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Inchiesta sui Labubu: lavoro minorile e contratti in bianco dietro i pupazzi più desiderati del mondo

Inchiesta sui Labubu: lavoro minorile e contratti in bianco dietro i pupazzi più desiderati del mondo

Un report di China Labor Watch denuncia sfruttamento dei minori e turni di lavoro oltre i limiti di legge per produrre i giocattoli virali che valgono milioni di euro, 577 milioni solo nel primo semestre 2025

Orecchie a punta, occhi enormi e un ghigno inquietante. I Labubu, “brutti ma carini” non sono semplici pelouche o bambole, ma sono ormai un must to have, per bambini ma soprattutto per giovani e adulti. Appesi alle borse delle star, protagonisti di milioni di video sui social e oggetto del desiderio tanto da accettare file interminabili per averne uno, originale. Ma ora qualcosa “scricchiola”.  Secondo una denuncia dell’ong China Labor Watch, rilanciata dal Guardian, parte di questo successo poggerebbe su lavoro minorile, contratti in bianco e ritmi di produzione illegali nelle fabbriche cinesi che riforniscono Pop Mart, che li vende.

Cosa sono i Labubu e perché sono diventati una mania in tutto il mondo

I Labubu nascono nel 2015 dalla fantasia dell’artista di Hong Kong Kasing Lung e appartengono all’universo narrativo “The Monsters”: creature elfiche, malinconiche, dall’aspetto spigoloso e inquietante ma dal carattere gentile. Il salto arriva negli ultimi anni quando Pop Mart, colosso cinese dei designer toys, li trasforma in oggetti da collezione venduti nelle blind box, le scatole a sorpresa che non rivelano il contenuto fino all’apertura. Questo rende ogni acquisto un’esperienza di gioco e alimentano la FOMO, la paura di restare esclusi. Il resto lo fanno e lo hanno fatto i social e le celebrità. Da Lisa delle Blackpink a Rihanna, fino a David Beckham e Madonna, i Labubu diventano charm da borsa, accessori moda, simboli di appartenenza a una tribù globale. File interminabili davanti ai negozi, un mercato secondario fiorentissimo, con Labubu che partono da 20 euro e arrivano a valere migliaia di euro.

I numeri del boom: milioni, Borsa e soft power

Per capire il successo dei Labubu basta guardare i conti. Nei primi sei mesi del 2025 la linea “The Monsters” ha generato circa 4,8 miliardi di yuan, pari a oltre 577 milioni di euro, contribuendo per più di un terzo alle entrate di Pop Mart. L’azienda, quotata alla Borsa di Hong Kong, ha registrato nello stesso periodo un balzo degli utili vicino al 400% e una crescita del titolo superiore al 200% dall’inizio dell’anno. Pop Mart oggi vale più di storici colossi occidentali del giocattolo come Mattel e Hasbro messi insieme e viene spesso citata come esempio del nuovo soft power cinese.

Labubu: China Labor Watch denuncia lavoro minorile, contratti in bianco e straordinari record

Ora arriva però l’inchiesta del Guardian, basata su un report dettagliato di China Labor Watch. L’ong ha condotto tre mesi di indagini nella fabbrica Shunjia Toys, nella contea di Xinfeng, provincia dello Jiangxi, uno dei fornitori di Pop Mart. I ricercatori hanno intervistato i laboratori impegnati esclusivamente nella produzione dei Labubu, inclusi almeno tre minorenni. Il Guardian sottolinea come, pur essendo legale in Cina l’impiego di giovani tra i 16 e i 18 anni, la legge preveda tutele speciali che in questo caso sarebbero state aggirate. I lavoratori più giovani sarebbero stati assegnati alle stesse mansioni degli adulti, sulle linee di assemblaggio, con identici carichi e obiettivi produttivi. Nessuna formazione adeguata su salute e sicurezza e una sostanziale assenza di differenze di trattamento. E poi ci sono i contratti firmati in bianco. Secondo le testimonianze raccolte, ai dipendenti veniva chiesto di compilare solo i dati personali, senza indicazioni su salario, durata del contratto, mansioni o contributi previdenziali. Il tutto in pochi minuti, con l’esplicita indicazione di non leggere il resto del documento. Una pratica che rende i lavoratori di fatto privi di strumenti per rivendicare i propri diritti.
E poi ci sono i ritmi di lavoro. L’inchiesta parla di obiettivi considerati irrealistici: squadre di 25-30 persone costrette ad assemblare fino a 4mila Labubu al giorno. Per sostenere la domanda globale, il ricorso agli straordinari sarebbe diventato sistematico. La legge cinese fissa un limite di 36 ore di straordinario al mese, ma molti lavoratori avrebbero superato le 100 ore mensili. Basta pensare che lo stabilimento dichiara una capacità produttiva annua di 12 milioni di giocattoli, ma secondo le stime degli investigatori due sole squadre potrebbero arrivare a produrne il doppio.
Immediata è arrivata la risposta di Pop Mart. L’azienda ha dichiarato di prendere “molto seriamente” il benessere e la sicurezza dei lavoratori lungo la propria filiera, di effettuare controlli regolari sui fornitori e di aver avviato verifiche interne dopo la segnalazione dell’ong, promettendo interventi correttivi se le violazioni venissero confermate.

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