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Dieta

Indietro tutta, gli omega-3 non sono così importanti

Questi acidi grassi polinsaturi, presenti soprattutto nel pesce, non proteggono, come si credeva, dal rischio di infarto e di ictus

Credits: Fotolia (3)

Ci avevano detto che gli omega-3 ci avrebbero allungato la vita, protetto il cuore, migliorato la qualità della pelle, potenziato la memoria, allontanato la depressione. Si erano sbagliati. Questi acidi grassi essenziali, presenti soprattutto nel pesce e negli oli vegetali, non sarebbero poi così essenziali per la nostra salute. O meglio, non apportano al sistema cardiovascolare, in particolare, quei vantaggi che erano stati loro attribuiti. In poche parole, non sono un’assicurazione contro infarto e ictus.

Capita spesso, nella scienza e nella medicina, che uno studio contraddica l’altro, e quello successivo smentisca il precedente (in attesa dell’ultimo che arriverà e di nuovo rimetterà tutto in discussione). Talvolta, come in questo caso, la girandola di «fa bene-anzi no» appare più sorprendente del solito.

Sui benefici degli omega-3 era nata una vasta letteratura scientifica, oltre che un fiorente mercato di supplementi, integratori e alimenti addizionati (yogurt, latte, uova...). Peccato che queste sostanze siano state sopravvalutate, o almeno così sostiene un articolo pubblicato nei giorni scorsi sulla rispettata rivista Jama (Journal of the American medical association).

I ricercatori dell’Università di Ioanina, in Grecia, hanno analizzato una ventina di studi che valutavano gli effetti preventivi degli omega-3, in quantità variabili, in campo cardiovascolare. In totale hanno preso in esame quasi 70 mila pazienti (tra i quali, per entrare nei dettagli, si sono verificati 3.993 morti cardiache, 1.150 morti improvvise, 1.837 infarti e 1.490 ictus). Le loro conclusioni non lasciano spazio a molti dubbi. «Nell’insieme» scrivono gli autori dell’indagine «l’integrazione nella dieta di questi acidi grassi polinsaturi non è statisticamente associata a un rischio diminuito di mortalità. I nostri risultati quindi non giustificano l’utilizzo di omega-3 nella pratica clinica quotidiana o come aggiunta nell’alimentazione».

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