Su Garlasco non cala davvero mai il sipario. Quando si pensa di essere arrivati all’ultimo atto della tragedia, ecco che arriva un nuovo capitolo (o un nuovo personaggio, o una nuova dichiarazione) a ingarbugliare nuovamente i fatti. Peccato che non siamo in un’opera teatrale di Euripide o di Shakespeare, ma nella realtà. Certo, forse nemmeno questi giganti della letteratura mondiale potevano architettare una tragedia così sofisticata da superare la finzione e sfociare nel grottesco, nel kafkiano, pur essendo (ahimè) un omicidio del tutto reale.
Stavolta a parlare è Massimo Lovati, ex avvocato di Andrea Sempio, ospite della trasmissione «Iceberg Lombardia» su Telelombardia. Le sue parole sono nette, dirompenti (come suo solito) e rimettono in discussione aspetti che sembravano ormai definiti dalla giustizia.
«Stasi è un bugiardo, ma non un assassino», ha dichiarato Lovati in diretta. «Lui ha taciuto in tutti questi anni perché è stato minacciato». Un’affermazione che si scontra frontalmente con la condanna definitiva dell’ex fidanzato della vittima, ma va anche oltre. Suggerisce infatti l’esistenza di un segreto rimasto sepolto durante l’intero iter processuale. Lovati non fornisce prove a sostegno di questa tesi, ma la lancia nell’arena pubblica con la forza di chi conosce il caso dall’interno, di chi l’ha vissuto per molti anni e sa cose ad altri ignote.
Sempio è «l’ombra dell’innocenza»
L’avvocato esclude con altrettanta decisione il coinvolgimento del suo ex assistito. Sempio, definito da Lovati «l’ombra dell’innocenza», non avrebbe avuto alcun movente credibile per uccidere Chiara Poggi. Quanto allo scontrino, elemento che negli anni ha alimentato sospetti e ricostruzioni, Lovati lo liquida come «una leggerezza di un innocente», un gesto dettato dal panico, non da un tentativo di depistaggio.
È una lettura che cerca di sgombrare il campo da ogni ombra sull’attuale indagato, indirizzando l’attenzione altrove. Ma altrove, per Lovati, significa in una direzione assai più inquietante e complessa, una direzione che esula dai nomi (e dalle ipotesi) che sono circolati finora sul caso di Garlasco.
Un sicario, non una lite
Il vero movente dell’omicidio, secondo l’ex legale di Sempio, non avrebbe nulla a che fare con la microcriminalità o con i presunti giri di droga di cui si è tornati a parlare nelle ultime settimane. «Chiara è stata uccisa perché ha scoperto qualcosa di grosso», ha dichiarato Lovati, «altro che giro di cocaina come sto sentendo in questi giorni». Una tesi che apre scenari più oscuri e che spinge Lovati fino a ipotizzare la figura di un sicario, un esecutore esterno e prezzolato. Un’interpretazione priva di riscontri investigativi ufficiali, ma che ribalta la narrazione consolidata del delitto. La chiusura è affidata a una previsione dolceamara: «L’assassino di Chiara non si troverà mai, ma Stasi sarà riabilitato».
