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Tecnologia

Torna il colpevole silenzio sul nucleare, che ci servirebbe tanto

Il possibile ritorno all’energia nucleare dell'Italia è stato un tema molto dibattuto in campagna elettorale. Poi il silenzio o quasi. Con Umberto Minopoli, presidente dell’Associazione Italiana Nucleare facciamo il punto sulle azioni necessarie per rimettere il nostro Paese sulla strada giusta , Umberto Minopoli, presidente dell’Associazione Italiana Nucleare. Scoprendo che sarà giocoforza un percorso lungo decenni, ma necessario e inevitabile

Perché ci serve

Il possibile ritorno all’energia nucleare dell'Italia è stato un tema molto dibattuto in campagna elettorale. Poi il silenzio o quasi. Per fare il punto sulle azioni necessarie per rimettere il nostro Paese sulla strada giusta per tornare, in futuro, a produrre energia dall’atomo, abbiamo intervistato Umberto Minopoli, presidente dell’Associazione Italiana Nucleare. Scoprendo che sarà giocoforza un percorso lungo decenni, ma necessario e inevitabile

Presidente Minopoli, qual è il punto di partenza dell’Italia?

Stiamo vivendo un’emergenza innescata dalla più grave crisi energetica della storia moderna che ha il suo epicentro in Europa, con il Vecchio continente impegnato in una doppia impresa: liberarsi dalle importazioni russe e realizzare obiettivi ambiziosi in fatto di decarbonizzazione. L’obiettivo strutturale di tutta l’Unione europea è ora quello di cambiare il mix energetico diminuendo la quota di combustibili importati dall’esterno dell’Ue e aumentare la produzione interna, che se deve ridurre o eliminare le fonti carboniche deve passare per il nucleare.

Parliamo agli scettici: per quali ragioni pensare all'atomo?

Per diversi motivi. Oggi il nucleare è la prima fonte non carbonica del sistema energetico europeo, con il 13% del totale prodotto da 122 centrali operative. Molti dimenticano che senza la CO2 evitata grazie alle centrali nucleari (miliardi di tonnellate negli ultimi decenni), l’Europa non potrebbe vantare il record del minimo di emissioni nel bilancio carbonico mondiale. Ci sono fonti naturali intermittenti e non prevedibili perché dipendono dagli andamenti meteorologici, che forniscono una quantità limitata di terawattora. E ci sono invece fonti continue che forniscono energia per tutto l’anno sulle quali facciamo conto. La funzione di fonte continua nel mix energetico dei paesi avanzati, sinora assolta dalle fonti fossili, dovrà essere garantita da fonti energetiche differenti (idroelettrico, biomasse e nucleare), ma con le stesse caratteristiche di continuità delle prime, e queste devono affiancare e integrare le fonti rinnovabili in espansione.

Saremo sempre più “elettrici” in tutto?

L’elettrificazione sarà la dominante della transizione energetica e del resto del secolo, sia per la domanda inarrestabile dai paesi poveri, sia per la rivoluzione della microelettronica e del digitale, e ancora per la necessità crescente di energia pulita negli usi finali ma anche all’atto della generazione. L’energia nucleare ha il più alto fattore di capacità (ore di funzionamento annuo al massimo regime richiesto), la più bassa volatilità e più alta costanza nei costi operativi e di gestione. La transizione energetica, se deve sostituire le quantità di combustibili fossili che generano, ancora, la gran parte dell’energia elettrica che consumiamo (oltre il 50% in Italia), non potrà fare a meno di questa fonte. Infine, il nucleare è la tecnologia non carbonica e subito disponibile caratterizzata dalla più massiccia articolazione di tipologie di impianti ad alta tecnologia e con la maggiore sicurezza, efficienza e innovatività tra tutti gli impianti energetici. Gli impianti nucleari attuali- centrali di larga potenza, di terza generazione (le 54 centrali che si stanno attualmente costruendo nel mondo) sono impianti progettati sul finire degli anni 90 e avviati ai primi degli anni 2000 evoluti su fattori come la sicurezza, l’efficienza e l’economicità, che non hanno paragoni con alcun’altra tecnologia energetica.

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