere ad altri metodi alternativi». Facciamo due conti: ogni umano in salute orina almeno 4 volte al giorno circa 0,3 litri. Per quattro astronauti e per la durata della missione sono circa 48 litri. Feci escluse.

A Houston, dove è noto che la Nasa risolve i problemi, i tecnici avevano pensato che a ostruire lo scarico della ventilazione verso lo spazio (sulla ISS la pipì si depura e si ricicla, ma c’è spazio per l’impianto), fosse il ghiaccio. Invece il problema rimane anche dopo l’attivazione dei riscaldatori e dopo aver inclinato l’Orion verso il sole per facilitare lo scioglimento di eventuali cristalli ghiacciati.

Le toilette Nasa del futuro

Altri tecnici pensano invece che siano in corso reazioni chimiche non previste che generano detriti gelatinosi se non solidi, e che siano questi a intasare lo scarico. Il problema è che sulla superficie esterna della Orion non si possono installare scarichi a piacimento: durante il rientro nell’atmosfera il sistema di protezione termica deve resistere a temperature elevatissime per garantire la sicurezza dell’equipaggio. E siccome la missione Artemis 1 incontrò un problema con lo scudo termico, proprio in prossimità di alcuni fori di scarico, alla Nasa presero provvedimenti in tal senso, e oggi sono confidenti che il problema di sicurezza non si presenterà più, ma dovranno affrontare quello igienico.

La dottoressa Lori Glaze della Direzione per lo Sviluppo dei sistemi di esplorazione della Nasa, ha dichiarato: «Probabilmente non otterremo risposte concrete finché non avremo esaminato la Orion Integrity da vicino; non appena riusciremo ad ammarare potremo arrivare alla radice del problema». Così, il rientro di Artemis 2 concluderà una missione storica sia per l’umanità, sia per il futuro delle toilette spaziali.

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