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Garlasco, gli enigmi sulla scarpa mai catalogata trovata dietro casa Poggi

Garlasco, gli enigmi sulla scarpa mai catalogata trovata dietro casa Poggi

Un testimone rivela il ritrovamento di un mocassino nel 2008, mai verbalizzato. La scarpa sparì senza lasciare traccia

Nel delitto di Garlasco, siamo oramai abituati a parlare di prove e reperti che scompaiono nel silenzio, inghiottiti dalla fretta o dalla superficialità. In questo caso, la sparizione ha la forma di un mocassino misura 36 o 37, scoperto pochi giorni dopo l’omicidio di Chiara Poggi e mai più ritrovato. A raccontarlo è stato il testimone che effettuò il ritrovamento, intervistato a Mattino Cinque a distanza di quasi vent’anni da quella mattina del 2008.

Il mocassino nel campo a Garlasco

«Ero proprio qui, in quel punto», ha spiegato l’uomo indicando la campagna alle spalle dell’abitazione dei Poggi. Un mocassino, abbandonato tra l’erba, smosso appena con un pezzo di legno per non contaminare la scena. Nessun contatto diretto, solo la consapevolezza di trovarsi di fronte a qualcosa che poteva essere rilevante. Nonostante il telefono scarico, il testimone non perse tempo: salì in bicicletta e raggiunse la piazza per allertare i vigili. «Sono tornato in bici e loro mi hanno seguito. Hanno prelevato la scarpa con i guanti, l’hanno messa in un sacchetto di plastica e l’hanno mandata al comando di Vigevano».

Il verbale mai firmato

Eppure, quel mocassino, regolarmente consegnato, non risulta in nessun verbale ufficiale. Il testimone si recò personalmente al comando dei carabinieri di Vigevano, dove fu ascoltato dal capitano Cassese. «Mi ha chiesto cosa stessi facendo dietro l’abitazione di Chiara. Gli ho spiegato che ero venuto a raccogliere delle erbette», ha raccontato. Ma nessun documento fu redatto. «Non ho firmato nessun verbale. La scarpa non l’ho più rivista. Mi ha detto che non c’entrava niente».

Le contraddizioni della polizia locale

E la vicenda si fa ancora più opaca quando entra in scena l’agente della polizia locale intervenuto quella mattina. Inizialmente, contattato dalla trasmissione, aveva smentito il racconto: sì, aveva sentito del ritrovamento, ma mai era intervenuto sul campo. Poi la ritrattazione: «La scarpa l’abbiamo ritrovata noi davvero e l’abbiamo portata dai carabinieri». Ma nelle sommarie informazioni testimoniali firmate dall’agente emerge un particolare ancora più inquietante: il mocassino sarebbe stato gettato nell’immondizia dagli stessi agenti che lo ritrovarono. Ricontattato, l’agente ha smentito anche questa versione, ribadendo che la scarpa fu consegnata ai carabinieri.

Resta il fatto che di quel mocassino non vi è traccia alcuna negli atti processuali. Un oggetto che poteva essere decisivo, o del tutto irrilevante, ma che non ha mai avuto la possibilità di essere esaminato.

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