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Inchieste

Turchia: Erdogan il conquistatore

Il sostegno militare tributato al presidente libico Fayez al-Sarraj mira al controllo strategico delle risorse energetiche nel Paese.
Ma l'espansionismo inarrestabile del «sultano» verso Occidente non si limita al petrolio. Tra i suoi obiettivi c'è quello di rafforzare i Fratelli musulmani e di penetrare in Europa, dove già vivono tre milioni di turchi.

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Il Mediterraneo al tempo di Suleimani

Panorama anticipa il saggio di Michelangelo Celozzi che uscirà nel numero di febbraio della rivista di geopolitica ed economia internazionale Il Nodo di Gordio dal titolo «Colonne d'Ercole. Voci dal Mediterraneo».

A metà novembre 2019 si verifica un evento nuovo, inatteso, inusuale e di grande rilevanza per comprendere l'intera strategia iraniana in Medio Oriente e le dinamiche geopolitiche in atto nel Mediterraneo.

The Intercept, un'organizzazione giornalistica indipendente operante a livello internazionale, entra in possesso in Iraq di un dossier, proveniente dal Ministry of Intelligence and Security, il MOIS Iraniano, l'equivalente del Mossad Israeliano, contenente rapporti riservati dell'intelligence iraniana su eventi che si sono svolti fra il 2014 e il 2015. (…)

Poche settimane dopo, alle prime ore del 3 gennaio 2020, il Generale Quasem Suleimani è rimasto ucciso durante un raid delle Forze armate statunitensi: un evento gestito dagli apparti di intelligence, di cui non conosceremo mai i dettagli. L'analisi di questi eventi ci consente una migliore comprensione delle dinamiche che caratterizzano tutto il Mediterraneo, oggi che il dossier siriano e quello libico si incrociano in modo preoccupante. (…)

Questa analisi, inizialmente rivolta al ruolo dell'energia, e del gas in particolare, per la stabilità e la sicurezza nel Mediterraneo, non ha potuto tuttavia prescindere dagli eventi più recenti di questi giorni, che hanno portato in primo piano il ruolo l'Iran e del generale Suleimani, ma anche i suoi rapporti con la Turchia, in una delle aree ormai più turbolente del pianeta, per la rottura degli equilibri geopolitici del secolo scorso ed il conseguente emergere di nuove tentazioni egemoniche.

Il dossier dei servizi segreti Iraniani

Fra la fine di ottobre e gli inizi di novembre 2019, The Intercept entra in possesso di un corposo dossier (700 pagine), contenente un archivio di informazioni del MOIS, il servizio segreto iraniano, relative al periodo tra la fine del 2014 ed il 2015. Un evento eccezionale che getta nuova luce sugli eventi in Medioriente: tutti i governi hanno dovuto fare i conti con fughe di notizie riservate, ma non l'Iran, dove le informazioni sono strettamente controllate e i servizi di sicurezza fortemente temuti. Fughe di notizie che non avvengono per caso. Esse offrono una descrizione dettagliata delle infiltrazioni iraniane negli affari iracheni e del ruolo di Suleimani.

In particolare, le notizie rivelano la vasta influenza di Teheran sull'Iraq, grazie alle spie iraniane infiltrate in ogni aspetto della vita politica, economica e religiosa dell'Iraq. Si può ora comprendere come e quanto l'Iran abbia assunto il controllo dell'Iraq dopo l'invasione americana nel 2003, trasformandolo nella porta di accesso dell'Iran al Mediterraneo, attraverso la geografia dell'area di influenza iraniana dal Golfo Persico al Mediterraneo.

Si apre uno squarcio anche sulla complessa politica interna iraniana, divisa in fazioni in competizione fra loro; non sappiamo quanto questa competizione abbia contribuito alla fuga di notizie, perché alcuni leader iraniani potrebbero aver avuto un interesse personale al contenimento del potere esercitato da altri leader, come il generale Suleimani.

