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La Maratona di New York è unica al mondo

Le facce, gli odori, i suoni dei 42 km della Grande Mela, nel diario di Marco Mori, maratoneta per passione (-42 al via)

Marco Mori, 40enne tecnico informatico di Palaia (Pisa) è uno degli oltre 4mila italiani che domenica 4 novembre saranno al via della 43^ New York City Marathon , mischiati ad un totale di oltre 47mila runners provenienti da più di 70 nazioni. Marco corre per passione, e questo è il diario del suo avvicinamento alla maratona più amata al mondo.

Ecco è il suo racconto:

"Nella prima puntata di questo diario verso la mia quinta partecipazione alla maratona di New York vi ho raccontato che per via dei miei molti impegni famigliari e professionali corro solo una maratona all'anno, quella della Grande Mela. C'è un motivo, ed è molto semplice: è New York. Ai miei occhi New York è una città che vive per la corsa: se vi capita, andate a Central Park all'alba, appena prima che sorga il sole, e vi troverete centinaia di uomini e donne di ogni età, ceto sociale e provenienza che corrono. Io credo che lo facciano alla ricerca della propria serenità. E poi New York è una città che rispetta la sua maratona: il giorno della gara tutto si ferma, completamente, e due milioni di persone si dispiegano lungo il tracciato per rendere unica questa esperienza.
Sono moltissime le impressioni che ogni volta riporto a casa da New York. I suoni, per esempio: può sembrare strano, ma la maratona di NY procede a ritmo di musica. Nel Queens ci sono sempre caraibici e afroamericani che per scaldarsi suonano e ballano ininterrottamente, mentre noi passiamo di corsa per le loro strade. Brooklyn invece è sempre disseminata di quelle enormi radio che sparano ogni tipo di musica a tutto volume. E poi c'è il Bronx, dove spesso gli spettatori si fanno notare suonando con strumenti di fortuna, raccolti per scaldarsi attorno ai bidoni pieni di legna che brucia. Proprio come si vede nei telefilm in Tv.
L'altra cosa che ti stampa in mente sono gli odori. Quello della canfora, che usiamo per sciogliere i muscoli prima della partenza, ti resta nel naso: al Fort Wadsworth, dove c'è il via, tira vento e fa un freddo cane, e se non sei abbarbicato ai tubi di scappamento dei generatori elettrici ti devi riparare con i fogli di giornale e massaggiare continuamente con l'olio per i muscoli. Poi c'è l'odore di barbecue lungo le strade: sarà la fame che ti prende quando corri, ma ogni volta noto un numero incredibile di persone organizzate con le griglie per assistere al nostro passaggio. Tra i barbecue e i carrettini che vendono roba da mangiare agli angoli delle strade, l'odore del cibo è praticamente ovunque e ti accompagna dall'inizio alla fine. C'è anche un odore che ti si appiccica al naso e che non mi piace, ed è quello delle platform della metropolitana: se piove, sembra odore di marcio, e te lo porti dietro tutto il giorno.
E poi ci sono le persone: si dice i primi 35 km li fai grazie al fisico, i restanti grazie al pubblico, e - fidatevi - è proprio così. Ogni maratoneta ha il proprio nome sulla pettorina, e mentre corri ti senti incitare a ogni passo, tanto che ormai mi sono abituato a sentirmi chiamare Meerc anziché Marco. E poi ti offrono di tutto, frutta, bibite, caramelle, fazzoletti, tutta roba pagata di tasca loro e messa a nostra disposizione. Una volta c'era un bambino di colore, paffutello, capelli cortissimi e occhi neri neri. Avrà avuto 5 anni, e teneva in mano un lecca lecca in attesa che qualcuno glielo prendesse. Lo afferrai al volo, e lui si voltò felicissimo urlando 'Papà! Papà! L'ha preso! L'ha preso!'. Indimenticabile. E poi ci sono i vigili del fuoco in divisa, che ti danno il "5" con i guanti di pelle e quasi ti spaccano la mano, e i messicani, che ogni volta confondono la nostra bandiera con il loro tricolore e mi urlano 'Mexico! Mexico!'. Ecco, questi sono i motivi per cui, dovendo scegliere, corro solo la maratona di New York."

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