La difesa di Andrea Sempio attacca le prove della Procura di Pavia a testa bassa, tentando di smontarle una a una. Tanto per cominciare, il Dna sulle unghie di Chiara Poggi non sarebbe una prova, mentre la scarpa insanguinata rinvenuta sulla scena del crimine non avrebbe potuto contenere il piede di Sempio. Sono le conclusioni delle perizie depositate dalla difesa del 38enne, unico indagato per l’omicidio della 26enne, uccisa a Garlasco il 13 agosto del 2007. Conclusioni che ribalterebbero, almeno nelle premesse, la ricostruzione della Procura.
I dubbi sul Dna
La genetista Marina Baldi, consulente della difesa, ha analizzato la traccia biologica che secondo l’accusa ricondurrebbe Sempio alla vittima. Il punto è che l’aplogruppo Y, trovato sotto le unghie di Chiara Poggi, pur compatibile con la linea maschile dell’indagato, non costituirebbe prova di un contatto aggressivo diretto. Non si tratta, spiega la specialista, di profili completi e singoli, ma di «profili misti, incompleti e non pienamente consolidati». In altre parole: un dato che «non ha valore individualizzante».
Ma c’è di più. Sulle unghie della vittima è stato trovato anche un ulteriore profilo maschile Y che non appartiene a Sempio. Per la consulente, questo elemento sarebbe «decisivo»: dimostrerebbe che il materiale genetico presente «non è univoco» e che non sarebbe possibile isolare soltanto la componente eventualmente compatibile con l’indagato, ignorando il resto. Con più persone che hanno lasciato tracce, il rischio di sovrastimare il valore probatorio di una sola di esse diventerebbe, nelle parole di Baldi, «particolarmente elevato».
Restano aperte, secondo la genetista, ipotesi alternative al contatto diretto durante l’omicidio: un trasferimento secondario, una contaminazione, una manipolazione dei reperti o un deposito non collegato al delitto. In assenza di un profilo «completo, singolo, quantitativamente significativo, riproducibile e coerente con la dinamica di un graffiamento aggressivo», il dato genetico «deve essere considerato un elemento fragile, parziale, e non individualizzante».
Cosa non torna delle scarpe
La seconda perizia riguarda l’impronta insanguinata lasciata nella villetta dopo il delitto. I consulenti Armando Palmegiani e Giacomo De Angelis si sono concentrati sulla compatibilità tra quella traccia e l’anatomia del piede di Sempio. Il risultato è netto. La scarpa incriminata, una Frau taglia 42, ha una suola e una tomaia interna progettate per contenere piante dei piedi larghe al massimo 9,2 centimetri. Il piede di Sempio, invece, supera quella misura di oltre due centimetri.
Nell’ottobre 2025, Sempio era stato sottoposto a rilievi biometrici per ricostruire, con grafica tridimensionale, la dinamica dell’aggressione e verificare la compatibilità con le impronte a pallini dell’assassino. I risultati, secondo gli esperti della difesa, parlano chiaro: «Il rapporto tra larghezza e lunghezza del piede di Sempio è di circa il 42 per cento, un valore che si discosta significativamente dai parametri standard di una calzatura taglia 42». Una taglia, peraltro, compatibile con il piede dell’unico condannato per il delitto, Alberto Stasi. Sempio, peraltro, ha sempre dichiarato di calzare il 44.
I monologhi in auto non sarebbero una confessione
Intanto la difesa ha consegnato alla Procura di Pavia una memoria esplicativa sui dialoghi «virtuali» che Sempio registrava in auto. Quei file audio, in cui il 38enne simulava interrogatori o si metteva nei panni di Alberto Stasi, avevano alimentato diversi sospetti. Ma i legali Liborio Cataliotti e Angela Taccia offrono una lettura diversa. Il loro assistito, spiegano, prendeva le teorie circolanti tra giornalisti, youtuber e podcaster, le ripeteva ad alta voce e le commentava con tono polemico e iperboli. Non confessioni, dunque, ma semplicemente reazioni a narrazioni che riteneva avverse.
Uno schema ricorrente, a loro avviso: formulare ad alta voce le contestazioni che si aspettava gli venissero mosse, per poi rispondervi. Una sorta di preparazione mentale, descritta dai legali come del tutto estranea a qualsiasi intento confessorio.
Ora la Procura di Pavia, che il 7 maggio 2026 ha chiuso le indagini su Sempio, dovrà valutare le perizie della difesa e decidere il passo successivo.