Il dossier è composto da centinaia di rapporti e intercettazioni, realizzati principalmente tra la fine del 2014 e il 2015 dal MOIS, il cui ruolo era offuscato dall'organizzazione parallela di intelligence delle Guardie Rivoluzionarie, istituita come entità indipendente nel 2009 dall'Ayatollah Khamenei, il maggior sostenitore del generale Suleimani, con cui si era instaurato un rapporto molto forte.

L'Iran considera cruciale il ruolo delle Guardie rivoluzionarie per la sua sicurezza nazionale, e in particolare della Quds Force, la forza d'élite guidata da Suleimani, che ha fortemente influenzato le principali scelte politiche della Repubblica Islamica; secondo diversi consiglieri delle amministrazioni iraniane, attuali e passate, questo spiega perché la nomina degli ambasciatori iraniani nei Paesi del Medio Oriente fosse affidata ai ranghi più elevati delle Guardie. (…)

L'incontro segreto

Il Dossier del MOIS contiene un intero capitolo sugli incontri segreti fra la Quds Force iraniana e la Fratellanza musulmana, iniziati nel 2014 sotto la regia del generale Suleimani. Le discordie all'interno del modo islamico sono molteplici ed hanno sempre generato fazioni avverse, in lotta fra loro per motivi culturali e religiosi. La Quds Force e la Fratellanza Musulmana si trovavano fino al 2014 su posizioni lontane, tuttavia, fu organizzato uno sforzo segreto di distensione fra le due fazioni, che hanno tenuto un vertice in un hotel turco, precedentemente mai divulgato.

Il vertice ha messo in contatto la Quds Force, il braccio militare della Guardia Rivoluzionaria dell'Iran, il Paese sciita più potente al mondo, e la Fratellanza Musulmana, una forza politica e religiosa pan-islamista tentacolare, con presenza significativa nel mondo musulmano sunnita in tutti i Paesi Arabi. La premessa di questi incontri risiedeva nella complementarità e nella condivisione di un nemico comune, l'Arabia Saudita.

La Quds Force aveva una disciplinata e potente organizzazione militare, presente in tutte le aree di guerra del Medioriente, mentre la Fratellanza era presente dove la Quds Force non sarebbe mai potuta penetrare, negli strati più profondi delle popolazioni sunnite. Queste caratteristiche peculiari non potevano sfuggire al generale Suleimani, fondatore della Quds Force, profondo conoscitore del mondo islamico e di tutto il Medio Oriente.

C'erano stati precedenti incontri e contatti pubblici tra funzionari iraniani ed egiziani, ma non sono mai andati oltre un formale e reciproco riconoscimento, che non si è mai tradotto nella condivisione di un progetto politico. Nel 2013, con la caduta di Morsi in Egitto, gli incontri sembravano essersi definitivamente interrotti. Una intercettazione dell'intelligence iraniana del 2014 fornisce invece una versione non conosciuta della volontà (segreta) dei Fratelli musulmani e degli iraniani di mantenere i contatti, per determinare possibili collaborazioni.

L'intercettazione rivela le dinamiche politiche che separano le organizzazioni sunnite e sciite, e rappresenta le complessità esasperanti del panorama politico mediorientale, mostrando quanto sia difficile per degli stranieri, come gli americani, capire cosa realmente accada in Medioriente. A uno sguardo superficiale, la Quds Force e la Fratellanza Musulmana sembrerebbero acerrimi nemici. La Quds Force ha usato il suo potere militare per portare l'Iran a espandere la sua influenza in tutto il Medio Oriente, attraverso milizie sciite che hanno commesso terribili atrocità contro i sunniti in Iraq, e schierandosi con il brutale regime di Bashar al-Assad nella guerra civile siriana.

La Fratellanza Musulmana è stata un attore chiave nella politica araba sunnita per decenni, portando l'approccio islamista fondamentalista a una lunga battaglia contro i governi di diversi Paesi Arabi, e aprendo la stagione delle cosiddette «primavere arabe». Nella Fratellanza si sono sviluppate nel tempo anche aggregazioni estremiste e terroristiche, come Hamas. Il vertice si è svolto in un momento critico per la Quds Force e la Fratellanza Musulmana, il che spiegherebbe perché le due parti abbiano accettato di parlarsi.

