Politica

Mastrangeli: "Ecco il cerchio magico di Grillo"

L'ex "cittadino" senatore, espulso dal Movimento 5 Stelle spiega cosa sta succedendo davvero al partito di Grillo (in declino)

L'ex cittadino senatore del Movimento 5 Stelle (oggi al Gruppo Misto), Marino MAstrangeli (Credits: facebook)

di Sara Dellabella

“Sono cresciuto a pane e trasmissioni politiche. Ascolto fin da piccolo Radio Radicale”. Il senatore Marino Mastrangeli, espulso dal Movimento 5 Stelle per il vizio delle apparizioni tv, indossa ancora la spilletta 5 stelle al bavero della giacca. Il movimento è casa sua. “Ho costruito il Movimento per quattro anni. Ho fatto attivismo online, ho messo mattone dopo mattone. Non basta un Crimi di turno o un'altra sessantina di individui a cacciarmi”.

Intanto però è iscritto al gruppo misto del Senato...
"Sto temporaneamente contaminando il virus 5 stelle nel gruppo Misto. Ma temporaneamente, perché presto ne vedremo delle belle".

In che senso?
"Ci sarà la resa dei conti. Adesso stiamo vivendo una tregua armata anche per via delle elezioni amministrative e per permettere a Beppe Grillo di fare dei comizi sereni. Ma chi di demagogia ferisce, prima o poi ne perisce".

Parla della diaria?
"In quella riunione con Beppe anziché essere 161 parlamentari, erano solo una settantina. Il presupposto era che chi non restituirà i soldi finirà in una black list pubblicata in un post. Vuol dire che se incontri qualche elettore “te mena” e ha pure ragione. Visto che nessuno vuole farsi linciare, chi avrebbe votato in dissenso non si è presentato".

Sugli stipendi dei parlamentari come la pensa?
"Non possiamo giocare un'asta al ribasso sulla pelle dei parlamentari. Se arriva uno che vuole solo un euro all'anno non lo possiamo premiare per questo. Le indennità alte servono per tenere i politici lontano dalla corruzione. Affermare il contrario è demagogia. Siamo lavoratori europei, gli stipendi devono essere adeguati a quello che guadagnano i nostri colleghi in Europa. E questo vale anche per l'operaio Fiat".

Grillo sta perdendo la sua leadership tra gli eletti?
"Giovanni Favia lo disse dopo quel famoso fuori onda (Favia, consigliere regionale dell’Emilia Romagna, fu di fatto cacciato dal partito nel dicembre scorso dopo i duri giudizi su Gianroberto Casaleggio, ndr). Quando immaginavamo di sedere in Parlamento, già sapevamo che Grillo non poteva controllare i suoi eletti. Vedrà che dopo le amministrative la bolla esploderà, sia per le indennità, sia perché le comunali non andranno bene, sia perché non c'è libertà di esprimere il proprio pensiero con ogni mezzo di diffusione come recita l'art. 21 della Costituzione".

Lei però ha rifiutato questo diktat?
"Penso che per la libertà della manifestazione del pensiero i nostri avi hanno versato sangue e non condivido che qualcuno del gruppo di comunicazione mi chiami mentre sono negli studi Mediaset per dirmi “Che c... ci fai dalla D'Urso, quella è una nostra nemica! Alzati e vattene!”. Detto da una persona che non avevo mai visto. E poi, non si parla così a un senatore della Repubblica".

La Costituzione dice che i parlamentari nell'esercizio delle proprie attività non sono legati al vincolo di mandato. Per i parlamentari 5 stelle sembra non valere                                                                                                               "La Costituzione dice pure che i parlamentari non sono responsabili delle affermazioni espresse nell'esercizio delle proprie funzioni. La Carta mi tutela, mentre il Movimento mi ha cacciato per aver partecipato a una trasmissione tv".

