Alla Benedizione pasquale Urbi et Orbi, Leone XIV aveva appena due cardinali accanto a sé. Il primo è Dominique Mamberti, si trovava lì esclusivamente per prassi. Il secondo, invece, è stata una scelta del tutto personale del Pontefice. Non ricopre un ruolo istituzionale, ma è una vera e propria istituzione. Si tratta di Ernest Simoni, che il 7 aprile 1956 ha celebrato il 70° anniversario della sua ordinazione sacerdotale. Una vita straordinaria vissuta da martire, vessato per decenni dal regime comunista albanese. Il cardinale, visibilmente emozionato, ha sintetizzato così la sua storia: «Mai avrei pensato di arrivare a festeggiare il mio 70° anniversario, mai lo avrei immaginato quando ero davanti alle mitraglie puntate, mentre mi minacciavano di spararmi, mai lo avrei immaginato mentre ero in prigione, mentre ero ai lavori forzati nelle miniere e nelle fogne».
La storia del cardinale che sopravvisse al comunismo
Simoni fu arrestato il 24 dicembre 1963, subito dopo la Veglia di Natale, con l’accusa di aver celebrato messe in suffragio del presidente americano John Fitzgerald Kennedy, ucciso alcune settimane prima a Dallas. Considerato «nemico del popolo» dal regime comunista di Enver Hoxha, imprigionato e torturato ferocemente, venne inizialmente condannato a morte. Poi la pena fu commutata in 25 anni di carcere e lavori forzati.
Nonostante questo, non rinnegò mai la fede cristiana. Anzi, mettendo costantemente a rischio la propria vita, continuò a esercitare clandestinamente il ministero sacerdotale: «Celebravo di nascosto la Santa Messa a memoria in latino, utilizzando delle particole miste di farina e acqua che, dopo la consacrazione per il potere conferitomi dalla Chiesa con l’ordinazione sacerdotale, diventavano il Corpo di Gesù». Simoni ci tiene inoltre a ricordare «i tanti compagni di prigionia uccisi in odium fidei, innocenti, solo perché ardenti seguaci di Gesù, uomini e donne che hanno dato il loro sangue per la Santa Chiesa».
La messa celebrata con il rito antico
Persino dopo la scarcerazione, il regime comunista lo costrinse a lavorare nelle oscure gallerie delle miniere di Spac e, infine, nelle fogne di Scutari. Nel 1990, finalmente, con la caduta del regime comunista, tornò a svolgere normalmente il suo sacerdozio. Simoni diventò cardinale tardissimo, nel 2016, all’età di 88 anni. Oggi, nonostante l’età, è ancora molto attivo. Abita a Firenze e celebra la Messa con il rito antico, spesso e volentieri indossando i paramenti tradizionali risalenti all’epoca antecedente al Concilio Vaticano II.
Una presenza singolare al fianco di Leone XIV, che non riguarda solamente il riconoscimento del suo martirio in vita. No, la sua partecipazione ha anche un significato meno simbolico e più liturgico, e riporta a quel «vetus ordo», alle celebrazioni in rito antico tanto care al cardinal Simoni. Quelle celebrazioni che Benedetto XIV (da grande Papa conservatore) aveva reintrodotto, mentre il progressista Francesco aveva soppresso in via definitiva. Resta da vedere da che parte intende collocarsi l’attuale Pontefice.
