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Caos autovelox: solo 3.800 registrati su 11mila, in arrivo il decreto. Multe a rischio nullità

Caos autovelox: solo 3.800 registrati su 11mila, in arrivo il decreto. Multe a rischio nullità

Tra dispositivi approvati ma non omologati e sentenza della Cassazione, oltre il 90% degli autovelox rischia lo stop. Fino al nuovo decreto le sanzioni restano contestabili e anche i Tutor in autostrada possono essere spenti.

Caos autovelox senza fine. Mentre il governo accelera su un nuovo decreto per mettere ordine, il sistema rischia di incepparsi. Tra dispositivi approvati ma non omologati, sentenze della Cassazione, censimenti incompleti (un terzo soltanto) e numeri che non tornano, sulle strade italiane si consuma una partita che vale milioni di euro di multe e migliaia di ricorsi. Fino all’entrata in vigore del nuovo decreto, le multe date con dispositivi non presenti nell’elenco ufficiale del Ministero restano contestabili. Una zona grigia che alimenta ricorsi, tensioni tra cittadini e amministrazioni e un vuoto normativo che dura da anni. E con un’ombra pesante all’orizzonte: lo spegnimento di migliaia di apparecchi. Non solo autovelox, ma anche i tutor in autostrada.

Caos autovelox: il nodo tra approvazione e omologazione

Da anni il cuore del problema è giuridico. La distinzione tra autovelox “approvati” e “omologati” ha generato un contenzioso esploso prepotentemente dopo la sentenza della Cassazione dell’aprile 2024, che ha chiarito che le multe rilevate con dispositivi non omologati sono illegittime. Da qui il cortocircuito. In Italia ci son circa 11mila dispositivi per il controllo della velocità tra autovelox fissi, mobili, Tutor e sistemi affini. Eppure, sulla piattaforma del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, risultano registrati poco meno di 3.800 apparecchi. Di questi, appena 1.282 rispettano automaticamente i requisiti di omologazione che saranno formalizzati con il nuovo decreto in arrivo. Questo significa che oltre il 90% dei dispositivi oggi attivi rischia di non essere “a norma” e quindi ogni multa data con questi strumenti è potenzialmente contestabile e nulla.

Multe autovelox nulle: come verificare e fare ricorso

Per chi riceve una multa per eccesso di velocità, il primo passo è verificarne la regolarità: deve essere notificata entro 90 giorni e riportare tutti i dati essenziali, compresi numero di matricola e omologazione dell’autovelox. Il dispositivo deve risultare nell’elenco ufficiale del Mit: se non compare, o se è un modello precedente al 2017 potenzialmente non conforme, si può fare ricorso. In assenza dei dati identificativi l’automobilista può chiedere accesso agli atti all’ente che ha emesso la sanzione, che deve rispondere entro 30 giorni. Il ricorso va presentato al prefetto entro 60 giorni (con il rischio del raddoppio della multa in caso di rigetto) oppure al giudice di pace entro 30 giorni, con costi a carico del cittadino. Un percorso non semplice. Ma con il quadro attuale, le contestazioni sono destinate ad aumentare in modo esponenziale.

Il nuovo decreto in arrivo: sanatoria per i più recenti, stop ai vecchi

Il governo sta accelerando e il decreto sull’omologazione, taratura e verifiche dei dispositivi è pronto e attende il via libera europeo. Se Bruxelles non solleverà rilievi, potrebbe entrare in vigore entro fine maggio o, al più tardi, in estate. Il principio alla base del nuovo decreto è chiaro: considerare automaticamente omologati gli autovelox approvati dal 2017 in avanti. Una sorta di sanatoria per i modelli più recenti, che metterebbe al riparo una parte degli apparecchi oggi in funzione. Tutti quelli precedenti, invece, sarebbero considerati non conformi.  Al momento solo poco più di mille apparecchi rispettano pienamente i nuovi requisiti: gli altri dovranno essere spenti o aggiornati. I Comuni che continueranno a usarli rischiano ricorsi e possibili responsabilità contabili. Intanto resta il divario tra gli oltre 11mila rilevatori stimati sulle strade italiane e i meno di 4mila registrati al Ministero, una discrepanza che alimenta polemiche tra esigenze di sicurezza e accuse di uso degli autovelox per fare cassa.

Tutor a rischio spegnimento in Italia

Il caos non riguarda solo gli autovelox urbani. Anche i Tutor autostradali e i sistemi Vergilius potrebbero finire nel mirino del nuovo decreto. I criteri di omologazione escluderebbero infatti i sistemi di vecchia generazione approvati tra il 2004 e il maggio 2017. Si parla di almeno 83 tratte autostradali interessate. Se questi sistemi dovessero essere spenti in attesa di adeguamento, l’impatto sarebbe significativo. Tra il 2002 e il 2024 gli incidenti in autostrada sono diminuiti del 42,3%, i morti del 68% e i feriti del 44,3%. Il Tutor è stato uno dei fattori chiave di questa riduzione, grazie all’effetto deterrente sulla velocità media. Ecco il paradosso. Da un lato la necessità di garantire legalità, certezza del diritto e rispetto delle regole di omologazione. Dall’altro il rischio concreto di indebolire uno strumento che ha contribuito in modo significativo alla sicurezza stradale.

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