«This is Denmark»: il design scandinavo in mostra al Fuorisalone

Quindici oggetti che emergono da un paesaggio acquatico, ognuno su un isolotto realizzato in superfici specchianti. «This is Denmark» porta così una visione alternativa del design danese alla Milano Design Week.

All’interno della stanza C16 di Alcova, la mostra si prefigge l’obiettivo di parlare al visitatore attraverso aziende diverse che, ognuna a sua modo, interpretano il significato del patrimonio di design del proprio Paese. Un’installazione che si offre ai visitatori come un’esperienza emozionale, sensoriale e intellettuale insieme. E che, grazie ai giochi di luce e di riflessi, si propone come un set fotografico perfetto.

Il progetto, realizzato dalla Reale Ambasciata di Danimarca in collaborazione con The Confederation of Danish Industry e Creative Denmark, prende vita grazie al lavoro delle curatrice Elena Cattaneo e Laura Traldi che raccontano in anteprima a Panorama la loro visione.

Laura Traldi, Elena Cattaneo (Francesco Nencini Photographer)

Qual è il concept curatoriale dietro alla mostra «This is Denmark» e come è nato?

Con This is Denmark volevamo raccontare, attraverso uno spazio pensato come un paesaggio immaginario/ideale e degli oggetti, raccontati attraverso didascalie sonore e un soundtrack dedicato, l’essenza del design danese oltre l’hygge.

Hygge è la felicità delle piccole cose: un concetto meraviglioso, e molto danese, ma che spesso, quando è accostato al design e agli interior, si risolve nell’iterazione di uno stile, quasi un trend estetico (pensate ad ambienti raccolti, colori chiari, angoli cozy, materiali naturali, lucine etc).

La Danimarca ha un heritage importante in tema di design. In questo senso è un paese molto vicino all’Italia: deve fare i conti con i grandi maestri, ha un’industria fiorente ma fatta soprattutto di piccole aziende a conduzione familiare, può ancora permettersi di parlare di qualità perché ha mantenuta viva una vocazione artigianale forte.

Come si relaziona chi fa design oggi con questo importante bagaglio culturale? E con i valori olistici - semplicità, qualità, attenzione ai materiali – che da sempre sono parte della “danesitudine” e che oggi vanno declinati in chiave sostenibile? This is Denmark è una risposta a questa domanda. Anzi, 15 risposte: una per oggetto.

Per averle, il visitatore dovrà passeggiare su un pontile di legno circondato dall’acqua da cui spuntano degli isolotti che ospitano degli oggetti. Basterà avvicinarsi per attivare le didascalie sonore che, in italiano e in inglese, spiegheranno in che modo quel particolare oggetto porta valore alla cultura del design danese oggi e si relazione con la storia, guardando avanti.

Per comunicare al meglio questa idea di futuro, abbiamo realizzato il paesaggio in modo che risulti quasi infinito (grazie a un gioco di specchi): ispirandoci in questo all’Infinite Bridge di Aarhus.

Come e perché avete selezionato le 15 aziende e i 15 oggetti presentati?

Il progetto è stato voluto dalla Reale Ambasciata di Danimarca con con The Confederation of Danish Industry e Creative Denmark, cioè la Confindustria Danese.

Come curatrici, noi abbiamo creato il concept e poi, attraverso una open call, sono arrivate le aziende che abbiamo selezionato anche in base al tipo di storia che portavano. Trattandosi di un racconto collettivo, infatti, era importante avere un certo tipo di varietà: nella tipologia di oggetti esposti ma anche nei messaggi che avremmo raccontato.

Abbiamo scelto gli oggetti da mettere in mostra insieme alle aziende. Una volta chiarito il concept (non ci interessavano le novità o le cose più vendute o più belle ma gli oggetti che meglio rappresentavano il modo particolare dell’azienda di “fare design”, cioè di progettare) il processo è stato relativamente semplice.

Il filo conduttore della mostra sono il paesaggio e il suono. In che modo questo concetto di «playlist» permea l’evento?

