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Pensioni INPS: le donne guadagnano un terzo degli uomini e il divario arriva al 45% nel privato

Pensioni INPS: le donne guadagnano un terzo degli uomini e il divario arriva al 45% nel privato
Tre donne anziane sedute su una panchina in un parco pubblico a Roma 24 maggio 2026. ANSA/ALESSANDRO DI MEO (anziani, anziane, anziana, pensione, pensioni, vecchiaia, generica)

I numeri del Rendiconto Inps 2025 raccontano un divario di genere ancora molto ampio. Pesano salari più bassi, carriere discontinue e part-time: ecco i settori e le aree dove la distanza è maggiore

Quanto guadagna in meno una donna in pensione rispetto a un uomo? Un terzo. La risposta arriva dal Rendiconto sociale dell’Inps. Il dato è la somma di anni di differenze salariali, carriere più frammentate e un maggiore ricorso al part-time. Quindi, a parità di anni lavorati, una donna rischia di ritrovarsi con una pensione molto più bassa di quella di un collega uomo.

Il divario pensionistico: quanto guadagnano in meno le donne in pensione

Nel 2025 l’importo medio delle pensioni previdenziali (invalidità, vecchiaia e superstiti) è stato di 1.876,1 euro lordi al mese. Ma questa è la media. Se si guarda alla differenza di genere gli uomini hanno percepito 2.260,6 euro medi al mese contro i 1.491,7 euro delle donne. Parliamo di una differenza del 34%. Il divario non è uniforme in tutta Italia né in tutte le gestioni previdenziali. Per le pensioni di vecchiaia dei dipendenti privati, ad esempio, la forbice si allarga ulteriormente, arrivando a toccare quasi il 45%. Anche nel pubblico impiego la differenza resta marcata: nella Gestione dei dipendenti pubblici l’assegno medio è di 1.940,4 euro per le donne contro 2.705,9 euro per gli uomini (la media complessiva è di 2.323,2 euro).
Guardando alla situazione geografica ci sono due estremi: le donne che vanno in pensione più tardi sono quelle dell’Umbria (età media 67 anni), mentre gli uomini che escono prima dal lavoro sono quelli del Trentino-Alto Adige (62,3 anni) e della Lombardia (63,1 anni).

Perché le donne vanno in pensione con meno soldi: lo stipendio è la prima causa

Il divario pensionistico nasce negli anni in cui le donne lavorano, dalle retribuzioni percepite. Secondo il Rendiconto Inps, nel 2024 (l’ultimo anno per cui sono disponibili i dati) la retribuzione media giornaliera nel settore privato è stata di 111,1 euro al giorno per gli uomini e 82,6 euro al giorno per le donne. Quindi una differenza di oltre il 25% che si traduce ovviamente in meno contributi previdenziali e alla fine in pensioni più basse. E a incidere non è solo il trattamento salariale diverso a parità di ruolo, ma anche che le donne in genere hanno ruoli con qualifiche inferiori, fanno meno carriera e ricorrono molto più spesso al part-time, che abbassa la retribuzione giornaliera media anche a parità di competenze.
E non sembra contare l’età di uscita dal lavoro. Le donne vanno in pensione di vecchiaia o in anticipo, in media, a 65,4 anni, mentre gli uomini escono a 64,1 anni. Quindi le donne lavorano di più, ma con stipendi più bassi: una combinazione che pesa doppiamente sul portafoglio.

Il divario salariale tra uomini e donne: i settori dove pesa di più

Il gender pay gap è più marcato in alcuni settori rispetto ad altri e questo poi si ripercuote sulle pensioni. Nel privato il settore dove il divario è più ampio (40,1%) è quello dell’attività immobiliare, seguito da quello del credito (31,6%) e del commercio (23,6%). Nel pubblico il divario è mediamente più contenuto rispetto al privato: la differenza arriva al 20,5%, riducendosi al 18.4% nel comparto con gli stipendi più alti è università e ricerca. Privato o pubblico che sia nei settori più qualificati e meglio retribuiti il divario di genere non scompare, si riduce soltanto.

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