Vertical farming, cos’è e come funziona l’agricoltura verticale

Ottimizzare la produzione di ortaggi ad uso alimentare senza utilizzare luce naturale e terreno coltivabile e con il minimo dispendio di acqua. E’ questo l’obiettivo del cosidetto vertical farming, ovvero della coltivazione verticale. Si tratta di una tecnica che fa parte dell’“agricoltura protetta” quell’insieme di tecniche “al chiuso” che comprende anche la coltivazione in serra.

Cos’è la vertical farming

La vertical farming definisce una serie di pratiche colturali che permettono di coltivare specie vegetali su più livelli sovrapposti. L’obiettivo è quello di massimizzare il numero di piante a metro cubo, cioè il numero di piante che possono essere coltivate in volume.

A fronte del crescente bisogno di cibi freschi in una popolazione mondiale che oggi conta 8 miliardi di persone e che entro il 2050 potrebbe arrivare a contarne 9,8 miliardi si fa impellente la necessità di trovare tecniche di coltivazione che possano supplire a un pianeta Terra che non ce la fa a nutrirci tutti quanti nello stesso tempo.

E così già dalla fine degli anni ’90 del secolo scorso si sono iniziate a studiare forme di coltivazione verticale per far fronte soprattutto ai bisogni delle grandi città e delle metropoli lontane dalle aree agricole.

Agricoltura a misura di metropoli

Le vertical farm sono caratterizzate da elementi comuni: sono situate in o molto vicino a grandi centri urbani, caratterizzati da alta densità demografica (le grandi metropoli sono le più interessanti a questo proposito); si basano su metodi di coltivazione idroponici o aeroponici (cioè che fanno a meno o della terra o dell’acqua) e in ogni caso a consumo di suolo zero. Inoltre, tali strutture utilizzano sistemi tecnologici avanzati per controllare le condizioni di coltivazione al fine di ottimizzare l’uso delle risorse e la produttività delle piante. Acqua e nutrienti sono per lo più riciclati e il consumo di risorse è radicalmente ridotto. Il sistema di basa su un elevato impiego della tecnologia, utile per il monitoraggio dei parametri e dei nutrienti, riducendo al minimo i consumi energetici, ma anche l’impiego di acqua, nutrienti e sostanze fertilizzanti e antiparassitarie.

Un business in espansione

Si tratta di un business dai potenziali economici straordinari. Il valore del mercato, secondo recenti statistiche di settore, dovrebbe raggiungere circa 20 miliardi di dollari entro il 2026, partendo da circa 5,5 miliardi di dollari nel 2020.

Gli Stati Uniti hanno recentemente incluso l’agricoltura verticale nella politica agricola federale, dedicando fondi (2 milioni di dollari) fino al 2023 per lo «sviluppo dell’agricoltura urbana, interna e di altre forme emergenti di agricoltura».

Cosa si coltiva nelle vertical farm

Gli ortaggi che meglio si prestano a questo tipo di conltivazione ultrarapida e potenziata sono soprattutto le insalate e i pomodori che crescono velocemente e si sviluppano in volume. In generale, però, tutte le verdure a foglia verde sono adatte alla coltivazione verticale e si valuta che la produzione verticale potrebbe presto coprire il 22% della produzione alimentare del settore a livello globale.

Il problema del dispendio energetico

Se, con le attuali tecniche, la vertical farming si rivela sostenibile a livello di impatto col suolo e di ottimizzazione dello sfruttamento di acqua e nutrimenti, le cose cambiano se si guardano i consumi elettrici e quindi le emissioni di CO2 derivate dall’ultilizzo di combustibili fossili. L’utilizzo di luce artificiale e di climatizzazione forzosa dell’ambiente determinano un grande dispendio energetico e costi di produzione al momento ancora molto elevati sebbene il prodotto finale a livello di microelementi e composizione biochimica sia ottimale in quanto studiato a tavolino per nutrire al meglio l’essere umano.

In Europa sta prendendo sempre più piede l’agricoltura verticale. Sul numero di imprese attive non ci sono cifre precise, ma esistono centinaia di startup che stanno cercando di salire su questo carro vincente di produzione economica. I paesi più attivi nel vecchio continente sono Francia, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito, ma soprattutto l’Italia.

In Italia la più grande vertical farm del mondo

Proprio nel nostro paese da qualche anno si sta sviluppando il progetto per la creazione del più grande impianto di produzione verticale al mondo.

Si chiama Future Farming District e nasce dalla rigenerazione di un complesso di archeologia industriale situato a Capriolo, in provincia di Brescia. Il progetto sarà completato entro il 2025 e promette grandi rivoluzioni nell’ambito dell’agricoltura senz’acqua e luce naturale.

La sfida del Future Farming District è quella di riuscire a creare un ecosistema circolare integrato, unico nel suo genere, scalabile e replicabile in altri contesti. Un sistema innovativo che abbina la produzione locale di energia pulita da fonti rinnovabili a impianti di coltivazione in vertical farm di ultima generazione.

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