Sono risultati negativi i test effettuati all’ospedale Sacco di Milano sui due cooperanti italiani rientrati dall’Uganda, affetti da sintomi febbrili che in un primo momento sembravano essere riconducibili al virus ebola.
Nel frattempo, però, l’epidemia di Ebola continua ad affliggere l’Uganda e le regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo, con contagi e decessi che crescono quasi quotidianamente.
Negativi i cooperanti italiani
La vicenda dei due cooperanti comaschi rientrati dall’Uganda aveva inizialmente generato apprensione.
I due ragazzi avevano infatti sviluppato febbre con presenza di vomito e diarrea, sintomi riconducibili all’ebola (e a molte altre malattie). Visto il Paese da cui i due cooperanti rientravano (l’Uganda), è stato prontamente attivato il protocollo sanitario.
Le analisi hanno quindi escluso il virus ebola, riscontrando invece la presenza del batterio intestinale Shigella, che provoca gli stessi sintomi del ben più letale virus.
L’assessore alla salute della regione Lombardia, Guido Bertolaso, ha voluto sottolineare come “al momento non sussistono elementi di allarme per la salute pubblica”. Una valutazione condivisa anche dal Ministero della Salute, secondo il quale il rischio in Italia rimane “molto basso” e che non c’è alcun allarme pandemia.
Il capo dell’Oms in Congo
La situazione è però ben diversa in Africa centrale. Secondo il capo dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, “ci troviamo ad affrontare un’epidemia” di ebola “estremamente grave e difficile”.
Un’epidemia che in questa fase “si sta diffondendo rapidamente. Finora nella Repubblica Democratica del Congo [Rdc] sono stati confermati 101 casi con 10 decessi, ma sappiamo che l’epidemia nella Rdc è molto più estesa: attualmente si contano oltre 900 casi sospetti e 220 decessi sospetti“.
Anche per questo, il capo dell’Oms è arrivato oggi nella Repubblica Democratica del Congo. La visita ha un valore sia simbolico che operativo, il direttore generale intende infatti valutare direttamente sul campo le misure di risposta e incontrare le autorità sanitarie locali e i partner impegnati nel contenimento del focolaio.
L’Oms ha nel frattempo alzato il livello di allerta venerdì scorso, portandolo a “molto alto” per la RDC e ad “alto” a livello regionale, pur mantenendo basso il rischio a livello globale.
Assalti agli ospedali e pazienti in fuga
Uno degli ostacoli più gravi al contenimento dell’epidemia è la violenza sistematica contro le strutture sanitarie. Sono infatti almeno tre gli episodi di questo tipo che si sono verificati nella provincia nordorientale dell’Ituri, dove sono stati segnalati i primi casi di Ebola.
Due di questi attacchi si sono concentrati nello stesso fine settimana contro il medesimo ospedale, permettendo a più di una ventina di pazienti di fuggire dall’isolamento.
Il primo grave episodio ha riguardato il centro sanitario di Rwampara, dove un gruppo di residenti inferociti ha fatto irruzione nella struttura esigendo la restituzione dei corpi dei propri cari morti di Ebola (il virus è trasmissibile anche da morti).
La notte successiva, a Mongbwalu, degli abitanti hanno appiccato il fuoco a una tenda allestita da Medici Senza Frontiere per i casi sospetti e confermati di Ebola, mentre le fiamme divampavano, 18 persone con sospetta infezione sono fuggite dalla struttura e di loro si sono perse le tracce.
Cos’è l’Ebola?
Ma quanto è trasmissibile questo virus? Siamo di fronte a una possibile pandemia? Il rischio è molto basso, prima però occorre specificare di che malattia stiamo parlando.
L’Ebola è una malattia emorragica grave che esordisce con sintomi come febbre, stanchezza, dolori muscolari e mal di gola, per poi aggravarsi con vomito, diarrea, compromissione della funzionalità renale ed epatica e, più raramente, emorragie. La mortalità è piuttosto alta, circa la metà dei pazienti colpiti da Ebola muore.
La variante attualmente in circolazione nella RDC è il virus di Bundibugyo, una delle specie più rare. Scoperto meno di vent’anni fa nell’Uganda occidentale, si ritiene che i pipistrelli della frutta siano i probabili serbatoi naturali del virus.
L’infezione umana avviene tramite contatto ravvicinato con il sangue o le secrezioni di animali infetti, come pipistrelli o primati non umani, e si trasmette poi da persona a persona attraverso il contatto diretto con sangue, secrezioni, organi o altri liquidi corporei di individui infetti, o con superfici contaminate.
Una storia ben diversa quindi dal Covid-19, che si trasmetteva anche e soprattutto per via respiratoria. Occorre inoltre specificare che una persona infetta è contagiosa solo dopo la comparsa dei sintomi.
Non è possibile contrarre l’Ebola semplicemente stando vicino a qualcuno o incrociandolo in uno spazio pubblico, fatto che da solo dovrebbe contribuire alla bassa trasmissibilità del virus, assalti agli ospedali permettendo.
