Home » Attualità » Esteri » Iran-Usa, raid nel Golfo: Teheran minaccia escalation totale

Iran-Usa, raid nel Golfo: Teheran minaccia escalation totale

Iran-Usa, raid nel Golfo: Teheran minaccia escalation totale

Gli Stati Uniti colpiscono obiettivi iraniani nel Golfo Persico mentre Teheran minaccia di bloccare il petrolio e Hezbollah intensifica gli attacchi contro Israele. I negoziati sul nucleare rischiano di saltare.

Nuova escalation militare in Medio Oriente mentre i delicati negoziati tra Stati Uniti e Iran sul programma nucleare rischiano di precipitare sotto il peso delle tensioni militari. Washington ha confermato di aver effettuato una serie di attacchi aerei contro obiettivi iraniani nel sud del Paese, colpendo postazioni missilistiche e unità navali collegate ai Pasdaran nel Golfo Persico. L’operazione, definita dagli americani “preventiva e difensiva”, è stata confermata dal Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM). Il portavoce Tim Hawkins, intervistato da Fox News, ha spiegato che i raid avevano lo scopo di «proteggere le forze americane dalle minacce provenienti dalle unità iraniane». Secondo la versione americana, tra gli obiettivi colpiti figuravano piattaforme missilistiche e imbarcazioni sospettate di preparare il posizionamento di mine nello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico energetico mondiale. Washington ha comunque insistito sul fatto di voler mantenere una linea di “moderazione”, nonostante il cessate il fuoco nella regione appaia sempre più fragile. Ma la reazione di Teheran non si è fatta attendere. I media iraniani vicini al regime hanno riferito che due unità della Marina delle Guardie Rivoluzionarie sarebbero state attaccate da caccia statunitensi durante una missione nel Golfo Persico. Secondo le ricostruzioni diffuse dalla stampa iraniana, almeno quattro membri dei Pasdaran sarebbero rimasti uccisi.

Le minacce iraniane

Nelle stesse ore diverse fonti locali hanno parlato di violente esplosioni nella città portuale di Bandar Abbas, uno dei punti strategici più importanti dell’Iran sullo Stretto di Hormuz. L’episodio alimenta il timore di un ulteriore deterioramento della situazione e rischia di compromettere i colloqui diplomatici in corso tra Washington e Teheran per arrivare a un’intesa sul nucleare e sulla riapertura delle rotte marittime attualmente paralizzate. Durissima la risposta verbale delle autorità iraniane. Abolfazl Shekarchi, portavoce delle Forze Armate iraniane, ha avvertito che qualsiasi nuova aggressione contro la Repubblica islamica riceverà una risposta «molto più severa», capace di estendersi oltre il Medio Oriente. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, il militare ha dichiarato che l’Iran è pronto a colpire interessi strategici ben oltre i confini regionali e ha minacciato apertamente il traffico energetico internazionale: «Se impediranno le nostre esportazioni, l’Iran impedirà al petrolio di lasciare la regione». Ancora più radicale il messaggio attribuito alla Guida Suprema Mojtaba Khamenei nel discorso per l’Hajj rilanciato dall’agenzia Tasnim. Khamenei ha sostenuto che Israele starebbe entrando «nelle fasi finali della sua miserabile esistenza» e ha affermato che gli Stati Uniti non avranno più basi sicure nella regione. Nel messaggio si parla apertamente della possibilità di colpire le installazioni americane in Medio Oriente e di modificare definitivamente gli equilibri regionali. Sul piano diplomatico, Donald Trump ha ribadito che un eventuale accordo con Teheran dovrà prevedere la completa eliminazione delle scorte iraniane di uranio arricchito sotto supervisione internazionale. In un messaggio pubblicato su Truth Social, il presidente americano ha spiegato che il materiale nucleare potrebbe essere trasferito negli Stati Uniti oppure distrutto direttamente in Iran sotto il controllo di osservatori internazionali. Secondo indiscrezioni pubblicate dal New York Times, il nodo centrale del memorandum in discussione sarebbe proprio la rinuncia iraniana alle riserve di uranio altamente arricchito. Tuttavia funzionari americani avrebbero ammesso che l’intesa potrebbe subire ulteriori ritardi a causa delle procedure interne di approvazione imposte dal regime iraniano.

Si scalda il fronte israelo-libanese

Nel frattempo si aggrava anche la crisi sul fronte israelo-libanese. Benjamin Netanyahu ha annunciato che Israele intensificherà le operazioni contro Hezbollah dopo il forte aumento degli attacchi con droni e razzi contro il nord del Paese. Le Forze di difesa israeliane hanno confermato una nuova ondata di raid contro obiettivi del movimento sciita nel Libano meridionale e orientale. Secondo fonti della sicurezza libanese, molti civili starebbero lasciando i sobborghi meridionali di Beirut, storica roccaforte di Hezbollah, temendo l’avvio di un’offensiva israeliana su larga scala. Nel nord di Israele, diverse comunità vicine al confine hanno deciso autonomamente di chiudere le scuole e attivare la didattica a distanza. Un alto funzionario americano citato dal Times of Israel ha inoltre riferito che Hezbollah avrebbe lanciato negli ultimi giorni oltre mille droni e centinaia di razzi contro Israele, ignorando gli avvertimenti internazionali sul cessate il fuoco. Secondo Washington, il gruppo sciita starebbe tentando di sabotare i negoziati diplomatici in corso tra Israele, Libano e Stati Uniti. A preoccupare maggiormente le autorità israeliane è soprattutto l’utilizzo crescente di droni FPV guidati tramite fibra ottica, considerati quasi immuni ai tradizionali sistemi di disturbo elettronico. In una rara ammissione pubblica, un funzionario delle IDF ha dichiarato che Israele sarebbe attualmente «indifeso» di fronte a questa minaccia tecnologica e che alcune restrizioni diplomatiche imposte dagli Stati Uniti starebbero limitando la capacità di risposta militare israeliana su larga scala in Libano.

© Riproduzione Riservata