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Artemis 2, non solo una missione: la Luna potrebbe diventare la nuova frontiera umana

Una nuova corsa alla Luna che non è soltanto conquista: all’umanità servono risorse, tecnologie e risposte, oltre a un luogo dal quale Marte è più vicina

Questa volta non è soltanto una questione di supremazia tecnologica, quanto di opportunità imperdibile. E non si tratta di arrivare e ritornare indietro vivi, bensì di costruire lentamente e non senza difficoltà, un avamposto umano sul nostro satellite naturale. Perché all’umanità occorre un banco di prova per Marte, e la Luna costituisce il trampolino di lancio migliore per provare le tecnologie e i sistemi abitativi; per collaudare i metodi per generare energia come le attrezzature necessarie per sopravvivere senza atmosfera per lunghi periodi e non, come avvenne dal 1969 al 1972, per poche ore.

E siccome è impensabile quanto costoso e rischioso spedire continuamente rifornimenti fino sulla Luna, abbiamo deciso di affrontare un’altra sfida, utilizzare risorse lunari per viverci. La scoperta di ghiaccio, in particolare nei crateri permanentemente in ombra del Polo Sud lunare, è cruciale. Questo ghiaccio, oltre che diventare acqua, può essere trasformato in ossigeno per la respirazione e in idrogeno per il propellente dei razzi. La polvere lunare, detta regolite, sarà usata per costruire come per produrre ossigeno e carburante, e anche per estrarre alluminio, ferro e silicio.

Quali sono le opportunità lunari

Dopo la fine del programma Apollo, nel 1972 (Apollo 17), la ricerca scientifica lunare in campo geologico si era fermata. E pensare che il motto di quell’ultima missione fu The Cutting Edge (punta di diamante/la frontiera), che rifletteva lo spirito di esplorazione avanzata e sottolineava il fatto di portare la tecnologia e la ricerca scientifica ai massimi livelli, spingendosi oltre i confini conosciuti.

Oggi, con la disponibilità di macchine automatiche e tecnologie migliori, esplorare porterà facilmente alla scoperta di opportunità, e potrà svelare alcuni dei misteri sulla storia del sistema solare. Comincerà quindi una vera economia lunare, con opportunità economiche date dall’estrazione mineraria e dall’utilizzo della regolite lunare per realizzare costruzioni. Tutto questo sarà possibile se l’accesso alla Luna resterà aperto e regolato, dunque avere una leadership geopolitica anche sulla Luna diverrà fondamentale. Ciò detto, nel momento in cui scriviamo (31 marzo ore 11), il grande razzo di SpaceX SLS (Space Launch System) e la sua navicella Orion sono sulla rampa di lancio, e anche la massiccia eruzione solare in corso da ieri, che ha provocato blackout radio in Australia, non rappresenta una minaccia per il lancio.

Artemis 2, non solo una missione: la Luna potrebbe diventare la nuova frontiera umana

Un rifugio spaziale contro le tempeste solari

Il conto alla rovescia sta continuando e il «liftoff», il decollo, è previsto per le 00:24 italiane del 2 aprile, e potremo seguire la missione online sui siti web di Nasa e SpaceX Artemis. Ma le condizioni meteorologiche spaziali possono rappresentare un serio rischio per gli astronauti come per i satelliti, così la missione Artemis 2 ha anche in programma di collaudare un rifugio anti-radiazioni per il suo equipaggio, che sarà di quattro astronauti. Emily Nelson, direttrice di volo di Artemis 2, spiega: «In pratica, abbiamo una sezione della navicella spaziale in cui ci posizioneremmo, e l’equipaggio rimarrebbe in quell’area finché l’evento non sarà terminato».  

La missione durerà 10 giorni per arrivare a destinazione, orbitare intorno alla Luna e ritornare. A bordo l’astronauta veterano Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, entrambi della Nasa, gli specialisti di missione Christina Koch (Nasa) e Jeremy Hansen dell’Agenzia spaziale canadese. La navicella Orion è alimentata dal Modulo di servizio europeo (ESM), sviluppato e costruito da Airbus per conto dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), e questo non è affatto un dettaglio, bensì fondamentale affinché l’Europa (e l’Italia) siano parte della nuova corsa alla Luna, oltre alle agenzie spaziali più blasonate, come quelle di India, Russia, Cina e Corea.

Il futuro dell’uomo sulla Luna

Del resto Artemis, Artemide, nell’origine mitologica greca è la sorella gemella di Apollo, che qui si pone un obiettivo ambizioso: stabilire una presenza umana stabile e a lungo termine sulla Luna, che rimane un ambiente ostile: vuoto, senza atmosfera, poca gravità e nessuna protezione dai meteoriti, colpito da radiazioni cosmiche e con temperature estreme. Ma ancora l’unico cortile di casa di noi terrestri nel quale sperimentare in campi come medicina, robotica, energia e scienze.

Le missioni Apollo portarono progressi nell’informatica e nella tecnologia; la permanenza degli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale ha portato a innovazioni nella medicina, nel riciclo, nella purificazione dell’acqua, nella conservazione di alimenti e nell’agricoltura, la Luna ci porterà altre meravigliose invenzioni, perché lassù ogni risorsa conterà ancora di più per via della lontananza dal punto di partenza dei rifornimenti. Seppure 57 anni dopo Apollo forse nessuno componga nuove canzoni o lanci mode per questo ritorno umano sulla Luna, resta viva una espressione che si usa nell’ambiente aerospaziale, e che rappresenta il commiato e insieme l’augurio per un viaggio di successo che oggi rinasce internazionale: Godspeed, Artemis 2!

Anche un italiano camminerà sulla Luna

Un astronauta italiano camminerà sulla Luna. Lo prevede l’accordo firmato oggi a Washington dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, con delega allo spazio, e dall’amministratore capo della Nasa Jared Isaacman. Lo scrive in un post su X il presidente dell’Agenzia Spaziale Italia, Teodoro Valente. “Una lunga cooperazione spaziale, oggi ancor più profonda tra Nasa e Asi, porterà a realizzare un campo base sulla Luna e un astronauta italiano a camminare sulla superficie lunare”. Grazie all’accordo, infatti, il modulo abitativo italiano per la Luna detto “Mph” diventa parte integrante del programma Artemis.

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