Il tre è un numero speciale per il delitto di Garlasco. Tre volte Alberto Stasi è andato a processo: assolto le prime due, condannato la terza nel 2015. E tre volte Andrea Sempio è stato indagato per il delitto di Garlasco: archiviato le prime due, presumibilmente rinviato a giudizio la terza.
Ma la prima di quelle tre volte, fra il 2016 e il 2017, contempla un curioso – chiamiamolo così – appunto, riesumato lo scorso ottobre a seguito della nuova inchiesta garlaschese, all’interno di un fascicolo del Nucleo informativo dei carabinieri di Pavia. Dieci righe manoscritte contenenti un errore grossolano, ma soprattutto con le correzioni a una bozza della richiesta di archiviazione per l’allora 28enne “recepita” infine dagli allora inquirenti.
Il contenuto dello scritto
Riportiamo dunque il testo nella sua interezza, per amor di precisione e di cronaca: “Il presente procedimento trae origine da un esposto a firma della madre di Andrea Stasi, Sig.ra Elisabetta Ligabò, arrivato alla Procura generale presso la Corte d’Appello di Milano e da questa trasmesso per competenza territoriale a questa Procura della Repubblica (Pavia). In tale esposto, alla luce di talune investigazioni difensive affidate a una società privata venivano segnalati indizi di colpevolezza per l’omicidio di Chiara Poggi a carico di soggetto diverso da Andrea Stasi, nella specie in Andrea Sempio”.
Peccato che il Nucleo informativo non avesse “titolo per disporre del provvedimento in bozza”. In vista della nuova inchiesta, non solo quella su Sempio, ma anche quella legata al filone della corruzione, gli inquirenti hanno trasmesso gli atti alla Procura di Brescia.
Il collegamento con il filone della corruzione
Perché questi documenti sono riemersi dopo così tanti anni? Beh, perché nell’ottobre del 2025 i pm pavesi avevano chiesto ai carabinieri di setacciare qualsiasi documento su Sempio. Avevano infatti scoperto che il 24 dicembre 2016 l’allora comandante del Nucleo Maurizio Pappalardo, recentemente condannato per corruzione e stalking nel caso “Clean 2” – molto probabilmente legato al cosiddetto “sistema Pavia” – avrebbe fotografato con il cellulare degli atti “dalla scrivania dell’allora procuratore aggiunto (Mario Venditti), dopo aver ricevuto insistenti messaggi che lo richiedevano in Procura provenienti da Antonio Scoppetta”, maresciallo dei carabinieri a Pavia.
Il fascicolo su Sempio legato a Garlasco
Di quelle foto nessuna traccia. Svanite nel nulla. In compenso, gli investigatori hanno scoperto un “fascicolo P (permanente)” su Sempio, aperto il 25 marzo 2017, alcuni giorni dopo la prima archiviazione del gip. L’elemento più interessante di quel fascicolo non riguardava il decreto di archiviazione in sé, quanto piuttosto una richiesta di archiviazione in bozza, con alcuni appunti scritti a mano e quel foglio “spillato” antecedente alla prima pagina. Ah, una curiosità di cui vi sarete probabilmente già accorti: all’interno del manoscritto Stasi viene chiamato erroneamente Andrea, e non Alberto. Tuttavia, nell’istanza definitiva, le correzioni annotate, prive di data e firma, sono state infine recepite dagli inquirenti.
Resta da capire il ruolo di questo scritto nel quadro più ampio: quello del filone della corruzione, affidato alla Procura di Pavia, e di conseguenza quello principale, legato all’omicidio di Chiara Poggi.
