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Cuba, le nuove riforme aprono all’economia di mercato

Cuba, le nuove riforme aprono all’economia di mercato
People walk along a street in Havana, Cuba, 29 May 2026. ANSA

Il partito comunista cubano si “arrende” all’economia di mercato, più spazio ai privati e limiti al controllo dei prezzi. Ma all’apertura economica non seguirà la democratizzazione.

Dopo decenni di rigido comunismo statalista e mentre il Paese si trova sotto la crescente pressione degli Stati Uniti, l’Assemblea Nazionale di Cuba ha approvato ieri una riforma che punta a cambiare radicalmente l’economia del Paese, ormai allo stremo dopo decenni di sanzioni e politiche economiche fallimentari.

Con oltre 170 misure approvate, il governo comunista sembra infine essersi convinto della necessità di optare (almeno parzialmente) verso un’economia di mercato, seppur sotto il vaglio del Partito Comunista.

Le ragioni del cambiamento

Cuba è affetta da “lentezza, burocrazia e norme che ostacolano chi vuole produrre”, lo ha ammesso ieri il Presidente cubano Miguel Diaz-Canel, asserendo che il governo ha rimandato per troppo tempo decisioni cruciali e che la situazione attuale richiede cambiamenti radicali nel modello socialista.

L’isola è in fatti alle prese con la più grave crisi energetica dagli anni Novanta, soprattutto (ma non solo) per via dell’embargo energetico americano.

Ecco quindi che in fin dei conti l’economia di mercato non appare più poi tanto “borghese”, tant’è vero che le riforme approvate hanno ricevuto il supporto di tutto il quadro dirigenziale del Partito Comunista, incluso l’ex leader Raúl Castro, fratello di Fidel.

Le riforme

La portata delle riforme è semplicemente “epocale” per l’economia cubana, con un pacchetto di 176 misure che mira a un’apertura al mercato senza precedenti dalla rivoluzione castrista del 1959.

Un cambiamento davvero rivoluzionario per un Paese in cui il 70% della forza lavoro è attualmente impiegato dallo Stato.

Si parte proprio dalla trasformazione delle imprese statali, che potranno ora essere convertite in società per azioni o a partecipazione. Con lo Stato che manterrà una partecipazione di maggioranza solo nei settori considerati strategici.

Sul lato burocratico e amministrativo, è prevista una riduzione del numero di ministeri, che passeranno da 27 a 21. Spazio anche per una maggiore autonomia locale; le province e i comuni riceveranno infatti maggiori poteri, inclusa la capacità di esportare, importare e trattenere valuta, oltre a poter gestire direttamente investimenti esteri sul proprio territorio.

Viene eliminato il tetto massimo di 100 dipendenti per le micro, piccole e medie imprese private (le cosiddette Mipymes), che al momento occupano circa il 30% della popolazione e generano però solamente il 15% del Pil.

Altre riforme approvate permetteranno a una stessa persona fisica di essere titolare di più di un’impresa privata. Mentre L’elenco delle attività proibite al settore privato viene notevolmente ridotto.

Per la prima volta, verranno consentite Mipymes nel settore agricolo e la partecipazione alla compravendita di carburanti. Le imprese private e le cooperative potranno inoltre importare ed esportare direttamente, senza passare necessariamente attraverso il monopolio statale.

Ultimo, ma non per importanza, è la drastica riduzione del controllo statale sui prezzi, mentre viene anzi riconosciuto il ruolo del mercato nella loro formazione per incentivare la produzione e ridurre le distorsioni.

Mantenere il controllo politico a Cuba

Naturalmente le riforme varate non costituiscono di per sé l’inizio di una più ampia liberalizzazione. Anzi, il Presidente cubano ha voluto specificare che il partito intende mantenere il suo ferreo controllo politico.

“Non stiamo rinunciando al socialismo”, ha detto ieri Diaz-Canel, sottolineando che la riforma economica non equivale a un abbandono del modello socialista, ma l’inizio di un nuovo percorso verso il “socialismo alla cubana”, un vocabolario prestato dalla Cina e dal suo “socialismo con caratteristiche cinesi”.

D’altra parte lo ha ammesso molto candidamente lo stesso Presidente, le riforme si ispirano direttamente a quelle di Cina e Vietnam, Paesi comunisti che hanno introdotto meccanismi di mercato mantenendo il controllo politico.

Si apre quindi per l’isola caraibica la stagione del “socialismo di mercato”, in cui l’economia verrà parzialmente liberalizzata, ma a cui non farà seguito la benché minima apertura democratica.

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