Nell'aprile 2014, l'Isis stava lacerando le regioni a maggioranza sunnita nell'Iraq settentrionale e l'esercito iracheno si stava disgregando di fronte alle brutali tattiche terroristiche dell'Isis, che era giunto a minacciare la stabilità del governo iracheno a Baghdad, sostenuto dall'Iran. La minaccia dell'Isis aveva spinto la Quds Force a intervenire in Iraq, su richiesta del governo iracheno di ispirazione sciita del Primo ministro al-Maliki. La Quds Force condusse le milizie sciite nella battaglia contro l'Isis, ma Maliki fu visto come un burattino iraniano, suscitando rabbia e risentimento tra i sunniti iracheni, e presto sarebbe stato deposto.

Allo stesso tempo, il sogno della primavera araba si era trasformato in un incubo per i Fratelli musulmani, con la guerra che infuriava in Siria e la loro espulsione dal governo egiziano. Indeboliti dalle sconfitte, i Fratelli musulmani vedevano un'alleanza con gli iraniani come un'opportunità per riguadagnare parte della loro importanza regionale, mentre l'Iran vedeva nella Fratellanza l'unica possibilità di infiltrarsi nei Paesi a maggioranza sunnita.

La Quds Force guidata dal generale Suleimani conferiva all'alleanza la componente militare ed organizzativa, la visione strategica e l'esperienza nelle relazioni internazionali maturata nelle guerre in Medio Oriente, quali componenti insostituibili per una campagna comune di valenza regionale, in tutto il Mediterraneo. Le rivelazioni delle intercettazioni sono dovute al fatto che il MOIS era ormai un rivale delle Guardie della Rivoluzione all'interno dell'apparato di sicurezza iraniano, ed aveva segretamente infiltrato un agente durante l'incontro. All'incontro partecipò una delegato del generale Suleimani e la Fratellanza musulmana era rappresentata da tre dei suoi più importanti leader egiziani in esilio: Ibrahim Munir Mustafa, Mahmoud El-Abiary e Youssef Moustafa Nada.

I riscontri confermano l'apertura del canale di comunicazione tra Fratellanza musulmana e Quds Force, verificata la condivisione degli obiettivi comuni, il riconoscimento del nemico comune nell'Arabia Saudita e la complementarità delle due organizzazioni, la cui alleanza avrebbe aperto l'accesso ad opportunità comuni nel Mediterraneo. Gli eventi successivi hanno mostrato una ripresa maggiormente organizzata delle iniziative della Fratellanza a livello regionale e la compatibilità, non potendosi parlare formalmente di coordinamento, con le operazioni della Quds Force e dei governi dei rispettivi Paesi.

In definitiva, è stato individuato un interesse politico comune fra l'islam Sciita e la Fratellanza Musulmana, che ha aperto un dialogo per una strategia comune nel Medioriente e non solo. L'influenza della Fratellanza è ravvisabile soprattutto nei Paesi arabi esposti a rischi di stabilità, dove sussistono fasce deboli della popolazione, spesso derivanti da guerre civili, come in Libia e in Somalia. In Libia i Fratelli musulmani sono sostenuti dal Qatar, cha sostiene anche il GNA (Governo di Accordo Nazionale) di al-Serraj, riconosciuto dall'Onu, in Siria sono diversi i movimenti riconducibili alla Fratellanza, che all'inizio della guerra civile era contro il presidente Assad ed oggi è fuori legge in Siria. Nello Yemen, i Fratelli musulmani sono presenti con il partito Al Islah. La Fratellanza è presente anche in Somalia, dove la Turchia intende estendere la sua area di influenza. In Palestina Hamas, che ha il controllo della Striscia di Gaza, è riconducibile ai Fratelli musulmani, sostenuta e armata anche dalle Milizie Sciite del generale Suleimani, che sostengono anche Hezbollah in Libano.


Michelangelo Celozzi

coordinatore del Trans Med Engineering network

Politica

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