Siria a tutto gas: ma le armi chimiche ci sono davvero?

Le foto ed i video di questi giorni stanno inorridendo il mondo. Ecco cosa si sa dell'arsenale chimico di Assad - le foto - i video -

assad bifronte

Di Luciano Tirinnanzi

La CIA, la Central Intelligence Agency americana, è convinta che la Siria abbia sviluppato un programma di armi chimiche “per anni e possiede una scorta di agenti chimici per la guerra, che possono essere propalati da aerei, attraverso missili balistici e con l’artiglieria”. Lo va ripetendo ormai da tempo. E quel Paese, in effetti, non ha mai firmato la Convenzione sulle armi chimiche di Parigi (1993) né ha mai pensato di ratificare la Convenzione sulle armi biologiche e tossiche degli anni Settanta.

E, circa la scorta e lo stoccaggio di materiale chimico, in più di un’occasione alcuni funzionari siriani hanno ammesso di aver stoccato armi chimiche, pur affermando che esse non sarebbero mai state usate “contro il popolo”. 

L'ex portavoce del ministero degli Esteri siriano, Jihad Makdissi, fuggito dalla Siria ormai da tempo, nel settembre scorso dichiarò alla BBC che le armi servivano esclusivamente “contro le aggressioni esterne”. Ma a tutt’oggi non esiste una dichiarazione formale che faccia luce sulla vicenda né che possa confermare l’esistenza in Siria di una scorta di agenti chimici. Eppure, le agenzie di intelligence indiana, turca e di alcuni Paesi arabi hanno informato la CIA che, in base alla raccolta di dati e alla documentazione in loro possesso, stimano che la Siria possegga effettivamente “una riserva di circa 1.000 tonnellate di armi chimiche, conservate in circa 50 diverse città". 

Come ha ottenuto queste armi?

Alcune fonti concordano nel ritenere che vi fosse l’Unione Sovietica dietro la fornitura alla Siria di armi letali ma, poiché non vi sono prove concrete, le fonti che citano Mosca probabilmente fanno affidamento soprattutto sul fatto che la Russia è tra i maggiori partner commerciali della Siria, se non il principale, per quanto riguarda gli armamenti. Partnership che, tra le altre cose, prosegue tuttora a pieno ritmo.

Altre fonti, invece, indicano che la Siria acquisì i primi armamenti chimici - in particolare, l’iprite - dall'Egitto del dopo Nasser, sotto la presidenza di Sadat e subito prima della guerra arabo-israeliana del 1973. 

Ma, a parte ciò, CIA e MI6 sembrano concludere che dal 1980 in poi la Siria abbia proceduto ad assemblare e produrre direttamente e in maniera indipendente armi chimiche, arrivando a convertire alcuni impianti di pesticidi per la produzione di agenti Sarin tra il 1988 e il 1993.

Quali sono le armi chimiche in mano alla Siria?

Circa le tipologie di gas in possesso di Damasco, Langley ritiene che possano essere molteplici. Anzitutto, il gas mostarda, meglio noto come “iprite”: nato appositamente per la guerra chimica, fece la sua comparsa a Ypres, in Belgio (luogo da cui prende il nome) nel luglio del 1917, ovvero durante la Prima guerra mondiale, quando fu utilizzato dall'esercito tedesco.

L’iprite è tristemente famoso anche per essere stato adoperato dai soldati italiani durante la guerra d’Etiopia (1935-1936), nonostante già dal 1925 fosse al bando secondo il diritto internazionale. Il Protocollo di Ginevra, infatti - ovvero il protocollo per il regolamento pacifico delle controversie internazionali stilato dalla fallimentare Società delle Nazioni - vietava “l'uso di gas asfissianti e mezzi di guerra biologica”, pur consentendone l'impiego in caso di risposta obbligata a un’eventuale aggressione.

Un altro tipo di gas è il succitato Sarin: inventato da uno scienziato tedesco nel 1939 come pesticida (o forse in preparazione della Seconda guerra mondiale) è un agente nervino altamente tossico, dal tipico colore giallo-bruno. Impiegato dall’ex dittatore iracheno Saddam Hussein contro i curdi (1985-88) e forse anche contro l’Iran (nella guerra tra il 1980-88), l’ultima volta è comparso in occasione dell’attentato in Giappone del 1995, quando la metropolitana di Tokyo fu attaccata dalla setta di fanatici religiosi Aum Shinrikyo.

La CIA teme che la Siria possegga anche il più potente e tossico dei gas nervini, denominato VX e classificato come “arma di distruzione di massa” dall’ONU: inodore, incolore e persistente nel terreno (è capace di resiste fino a sei giorni dopo essere stato rilasciato).

Come orientarsi tra informazione e disinformazione?

Per non entrare in scabrosi dettagli su sintomi ed effetti manifestati dalle vittime dei gas chimici, possiamo solo affermare che i video diffusi da più fonti a dimostrazione dell’uso di questi agenti, non possono ritenersi minimamente attendibili. La controinformazione è un’arma potente in guerra e l’una e l’altra parte si accusano reciprocamente di crimini e misfatti che travalicano l’uso di armi chimiche sin dalle prime ore del conflitto.

Il punto è piuttosto un altro: l’Occidente vuole intervenire in Siria per spodestare Assad e “stappare” la situazione (vedi il voto di poche ore fa all’Assemblea Generale dell’ONU per una transizione politica nel Paese). Per tale ragione, cerca la “pistola fumante” che giustifichi l’intervento. Ma difficilmente la avrà. Meglio tentare con altri mezzi, che potrebbero non tardare ad arrivare.

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