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Società

Milano Fashion week, il diario del driver/day1

Prima a Malpensa e poi dritto verso le sfilate tra pioggia e traffico in tilt

sfilate

Di Fabrizio Prezzamà

La sveglia suona. Ho ancora sonno. Non vorrei muovermi dal letto ma oggi si comincia. Ho già tutto pronto, mi vesto, poi il caffè e via: direzione hotel Verdi a Milano. Arrivo in orario, chiamo il cliente che ha richiesto il transfert per Malpensa ma...mi dice che ho sbagliato albergo. Veramente io nel foglio di chiamata avevo scritto questo nome. Vabbè, il tizio è al Macchiavelli. Poco distante, ci arrivo in un attimo. Nemmeno il tempo di pensarlo e sono imbottigliato nel traffico più feroce.

La pioggia batte sul parabrezza a tamburo battente. Chiamo il cliente, aspetterà qualche minuto in più. Andiamo all'aeroporto, mi annoia un po' parlando di come si vive nella sua città, a differenza di Milano. Cerco di essere socievole. Parliamo di calcio, io sono tifoso del Milan, lui di una squadretta che ha vinto quest'anno lo scudetto. Gobbo fino al midollo.

Eccoci a Malpensa: alla fine ce l'ho fatta nonostante il delirio in autostrada. Ora devo aspettare le giornaliste russe. Alle 11.30 atterra l'aereo da Mosca. Ma c'è solo Elena. E' alta, magra, porta dei jeans aderenti e una maglia con sopra un giubbino. Ha oltre 35 anni e dieci anni fa avrebbe potuto essere una modella. La porto dove mi chiede: prima al suo albergo e poi al Majestic dove c'è la sfilata di Gucci.

Devo fare i salti mortali per essere lì poco prima delle 14. La lascio davanti all'albergo, aspetto mezz'ora, lei scende: è vestita con un abito lungo con i colori dell'arcobaleno. E' molto bella facciamo due chiacchiere, lei mi racconta dov'è andata in vacanza: Creta con la famiglia e poi Baleari con le amiche. Arriviamo alla sfilata, lei scende di fretta, io cerco parcheggio. Un'odissea. Non esiste nel raggio di 5 km e se c'è, i vigili mi chiedono di spostarmi. Giro per un'ora. Alla fine trovo un parcheggio molto lontano. Finisce la sfilata. Lei mi chiama, ma non mi chiede di andarla a prendere. Mi chiede le sigarette e il portafoglio che ha lasciato nel sedile posteriore dell'auto. Vado, sta bevendo un drink. Poi aspetto. Nemmeno sono a metà giornata e già ho girato in lungo e in largo la città. La riporto poi in albergo. Aspetto. Stasera si preannuncia difficile: la cliente ha voglia di andare a più party. Il racconto non termina qui, è solo rimandato.

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