Scienza

Addio a Rita Levi Montalcini, scienziata e donna straordinaria

"Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo. Io sono la mente" è la sua frase che in queste ore, rimbalza sui social network. L'importanza dei suoi studi sul cervello - Le immagini della sua vita

montalcini

Rita Levi Montalcini – Credits: Ansa

La senatrice a vita Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la medicina nel 1986, aveva festeggiato quest'anno i 103 anni: ecco che cosa scrivemmo quel giorno ,   in suo onore.

Era una donna speciale, e forse per questo, appena la notizia della sua morte si è diffusa, la Reta l'ha trasformata in pochissime ora in una divinità: foto, frasi, ricordi hanno immediatamente invaso i social network, proprio come se fosse morta una rockstar.

"Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo. Io sono la mente" è una delle sue frasi che in queste ore vengono più citate sul web. E poi: "Le donne che hanno cambiato il mondo non hanno mai avuto bisogno di mostrare nulla, se non la loro intelligenza". "Rare sono le persone che usano la mente, poche coloro che usano il cuore, uniche coloro che le usano entrambe". Ancora: "Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi". "Meglio aggiungere vita ai giorni, che giorni alla vita". E poi i suoi appelli a non cancellare il futuro dei giovani e dei ricercatori.

L'importanza della sua scoperta scientifica

Si chiama fattore di crescita neuronale (Ngf) la scoperta fondamentale di Rita Levi Montalcini, che avrà un futuro per arginare le malattie degenerarive del cervello, come l'Alzheimer. Ne è sicuro Luigi Aloe, uno dei ricercatori che ha lavorato gomito a gomito per 40 anni con il premio Nobel e ha firmato alcune degli studi più importanti con la scienziata italiana.

"Ho cominciato a collaborare con la professoressa Montalcini negli Stati Uniti quando ero un tecnico di laboratorio - ha raccontato Aloe all'Ansa- e solo dopo alcuni anni mi sono laureato. Per me Montalcini è stata una grande donna e scienziata capace di parlare con tutti, dalle persone più umili a quelle più colte e potenti. Lavoratrice instancabile aveva un costante desiderio di scoprire qualcosa di utile e aveva la capacità di lavorare in rete con molte persone. Credo che la molecola che le ha valso il Nobel avrà importanti sviluppi per alcune malattie della senescenza e della vista".

Una vita splendida

''La mia vita è tanto lunga e piena di splendide cose, ma quello che importa sono i valori'', aveva detto per il suo centesimo compleanno e l’unico regalo che davvero desiderava era ''un mondo che creda nei valori etici'' e nella scienza, perché'senza scienza non c'è futuro''.

Poche battute che racchiudono il frutto della lunghissima vita di Rita Levi Montalcini. Elegante e sobria, aveva un aspetto esile dietro al quale nascondeva una personalità fortissima.  Nata a Torino il 22 aprile 1909, fin da bambina diceva di ''non essere interessata ad una società governata dagli uomini né a un futuro di buona moglie o di buona madre''. Nonostante le resistenze paterne, si iscrisse a Medicina e studiò nella scuola dell'istologo Giuseppe Levi insieme a Salvador Luria ea Renato Dulbecco, che come lei sarebbero diventati Nobel.  

Le leggi razziali la costrinsero a trasferirsi in Belgio,dove continuò a studiare lo sviluppo del sistema nervoso. Poi tornò a Torino, dove aveva allestito un laboratorio di fortuna in camera da letto, una stanzetta di due metri per tre: un periodo difficile, ma fertile intellettualmente, del quale non si stancava mai di raccontare. Nonostante i pochissimi mezzi  scoprì fenomeni fondamentali legati allo sviluppo del sistema nervoso e alla morte cellulare.

I bombardamenti la costrinsero a trasferirsi prima vicino Asti e poi a Firenze, dove nel 1944 lavorò come medico al servizio degli alleati (e dove capì che fare il medico non faceva per lei), e poi nuovamente ad Asti.   Nel 1947 il grande passo verso gli Stati Uniti, dove le era stata offerta una cattedra nella Washington University di St Louis. ''Senza saperlo ci ritrovammo sulla stessa nave'', raccontava divertito Dulbecco, da sempre legato a Rita Levi Montalcini da una fortissima amicizia. ''Facevamo lunghe passeggiate sul ponte parlando del futuro, delle cose che volevamo fare''. Discorsi che avrebbero influenzato reciprocamente le loro ricerche.

Quello che avrebbe dovuto essere un soggiorno di pochi mesi si trasformò in un'esperienza di 30 anni. Rita Levi Montalcini teneva molto a dire che l'11 giugno 1951 segnò la sua scoperta fondamentale: il fattore di crescita delle cellule nervose, o Nerve Growth Factor (Ngf). Una scoperta che, diceva, ''andavacontro l'ipotesi dominante nel mondo scientifico che il sistemanervoso fosse statico e rigidamente programmato dai geni''.

Era stata una visione giusta delle cose, la sua, considerando che le sue ricerche sarebbero state premiate con il Nobel, che avrebbe condiviso con il suo studente Stanley Cohen. ''Stavo leggendo un giallo di Agatha Christie quando e' arrivata la telefonata da Stoccolma'', raccontava. ''Il Nobel non cambierà la mia vita. Continuerò  a lavorare come ho sempre fatto''. Anche if esteggiamenti furono in linea con la sua sobrietà: ''un brodo e un riso cinese - raccontava - poi sono andata a dormire''.    

Nonostante il lungo periodo di lavoro negli Usa, Rita Levi Montalcini non ha mai dimenticato l’Italia, dove dal 1961 al1969 ha diretto il Centro di Neurobiologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Dal 1969 al 1979 ha diretto il Laboratorio di Biologia cellulare del Cnr, dove ha continuato a collaborare fino al1995. È stata inoltre presidente dell’Istituto Europeo per le Ricerche sul Cervello (Ebri), che ha fortemente voluto e dove ancora oggi i suoi allievi proseguono la ricerca sul fattore Ngf.  

Membro dell’Accademia dei Lincei, è stata anchepresidente dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla, presidente dell’Istituto dell'Enciclopedia Italiana, ambasciatrice della Fao. Costante anche l'attività a favoredelle donne, soprattutto africane, aiutate anche con una fondazione intitolata al padre.

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