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Esteri

Vertice di Ventotene: a cosa servirà, tra retorica e assenza di strategia

L'incontro Italia-Francia-Germania sulla portaerei Garibaldi dimostrerà ancora una volta l'assenza dell'Europa nella politica estera globale

Idea brillante quella di tenere il vertice Italia-Francia-Germania sulla portaerei “Garibaldi” vicino all’isola di Ventotene, culla dell’idea di Europa. La retorica europea si nutre di simboli e nostalgia. E lunedì, stiamone certi, non ci sarà risparmiato alcuno dei vocaboli altisonanti che da decenni esprimono lo “spirito europeo” nella prospettiva (purtroppo sempre più remota) di una Europa unita o una Federazione europea.

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La portaerei Garibaldi – Credits: ANSA / UFFICIO STAMPA MARINA MILITARE ITALIANA

La ”Garibaldi” è solo un simbolo, una bandiera, che non corrisponde a una realtà ma a un sogno. Il sogno è quello di una difesa comune europea, che per essere tale deve corrispondere a una politica estera europea e, quindi, a una strategia realmente condivisa europea, o quanto meno a interessi e obiettivi comuni sui quali disegnare strategie efficaci.

Ma nulla di tutto questo esiste. Il mondo che immediatamente ci circonda (Mediterraneo e Medio Oriente) vede altri protagonisti attivi, militarmente e politicamente. John Limbert, che oggi lavora al Dipartimento di Stato a Washington e era tra i diplomatici presi in ostaggio nel 1979 dalle nuove autorità iraniane, ha ricordato al New York Times che l’uso di una base iraniana per i raid aerei di un paese terzo non era stato concesso da Teheran neppure ai tempi dello Scià.

E invece, i bombardieri a lungo raggio russi Tupolev-22MS e i caccia-bombardieri Sukhoi-34 decollano ormai dalle piste di Hamadan, Iran, per facilitare la conclusione della battaglia di Aleppo e stroncare i gruppi sunniti in buona parte affiliati a Isis e Al-Qaeda.

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Un vantaggio tecnico-militare notevole consistente per la Russia, in funzione sia della rapidità delle operazioni (la base iraniana si trova a un terzo della distanza dal teatro della guerra rispetto a quelle della Russia meridionale), sia della loro efficacia (è possibile armare in modo più pesante gli aerei). Ma c’è poi un vantaggio politico altrettanto importante nell’accordo tra Russia e Iran, che si lega con la nuova luna di miele tra Russia e Turchia: Putin e Mosca diventano i veri protagonisti della politica mediorientale, insieme a Iran e Turchia.

Gli Stati Uniti saranno costretti d’ora in poi a coordinare i loro raid con i russi, per evitare conflitti aerei, e dovranno temere che le forze ribelli non jihadiste sostenute dall’Occidente finiscano nel mirino dei caccia-bombardieri di Putin. E tuttavia, gli Stati Uniti restano protagonisti nell’area, insieme alla Gran Bretagna che dopo il voto sulla Brexit ha di fatto sposato una collocazione geo-strategica più atlantica che europea. Quanto alla Libia, vi operano apertamente i caccia americani e a loro si deve la disfatta dell’avamposto del Califfato a Sirte.

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Allora qual è il significato, il ruolo, della portaerei Garibaldi? Il soccorso ai migranti e la vigilanza sul mare. Sempre in Libia, la Francia fa un gioco spregiudicato di contrasto ai progetti italo-britannico-americani di governo di unità nazionale sostenuto dall’Onu, appoggiando le forze del generale Haftar a Bengasi in collaborazione (anche militare) con l’Egitto. In pratica, l’unico segnale di una qualche influenza politico-militare europea in Nord Africa è un segnale di divisione, se non di scontro.

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Sulla “Garibaldi” Matteo Renzi e il presidente Hollande si stringeranno la mano, pronunceranno parole di concordia europea. Sul terreno, la politica si fa con le armi e le armi non parlano italiano, francese o tedesco. Parlano russo, americano, persiano, turco. Sentiremo straparlare, nelle acque di Ventotene, di grandi progetti, di difesa comune, di rilancio dell’Europa. Vorremmo crederci, perché non c’è alternativa all’ininfluenza globale se non nella costruzione di una Unione politica europea veramente degna di questo nome. L’Italia - qualsiasi governo italiano - ha sempre avuto una visione di lungo termine sul futuro dell’Europa, forse proprio per la sua debolezza di Stato. Ma dove c’è la forza non c’è la visione, e dove c’è la visione non c’è la forza. E l’Europa continua a essere la Grande Assente.

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