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INPS, dal 2027 aumenta l’età pensionabile: fino a 5 mesi in più per uscire dal lavoro

INPS, dal 2027 aumenta l’età pensionabile: fino a 5 mesi in più per uscire dal lavoro

Cambiano i requisiti per pensione di vecchiaia, anticipata e Quota 41: ecco chi dovrà lavorare più a lungo, quando e per quanto e cosa succede a isopensione e fondi esubero.

Il Signor Rossi e la Signora Bianchi, che pensavano di essere vicini alla pensione, dovranno rifare i conti. Dal 2027 i tempi si allungano. Al signor Rossi, lavoratore dipendente che pensava di andare in pensione anticipata nel 2029, serviranno 5 mesi in più di contributi, oltre alla finestra di attesa per il pagamento dell’assegno. La signora Bianchi, che maturerà la pensione di vecchiaia nel 2027, dovrà aspettare un mese in più rispetto ad oggi e dal 2029 i mesi saranno cinque anche per lei. L’aumento dell’aspettativa di vita fa scattare un nuovo adeguamento dei requisiti anagrafici e contributivi. Conseguenza? Entro il 2029, l’età pensionabile salirà complessivamente di 5 mesi. Le modifiche, introdotte dalla Legge di Bilancio 2026, coinvolgeranno milioni di lavoratori e non solo per le pensioni di vecchiaia, ma anche per quelle anticipate, per i contributivi puri e per Quota 41 dei lavoratori precoci.

Dal 2027 aumenta l’età per la pensione di vecchiaia

Da anni il sistema pensionistico italiano prevede un adeguamento automatico dei requisiti in base all’aspettativa di vita. Ma nel 2027, dopo diversi anni di sostanziale stabilità, torneranno gli aumenti. La pensione di vecchiaia, che oggi si ottiene a 67 anni con almeno 20 anni di contributi, richiederà dal 1 gennaio 2027 un mese in più (67 anni e un mese). Dal 2028 ci sarà un ulteriore incremento fino a 67 anni e tre mesi.  E le stime sui dati Istat indicano un possibile nuovo adeguamento dal 2029, che farebbe salire l’età pensionabile a 67 anni e cinque mesi. L’aumento riguarderà anche i cosiddetti “contributivi puri”, cioè coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1 gennaio 1996. Per questa categoria la pensione di vecchiaia contributiva passerà dagli attuali 71 anni a 71 anni e un mese nel 2027, poi a 71 anni e tre mesi nel 2028 e infine a 71 anni e cinque mesi dal 2029, mantenendo il requisito minimo di cinque anni di contributi. In pratica, chi oggi è vicino al pensionamento dovrà rivedere i propri calcoli e mettere in conto alcuni mesi di lavoro aggiuntivi.

Pensione anticipata: aumentano contributi e tempi di uscita

Le novità riguardano anche la pensione anticipata ordinaria, cioè quella che permette di lasciare il lavoro indipendentemente dall’età anagrafica, una volta raggiunti i contributi richiesti.Oggi servono 42 anni e 10 mesi di versamenti per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Dal 2027 si salirà rispettivamente a 42 anni e 11 mesi e 41 anni e 11 mesi, mentre dal 2028 saranno necessari 43 anni e un mese per gli uomini e 42 anni e un mese per le donne. A questi requisiti bisogna aggiungere poi la “finestra mobile” di tre mesi, cioè il periodo che passa da quando si maturano i requisiti a quando viene effettivamente pagata la pensione. Questo significa che un lavoratore uomo che maturerà il diritto nel 2028 riceverà il primo assegno solo dopo 43 anni e quattro mesi di contribuzione effettiva.  Stessa sorte per la pensione anticipata contributiva destinata ai contributivi puri. Dal 2027 serviranno 64 anni e un mese di età e almeno 20 anni e un mese di contributi, che saliranno a 64 anni e tre mesi e 20 anni e tre mesi dal 2028. Resterà inoltre il vincolo sull’importo minimo dell’assegno, pari ad almeno tre volte l’assegno sociale, con soglie ridotte per le donne con figli.

Quota 41 e lavori gravosi: chi sarà escluso dagli aumenti

L’adeguamento all’aspettativa di vita coinvolgerà anche Quota 41 per i lavoratori precoci, cioè chi ha versato almeno 12 mesi di contributi prima dei 19 anni di età e che rientrano nelle categorie tutelate dall’Ape sociale. Il requisito contributivo salirà a 41 anni e un mese nel 2027 e a 41 anni e tre mesi nel 2028. Se verrà confermato il nuovo incremento previsto dal 2029, si arriverà a 41 anni e cinque mesi. Gli unici esclusi dall’adeguamento per il biennio 2027-2028 sono i lavoratori impegnati in attività gravose, usuranti o particolarmente pesanti.

Isopensione e fondi esubero: cosa cambia per chi lascia il lavoro in anticipo

L’aumento dell’età pensionabile avrà effetti anche sugli strumenti utilizzati dalle aziende per accompagnare i dipendenti verso la pensione. Negli ultimi anni molte imprese hanno fatto ricorso all’isopensione e ai fondi esubero, cioè meccanismi che permettono ai lavoratori vicini alla pensione di uscire prima dal lavoro ricevendo un assegno ponte pagato dall’azienda fino al raggiungimento dei requisiti pensionistici. Con il rinvio dell’età pensionabile, però, migliaia di lavoratori rischiavano di ritrovarsi senza stipendio e senza pensione per alcuni mesi. Secondo le stime, il problema avrebbe potuto coinvolgere oltre 5 mila persone che avevano già aderito agli scivoli pensionistici entro il 2025. Per evitare nuovi casi di “esodati”, l’Inps ha stabilito che per gli accordi firmati entro gennaio 2026 la durata degli assegni sarà prorogata automaticamente in base all’aumento dell’aspettativa di vita.
Resta, comunque, il nodo dei costi. Dal 2027 l’isopensione consentirà un anticipo massimo di quattro anni invece degli attuali sette, mentre i fondi esubero resteranno limitati a cinque anni. Una stretta che obbligherà molte aziende a rivedere i piani di uscita del personale e a fare i conti con contributi figurativi sempre più pesanti.

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