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Papa Francesco contro i burocrati vaticani che hanno tradito la fiducia

Auguri natalizi, ma anche una severa “strigliata” per l'eccessivo tasso di litigiosità tra i vari uffici della Curia pontificia e per condannare la “mania” di quelli che, licenziati per aver “tradito la fiducia della Chiesa”, invece di pentirsi si auto dichiarano 'martiri”, “vittime della vecchia guardia” e del “Papa non informato”.

Chi parla è Papa Francesco, che davanti ad una platea cardinalizia non si lascia scappare l'occasione – ricevendo nella maestosa Sala Clementina del Palazzo Apostolica i porporati capi dicastero della Curia Pontificia per i tradizionali auguri di Natale e di fine anno – di richiamare all'ordine quanti, negli uffici vaticani, vengono presi con le classiche mani nel sacco e licenziati.

Negli ultimi tempi, casi simili ce ne sono stati di clamorosi.

Basti pensare all'allontanamento in tronco del direttore generale aggiunto dello Ior (la banca vaticana), scortato fuori dalle mura vaticane dalle Guardie Svizzere, o il Revisore generale dei conti, senza dimenticare i vari clamorosi casi legati a trafugamenti di documenti riservati finiti puntualmente sulle pagine di giornali e su libri che hanno scalato le vette della classifiche, contrassegnati da condanne di monsignori segretari di dicasteri economici, membri di commissioni per la revisione delle finanze vaticane, e persino un cameriere del papa emerito Benedetto XVI.

Personaggi che, pur essendo stati giudicati colpevoli e allontanati dagli uffici vaticani, “non hanno mai fatto mea culpa e non hanno mai pronunziato parole di pentimento”, ha lamentato papa Francesco nel richiamare all'ordine con parole forti e sferzanti i 'traditori di fiducia' nella Chiesa.

“QUEI TRADITORI DELLA FIDUCIA CHE NON SI PENTONO”

La “strigliata” papale arriva subito dopo l'invito che papa Francesco rivolge ai capi dicastero e, di conseguenza, a tutti i dipendenti della S.Sede, ad essere più attenti ai valori dell'amicizia e dei rapporti umani, anche all'interno degli uffici e in qualsiasi ambiente lavorativo, nel nome dello “spirito di servizio e di collaborazione che chi lavora in Vaticano deve nutrire nei confronti della missione universale della Chiesa nel mondo accanto ai più deboli e ai più bisognosi”.

“Un clima di servizio e di collaborazione che – sottolinea Bergoglio – deve essere sempre tenuto vivo, pur di fronte ai pericoli legati a chi, approfittando del ruolo e della propria posizione, sbaglia e si mette nella condizione di essere allontanato”.

“Ma permettetemi ora di spendere due parole su un altro pericolo, ossia quello dei traditori di fiducia o degli approfittatori della maternità della Chiesa, ossia le persone che vengono selezionate accuratamente per dare maggior vigore al corpo e alla riforma, ma - non comprendendo l'elevatezza della loro responsabilità - si lasciano corrompere dall'ambizione o dalla vanagloria e, quando vengono delicatamente allontanate, si auto-dichiarano erroneamente martiri del sistema, del 'Papa non informato', della 'vecchia guardia'…, invece di recitare il 'mea culpa'".

"Accanto a queste persone - osserva il Papa - ve ne sono poi altre che ancora operano nella Curia, alle quali si dà tutto il tempo per riprendere la giusta via, nella speranza che trovino nella pazienza della Chiesa un'opportunità per convertirsi e non per approfittarsene. Questo certamente senza dimenticare la stragrande parte di persone fedeli che vi lavorano con lodevole impegno, fedeltà, competenza, dedizione e anche tanta santità". Lo spirito che deve animare quanti operano in Curia, dai cardinali prefetti all'ultimo degli uscieri, “deve essere sempre quello di servizio in umiltà” e “mai pensare che chi non la pensa come me è un nemico”, avverte il pontefice, che come modello indica “l'umiltà di Dio, che in Cristo si è fatto nostro servo, ci ha lavato e ci lava i piedi sporchi".

Analogo atteggiamento di servizio “diaconale” (nel senso di diacono custode del servizio della Chiesa) deve caratterizzare anche “quanti, a vario titolo – ammonisce il Papa - operano nell'ambito della Curia romana la quale, come ricorda anche il Codice di diritto canonico, agendo nel nome e con l'autorità del Sommo Pontefice, adempie alla propria funzione per il bene e al servizio delle Chiese". Questo, perché, “una Curia chiusa in sé stessa – conclude Bergoglio - tradirebbe l'obbiettivo della sua esistenza e cadrebbe nell'auto referenzialità, condannandosi all'autodistruzione".

Alla fine dell'incontro natalizio, il Papa ha anche donato ai cardinali due libri a lui tanto cari, Voglio vedere Dio, un trattato di teologia mistica e guida spirituale, scritto alla vigilia del Concilio Vaticano II da padre Maria Eugenio di Gesù Bambino (1894-1967) e La festa del perdono con Papa Francesco, curato dalla Penitenzieria apostolica su iniziativa del cardinale Mauro Piacenza, Penitenziere Maggiore.

Parlando in particolare del primo volume, Bergoglio ha raccomandato ai porporati della Curia di cercare nell'indice "quel punto che interessa" particolarmente “per la formazione di ognuno”, augurandosi che “sia di profitto per tutti”.

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