Volete cambiare anche la Costituzione via web?
"Sono un fautore della democrazia telematica e diretta. Ma di quella seria, che si fa in decine di anni. Politicamente parlando sono un referendario. Non sono mai stato iscritto, né ho militato in alcun partito. Ho raccolto le firme per la depenalizzazione delle droghe, per l'acqua pubblica, per l'abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti".

Però in Parlamento avete fatto poco.
"E' vero. I primi disegni di legge presentati dal Movimento 5 Stelle al Senato sono stati quelli per le nozze gay e sul cambio di sesso. Nulla che fosse nel programma. Potevamo anche farlo, non sono contrario, ma dovevamo chiederlo agli iscritti".

Lei quante proposte di legge ha presentato?
"Nessuna. Però avevo proposto di andare all'ufficio legislativo del nostro gruppo parlamentare per farci aiutare a scrivere i testi relativi al nostro programma. E sto aspettando la piattaforma promessa da Grillo per far votare le leggi ai nostri iscritti online".

E se non arriva la piattaforma non presenta leggi?
"Non posso farlo. Non è questo che abbiamo promesso ai nostri elettori. Nel Lazio e in Sicilia già viene usata, a livello nazionale non parte".

Lei è un pignolo. Non avrà forse rotto le scatole ai suoi colleghi?
"Sì e probabilmente quello della D'Urso è stato un pretesto. Anche perché nei giorni scorsi sul blog di Beppe c'era una pubblicità che raffigurava proprio la conduttrice Mediaset. Comunque nel merito la decisione è stata ingiusta: non ho partecipato a talk show, ma ho fatto come indicato da Beppe, cioè ho rilasciato interviste singolarmente".

Non ci sta a essere stato escluso...
"Mi definisco senatore dei due terzi del Movimento 5 stelle. Quelli che volevano la mia cacciata erano solo 62 parlamentari, non la maggioranza. Inoltre, il 60 per cento degli iscritti al sito la pensa come me, ovvero che non ho partecipato a talk show e quindi non ho infranto il regolamento. La votazione sulla mia espulsione è stata una buffonata".

Cosa pensa di fare per il Movimento?
"Farò di tutto per cacciare i talebani del Movimento 5 Stelle".

E chi sono?
"Il cerchio magico: Crimi, Lombardi, Di Battista... Il maledetto gruppo di comunicazione, i peggiori. A noi chiedono gli scontrini e quelli del gruppo si trovano a gestire circa un milione di euro per pagare sei persone".

Dicono che li abbia scelti direttamente Grillo
"Chissenefrega! Il Movimento 5 Stelle è fatto da 50 mila persone".

Il Movimento sta perdendo la sua occasione di scardinare il sistema?
"A Roma si dice che le chiacchiere il Monte dei Pegni non se le prende. Voglio vedere 162 rendicontazioni delle spese per la restituzione di quello che demagogicamente hanno promesso in campagna elettorale. Ho l'impressione che molti colleghi si siano già spesi tutti i soldi. Comunque, farò come gli altri".

E' un po' deluso da questa declinazione parlamentare del Movimento?
"Auspicavo che non fosse il gruppo parlamentare a dare l'indicazione di voto, ma gli iscritti. A livello locale discutiamo e votiamo tutto, anche le cose più irrisorie. Questa dialettica a livello nazionale scompare. Tre votazioni in quattro anni: parlamentarie, quirinarie e buffonarie online, quelle della mia cacciata. Il programma, lo statuto, il codice di comportamento non sono stati votati, ma imposti da Grillo e dai suoi".

Tra lei e Vito Crimi è evidente che non corre buon sangue. Tra poco, però, scadrà l'incarico di capogruppo e tornerà un semplice senatore.
"Vedrà che lui e Roberta Lombardi rimarranno saldi ai loro posti, contrariamente alla rotazione indicata dal Movimento. Il capogruppo ha un potere immenso al quale difficilmente si rinuncia. La verità è che molti si sono montati la testa, dimenticandosi degli iscritti. Ma tanto tutti sottoterra finiamo...".

© Riproduzione Riservata

Commenti