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Cuba, è una partita a scacchi: come Washington vuole conquistare L’Avana

Cuba, è una partita a scacchi: come Washington vuole conquistare L’Avana
Getty Images

Il Dipartimento di Stato americano ha annunciato nuove sanzioni contro Cuba. Intanto arrivano degli ammonimenti anche dal Pentagono

Continua ad aumentare la pressione statunitense sul regime castrista. Giovedì, il Dipartimento di Stato americano ha annunciato sanzioni contro la Cupet, vale a dire la compagnia energetica statale cubana. «Le élite comuniste cubane hanno trasformato l’energia in un’arma, utilizzandola come strumento di controllo sociale e di profitto cleptocratico», ha affermato il segretario di Stato americano, Marco Rubio, per poi aggiungere: «Per decenni, il regime ha rubato e accumulato carburante disponibile, utilizzandolo per il jet privato dei Castro, per le forze di sicurezza impiegate per reprimere il popolo cubano, per tenere illuminati gli hotel turistici vuoti e per trasportare persone in autobus per finte proteste e trovate politiche, mentre il popolo cubano subiva blackout e doveva aspettare settimane per fare rifornimento».

«Le sanzioni contro la Cupet fanno parte di un piano per strangolare e piegare Cuba, che ha un impatto diretto, in modo criminale, sul popolo cubano», ha replicato il capo della missione dell’Avana negli Stati Uniti, Lianys Torres Rivera. Ricordiamo che, alcuni giorni fa, il Dipartimento del Tesoro americano aveva imposto sanzioni al presidente cubano, Miguel Díaz-Canel, e ad alcuni suoi famigliari. Senza poi trascurare la recente incriminazione contro l’ex presidente Raul Castro da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.

In tutto questo, mercoledì il capo del Pentagono, Pete Hegseth, si è recato in visita alla base militare statunitense di Guantanamo Bay, per mettere in guardia il regime castrista. «Sarebbe imprudente da parte del governo cubano tentare di procurarsi o di accedere a tipi di armi che potrebbero raggiungere questa base o il territorio americano», ha dichiarato. «Incoraggerebbero un tipo di confronto che non solo non desiderano, ma che non potrebbero tollerare. Nessun Paese al mondo può eguagliare le capacità degli Stati Uniti d’America», ha proseguito. Il mese scorso, Axios aveva infatti riferito che, a partire dal 2023, L’Avana avrebbe acquistato circa 300 droni militari da Russia e Iran e che starebbe valutando la possibilità di effettuare attacchi contro obiettivi statunitensi. Alcune settimane fa, l’intelligence statunitense aveva del resto studiato le possibili reazioni del regime castrista a un’eventuale azione militare condotta da Washington. È in questo contesto che il Pentagono ha recentemente schierato la portaerei Nimitz nei Caraibi.

I negoziati in corso tra i due storici avversari sembrano essersi in gran parte arenati. Gli Stati Uniti avevano proposto all’Avana aiuti umanitari e sostegno infrastrutturale a patto che il governo cubano liberasse i prigionieri politici, allentasse la repressione ed entrasse de facto nell’orbita geopolitica di Washington. Finora non sembrano tuttavia essersi registrati significativi passi avanti da questo punto di vista: il che ha irritato notevolmente l’amministrazione Trump. Da quando è tornato alla Casa Bianca, il presidente americano ha puntato molto su una riedizione aggiornata dalla Dottrina Monroe: il suo obiettivo è infatti quello di ridurre il più possibile l’influenza di Pechino nell’Emisfero occidentale. Sotto questo aspetto, non è un mistero che il regime castrista rappresenti uno dei principali punti di riferimento della Cina in America Latina.

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