Come abbiamo detto, This is Denmark è un progetto collettivo. Come un canto a più voci. L’idea della playlist è nata in contemporanea a quella del paesaggio. Cercavamo un titolo e ci siamo chieste: come si racconta l’essenza di qualcosa attraverso una serie di input diversi? Ci siamo rese conto che è esattamente quello che fa Spotify quando suggerisce un soundtrack dedicato a un artista (lo chiama, infatti, This is…). Da lì all’idea di creare una vera e propria playlist il passo è stato breve.

Conoscevamo uno dei progetti selezionati per l’ultimo ADI Design Index (una delle curatrici, Laura Traldi, è nel Comitato Scientifico per il Compasso d’Oro 2022-2024, ndr) realizzato da Alessandro Pedretti e dalla sua compagna scultrice Milena Berta: La Memoria delle Pietre era un percorso di sculture e di paesaggi sonori realizzati in Val Camonica utilizzando i suoni della lavorazione delle pietre.

Abbiamo chiesto a questo giovane artista se potesse, per noi, raccontare gli oggetti attraverso delle tracce musicali ispirate alle immagini degli oggetti e realizzate usando i suoni di produzione degli stessi, per sottolineare il valore dell’artigianalità e del lavoro. I suoni si ritrovano anche, come sottofondo, nelle didascalie sonore di cui abbiamo già parlato.

Per permettere al pubblico di godere appieno del soundtrack abbiamo realizzato una zona lounge dove verrà proiettato un video (anche questo, realizzato appositamente per noi da un altro giovane autore, Silvano Richini). Il video racconta il paesaggio danese e il making of del soundtrack, oltre ovviamente a renderlo ascoltabile in un unicum.

Che legame sentite di avere con il design danese?

Forse possiamo parlare di diversi aspetti che ci attirano del design danese, un legame, insomma fatto da tanti fili. Primo fra tutti il valore olistico di questo design: a parità di qualità dei progettisti e dei prodotti italiani, paese come sappiamo ricco di proposte e di scuole di design, la grande differenza è la diffusione trasversale nella società del design e dei suoi valori. Qui ancora è una realtà per pochi, ristretta a un mondo di persone variamente interessate; in Danimarca il design è parte integrante della società in tutti i suoi aspetti.

C’è poi il filo dell’essenzialità, altro valore fondante della cultura danese, ovvero la capacità di progettare oggetti semplici, di facile lettura, anche se complessi dal punto di vista artigianale. E lo stesso vale per le case, sono interni essenziali, ma nello stesso tempo caldi e accoglienti.

Qual è l’obiettivo di questa mostra?

Con la nostra mostra vogliamo aiutare il pubblico ad andare oltre lo styling e accompagnarlo a cogliere le varie sfaccettature che, oggi, compongono il variegato paesaggio del progetto danese.

Cosa vi aspettate da questo Fuorisalone?

Anche a giudicare dalle anteprime già presentate, l’impressione è che sia finita l’epoca delle grandi installazioni fini a se stesse, nate solo per attrarre un pubblico non specializzato e per spingere brand ma non valori.

Sembra anche che l’approccio inaugurato con il Covid – quello di usare la Design Week per parlare di tematiche scottanti con personaggi di altissimo calibro facendo leva sulla loro presenza a Milano – continui. Ci saranno infatti tanti talk, organizzati da marchi come Prada nella moda, Lago nell’arredamento. Anche il Salone avrà di nuovo i suoi talk. È una scelta coraggiosa perché di solito il tempo per queste cose al Fuorisalone non c’è. Però forse davvero la gente ora cerca più significato e il mondo del design fortunatamente risponde.

Quello che speriamo che i visitatori si portino a casa – da This is Denmark e dal Fuorisalone in generale – è quello che anche noi ci aspettiamo dalla Design Week: uno sguardo ancora più aperto sul mondo, stimoli intellettuali che lascino il segno e su cui poi possiamo imbastire pensieri personali. E anche, ovviamente, tante suggestioni per vivere sempre meglio le nostre case.

(Federico Floriani)


(Federico Floriani)


(Federico Floriani)


(Federico Floriani)


(Federico Floriani)


(Federico Floriani)


(Federico Floriani)


(Federico Floriani)


(Federico Floriani)


(Federico Floriani)


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