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La spregiudicatezza di D'Alema

Cuperlo segretario, Renzi candidato premier, Berlusconi fuori dai giochi. L'ex leader DS detta la linea. Ma è un calcolo di puro potere

Massimo D'Alema

– Credits: LAPRESSE

Massimo D’Alema non parla mai a vanvera, anche se i suoi portavoce si affrettano a precisare che le sue parole vengono esagerate, stiracchiate e deformate. Al sodo, D’Alema dice che vedrebbe bene Cuperlo segretario del Pd e Renzi a Palazzo Chigi. Va da sé che per diventare premier, il sindaco di Firenze dovrebbe spodestare Enrico Letta.

D’Alema è un politico sopraffino e un campione della vecchia politica che ama cambiare strategicamente campo con una spavalderia camuffata solo da argomentazioni politichesi (a tratti anche politicanti). Berlusconi, per D’Alema, deve rassegnarsi agli arresti domiciliari, da casa continuerebbe a fare politica perché gli italiani amano i pregiudicati come lui e Grillo...

Ma se Berlusconi è pregiudicato, D’Alema è sicuramente spregiudicato. Il guaio è che a sinistra nessuno vuole davvero ammettere che la condanna di Berlusconi (quella condanna, in quella maniera, con quello sfondo) non è un problema solo per Berlusconi. È un problema per il Paese, perché se producesse i suoi effetti segnerebbe la vittoria di uno squilibrio fra poteri (politico e giudiziario) nel quale non ci sarebbe più una distinzione dei compiti, ma una lotta all’ultimo sangue di carattere politico vinta da uno dei contendenti grazie all’uso dello strumento giudiziario. Insomma, quel che non si riesce ad ammettere, a sinistra, è che la magistratura “possa” aver fatto politica. E, quindi, che i diritti politici individuali e collettivi “possano” essere stati violentati da una parte dell’ordine giudiziario.

D’Alema fa politica per se stesso, evidentemente. Il potere è il suo pane quotidiano. Lo conosce bene. Da una vita. Lo ha accarezzato, esercitato, e distribuito. E lui no, che non si rassegna a vederselo scivolare tra le dita. Ecco, da un lato c’è un problema che va al di là della vicenda individuale di Silvio Berlusconi (perfino indipendentemente dal fatto che a Berlusconi importi, in cuor suo, l’interesse proprio o quello degli italiani). D’altro lato c’è una battaglia di partito e di potere a sinistra. Ed è chiaro da dove venga l’insidia più seria per il governo. Da dentro il Pd.

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