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Il ritorno di Berlusconi: i giovani del PdL sono perplessi

Dai formattatori ai leader della Giovane Italia, la ridiscesa in campo dell'ex premier suscita malumori e perplessità

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Silvio Berlusconi

«Povero Angelino». Nel giorno in cui Silvio Berlusconi è praticamente di nuovo in campo per la premiership , reagiscono così - esprimendo un misto tra dispiacere e solidarietà al segretario - tanti dirigenti junior del Pdl che in questi mesi hanno cercato di (ri)animare un partito sull’orlo della crisi di nervi, proprio a partire dalla fiducia riposta nel nuovo segretario. «Ma l’hanno capito o no – spiega un dirigente della Giovane Italia, che preferisce restare anonimo - che il rientro di Berlusconi significa andare verso la grande coalizione? E poi il ticket con Daniela Santanché proprio non lo accetteremmo». Non ci stanno i giovani che avevano incalzato Angelino Alfano su temi quali il ricambio generazionale, le primarie, una “normalizzazione” dei processi democratici all’interno del Pdl, ad accettare che «la logica dei sondaggi possa dettare ancora il percorso» e che in qualche modo «si possa andare verso ipotesi di larghe intese».

C’è chi, in qualche modo, vuole vederci l’ennesima mossa strategia da parte del Cavaliere. «Non credo che alla fine si candidi davvero, ma che la sua sia una scelta per compattare in questo momento un partito che rischia di sfilacciarsi». Parla così Galeazzo Bignami, il più votato consigliere regionale del Pdl in Emilia, che ragiona sull’ipotesi che dimostrerebbe il tentativo di Berlusconi di frenare l’emorragia del partito: «Il primo pensiero che ho avuto è stato questo. Non vorrei che, per dirla con Jung, sia l’inconscio che si augura questo». E se non fosse così? «Posso solo dire che appena ho postato la notizia su Facebook gli insulti non si sono contati». Insomma, rispetto alle richieste di cambiamento, «in questo modo cambierebbe tanto di ciò che con Alfano era stato attivato».

L’insofferenza, insomma, è diffusa e trasversale tra le varie anime dei giovani pidiellini. La conferma arriva anche dai giovani  “formattatori”. «Lo ammettiamo: siamo stati presi alla sprovvista», spiegano a caldo. Anche qui, almeno pubblicamente, in molti preferiscono non parlare in prima persona. Quello che fanno filtrare, però, è un ragionamento del genere: «Noi siamo rimasti a ciò che è stato stabilito con l’ufficio di presidenza dell’8 giugno. Se dovessimo dare per buona la notizia che  Berlusconi rientra in campo, beh significa che anche lui parteciperà alle primarie…». Chiaramente, lo sanno anche loro, si tratta di una provocazione. È risaputo infatti che se il Cavaliere torna nell’agone non ci saranno primarie: «Che dire – ammettono - non ce l’aspettavamo, eravamo rimasti che il candidato premier dovesse essere Angelino Alfano…».

Sostegno alla linea del segretario arriva anche da Mauro La Mantia, palermitano e fautore di un Pdl “resettato”, che si sforza in un primo momento di vedere il lato buono: «Certo, sarà pure vero, come stimerebbero i sondaggi, che con Berlusconi in campo il Pdl avrebbe un peso maggiore in termini di voti». Il limite però, secondo La Mantia, è ancora una volta il progetto politico: «Qual è? Ritorna Berlusconi e non ci poniamo il problema di cosa siamo? Noi continuiamo a volere un partito partecipato, con le primarie».  Anche sul tema del ricambio generazionale c’è molto da dire. «Alfano, da parte sua – continua La Mantia -  aveva tracciato una linea: qual è l’idea che ha in testa Berlusconi? Non vorremo che sia la logica del talent scout». E un certo scoramento non riesce proprio a nasconderlo: «Sì, il ritorno di Berlusconi era nell’aria. Mi dispiacerà se tutto questo dovesse significare che il progetto dell’ultimo anno su Alfano è concluso. Proprio ad Alfano ho pensato in queste ore, perché chi ha creduto nella possibilità della discontinuità, oggi si sente un po’ sconfitto».

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